48. Chi ha qualche cognizione del Diritto Canonico e
della Morale Teologica, sarà senza dubbio informato delle controversie:
una, se sotto nome di censura si comprenda l’irregolarità che nasce dal
delitto; l’altra, se chi incorre nella censura, cioè la scomunica, la
sospensione, o l’interdetto, essendo costituito negli Ordini Minori e
solennemente esercitando gli ordini ricevuti, incorra nell’irregolarità.
Nasce la prima questione dalla interpretazione della Decretale "Quaerenti,
de verb. significat", ove, interrogato il Sommo Pontefice cosa si
comprendono sotto il nome di censura, risponde che si comprendono l’interdetto,
la sospensione e la scomunica; il che nonostante, il Gonzalez (Commentar. ad
dictum textum) sostiene che sotto nome di censura si comprende anche
l’irregolarità "ex delicto"; sono però di
opinione contraria il Suarez, il Molina, il Trullengo, il Filliuc, il Reginaldo,
e molti altri. Nasce poi la seconda controversia delle Decretali registrate
sotto il titolo De Clerico excommunicato, deposito, vel interdicto
ministrante, nelle quali, benché si legga che chi celebra legato da
scomunica minore, gravemente pecca, ma non incorre in irregolarità.
Però v’incorre chi è legato da scomunica maggiore, ed essendo
Sacerdote celebra, o costituito nell’Ordine del Suddiaconato, o Diaconato, fa
le funzioni di Suddiacono o Diacono, purché sappia d’essere incorso
nella censura, o non l’ignori con ignoranza crassa, supina o erronea; non vi
è però nessuna norma che parli del chierico scomunicato di
scomunica maggiore, non costituito negli Ordini Sacri, ma negli Ordini Minori,
che lo dichiari irregolare, se solennemente esercita gli Ordini ricevuti. Il
Navarro, l’Avila, e molti altri sono del parere che nel detto caso non
s’incorra in irregolarità. Al contrario il Pirhing (ad lib. 5 Decretal.,
Tit. 27, § 6), l’Anacleto (ad eundem titulum Decretal. n. 21 et 22), ed il
Fagnano (in cap. Si quis Presbiter, a n. 2 usque ad finem De Clerico
excommunicato ministrante), vogliono che incorra nell’irregolarità;
quest’ultimo aggiunge che questa è l’opinione della Penitenziaria e
della Congregazione del Concilio.
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