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Benedictus PP. XIV
Inter præteritos

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  • Parte V
      • 60
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60. Cessano dunque con queste nostre determinazioni le antiche questioni, se l’assoluzione data dal Sacerdote complice, al penitente compagno nel peccato contro il sesto precetto del Decalogo, sia valida o invalida, sia lecita o illecita. E poiché nel periodo in cui facemmo la citata nostra Costituzione Sacramentum Poenitentiae, considerammo che, concedendosi nei Giubilei un’ampia Facoltà ai Confessori di confessare ed assolvere da qualsivoglia enorme peccato, sarebbe potuta rinascere la questione, se si fosse restituita pel tempo del Giubileo al Confessore complice la facoltà d’assolvere il penitente compagno, dichiarammo nella detta Costituzione che, essendo privato da Noi della Giurisdizione d’assolvere il complice, non poteva, per tale effetto, essere considerato come Confessore legittimo ed approvato: dovesse perciò in qualunque Giubileo restare nella condizione di prima, e così inabilitato e privo dell’autorità di assolvere il complice nel peccato turpe e disonesto. Ed a ciò allude il primo degli avvertimenti di cui trattiamo.




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