62. Quanto alla regola generale, ciò che
è stabilito in essa è assai chiaro. Infatti, se tutte le
Facoltà che si danno sono ordinate a conseguire il Giubileo, e sono come
preparazione ad esso, chiara è la conseguenza: di esse può far
uso soltanto chi è preparato a ricevere il Giubileo, ed è
seriamente impegnato a fare le opere ingiunte per conseguirlo: "Gratia
non conceditur, nisi in ordine ad hunc finem, et per modum praeparationis ad
effectum Jubilaei; ergo, qui non habet animum implendi, et obtinendi Jubilaeum
non potest gaudere Facultate". Sono parole del Suarez (De
Religione, tomo 2, lib. 6, cap. 16, n. 6), che tratta della commutazione
dei voti.
Poco dopo, esaminando se ritorni in vigore il vincolo del voto commutato
nel tempo del Giubileo, allorché il Penitente, benché, quando si
confessò, fosse disposto a prendere il Giubileo, tralascia poi
d’adempiere le opere ingiunte per conseguirlo (del che si tratterà in
seguito) insegnava (ivi, n. 11), che se nella commutazione non vi è un
patto chiaro, che si adempiano le opere ingiunte per conseguire il Giubileo, vi
è però un patto implicito: "Dico, licet non probetur
pactum explicitum, sufficienter probari implicitum quasi intrisece, et ex
natura rei, inclusum in tali actione, seu ministerio, ut recte et fideliter
fiat; nec videtur dubium, quin haec si praesumpta intentio Pontificis talem
Facultatem concedentis".
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