50. Il Gonzalez, nei Commenti alla citata Decretale
"Quaerenti de verbor. significat.", benché sia seguace
dell’opinione di coloro che vogliono comprendere l’irregolarità ex
delicto sotto nome di censura, protesta però che, se nel Giubileo si
dà la Facoltà d’assolvere da tutte le censure, non s’intenda data
quella d’assolvere dall’irregolarità ex delicto, essendo questa
una cosa degna di speciale menzione, e più difficile da esser
prosciolta.
Per uscire da tutte queste dispute, si sono fatte due classi: una delle
censure, e l’altra delle irregolarità. Nella prima si è adoperata
la parola assoluzione; nelle seconde si è adoperata la parola dispensa,
essendo questo il linguaggio proprio ricavato dal Sacro Concilio di Trento
(sess. 24, cap. 6 De Reformatione). Il che
dà abbastanza a vedere che, indipendentemente dalle dispute, se sotto
nome di censura si comprende l’irregolarità ex delicto, avendo
Noi separato le censure dalle irregolarità, e rispetto
all’irregolarità non avendo dato ai Penitenzieri minori che la
Facoltà di dispensare dall’irregolarità "ob violationem
censurarum", con la parola "dumtaxat", ciò
esclude ogni altra irregolarità o per delitto o per difetto. E
benché ivi non siano nominati che i Sacerdoti ed i costituiti negli
Ordini Sacri, ciascuno però può abbastanza capire che, se
concesso il più, s’intende concesso il meno; non resta pertanto vietato
ai Penitenzieri, a cui si dà l’autorità di dispensare sopra
l’irregolarità contratta "ob violationem censurarum"
coi Sacerdoti o costituiti negli Ordini Sacri, purché sia occulta, il
servirsi della stessa autorità coi Chierici costituiti negli Ordini
minori.
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