65. Sopra la prima questione, come pure sopra la
qualità della soddisfazione, ossia la penitenza da imporsi dal
Confessore, abbiamo detto a sufficienza nella Nostra Lettera Circolare scritta
ai Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi sulla preparazione all’Anno Santo, data in
Castel Gandolfo il 26 giugno dell’anno corrente, ed a quella ci rimettiamo.
Restava unicamente da dire qualche cosa sopra il non tralasciarsi dal
Confessore di imporre la Penitenza, giacché si diceva che il penitente
che aveva preso l’Indulgenza non era obbligato ad adempirla. Ed essendoci
ciò sembrato un rilasciamento, nella Istruzione della quale stiamo
trattando, al n. XXVI abbiamo spiegato che il Confessore deve imporre al
Penitente la salutare penitenza, ancorché questi sia preparato a
prendere il Giubileo. Da ciò nasce poi l’obbligo del Penitente di
doverla adempiere: "Omnia sua peccata confiteatur fideliter, et
iniunctam sibi poenitentiam studeat pro viribus adimplere"; sono
parole del Concilio Lateranense, quando si occupa della Sacramentale
confessione nella celebre Decretale "Omnis utriusque sexus, de poenitentiis
et remissionibus". Da sottolineare, inoltre, la necessaria
correlazione che intercede fra l’autorità d’imporre la penitenza, e
l’obbligo di adempirla, essendoci sembrato incomprensibile che possa essere o
chiamarsi "vere penitens", come deve essere chi vuole
conseguire la plenaria Indulgenza, se col pretesto di essa vuol esentarsi
dall’adempiere quella penitenza che nella Sacramentale Confessione gli è
stata imposta dal Confessore.
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