Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Benedictus PP. XIV
Inter præteritos

IntraText CT - Lettura del testo

  • Parte VIII
      • 73
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

73. Sarebbe senza dubbio desiderabile, meglio fatto e più sicuro, se prima d’incominciare la visita delle Chiese, si premettesse una fruttuosa Confessione, per far le visite nello stato di grazia, ed anche fare una nuova Confessione, se qualcuno, incominciate le visite, cadesse in qualche peccato mortale. Negli "Atti della Chiesa di Milano, part. 7" (edizione di Milano del 1599, p. 1031) del gran S. Carlo Borromeo, così si legge: "Deve poi ciascuno sopra ogni cosa rispettare diligentemente le condizioni espresse da Sua Santità nella Lettera della concessione del Giubileo, perché non lo conseguirebbe chi non le osservasse. La prima è d’essere veramente contrito e confessato; il che ognuno deve fare prima che cominci a visitare le Chiese, per maggior sicurezza di conseguire il Santo Giubileo. Per la medesima ragione, se qualcuno, dopo essersi confessato e aver incominciato a visitare le Chiese, cadesse (il che Dio non permetta) in qualche peccato mortale, deve confessarsi del peccato mortale, e proseguire poi il resto dei giorni, che gli mancheranno, fino al numero dei giorni, che avrà da visitare le quattro Chiese".

74. Questo sistema viene approvato, e dato per più sicuro, da S. Antonino (Summa, part. 1, tit. 10, cap. 3, § 5 in fin.); dal Cardinale Bellarmino (De Indulgentiis, lib. 1, c. 13, Controv. Tom. 2); dal Becano (Summa tit. de Sacram., c. 28, de Indulg., quaest. 6); dal Benzonio (De Anno Jubilaei, lib. 5, dub. 4, § septimo), e dal Pontas (In verb. Indulgentiae, cas. 13). E che questo sia stato, e sia il nostro vivo desiderio si può abbastanza comprendere da quanto abbiamo scritto nella detta Enciclica; da quanto abbiamo fatto, avendo nella passata estate fatto fare in questa città pubbliche Missioni; da quanto facciamo fare nel corrente Avvento, continuando fino alla festa dell’Apostolo S. Tommaso, in varie Chiese di Roma; cose tutte che hanno per unico fine ed oggetto Confessioni fruttuose da farsi dai peccatori, prima che si apra la porta Santa, e per conseguenza prima che s’incominci la visita delle Chiese; senza tralasciare di dire, potersi dedurre questo nostro desiderio anche dalla Costituzione Peregrinantes, in cui si premettono la Confessione e la Comunione alla visita delle Chiese.

75. Ma non è tutta qui la difficoltà. Essa consiste principalmente se qualcuno comincia e continua la visita delle Basiliche in peccato mortale; così viene compiuta un’opera buona in sé, ma da un peccatore. Poi, secondo il rito, il peccatore fa una fruttuosa Confessione e prende la Sacra Comunione in stato di grazia. Ne deriva che egli ha visitato le Chiese in stato di peccato ed ha concluso l’ultima opera in stato di grazia per conseguire il Giubileo. Ci si chiede se le visite compiute in precedenza possono valutarsi sufficienti al fine dell’adempimento delle opere dovute.

Su questo punto disserta lungamente il Navarro, "De Jubilaeo, notab. 19"; ma l’opinione più comune è che le visite fatte in stato di peccato sono sufficienti per conseguire l’Indulgenza, purché l’ultima opera, in cui si acquista l’Indulgenza, sia fatta in stato di grazia; non rimettendosi la pena temporale, se non cancellato il peccato; la remissione dell’eterna pena si ottiene col mezzo della Penitenza. Così discorrono i Teologi più accreditati nelle loro opere teologiche, cioè il Suarez, il Valenza, il Card. de Lugo, il Silvio, l’Estio, il Juvenin e molti altri. Concordano anche quelli che si chiamano Teologi morali, fra i quali il Filliuc, il Santarelli, il La Croix, il Bonacina e gli altri che hanno trattato espressamente del Giubileo, fra i quali il Viva, l’Amort, e anche quelli che hanno composto e stampato in Roma Trattati d’Indulgenze, fra i quali i PP. Passerino, Vanranst e Teodoro. Questa, che può dirsi comune opinione, ha il suo valido fondamento; essendo le visite delle Chiese, benché fatte da chi non è in grazia, opere moralmente buone, benché non meritorie dell’eterna vita, e benché siano opere d’un nemico, sono però opere d’un nemico che s’incammina alla riconciliazione con Dio. Nella sacra antichità ciò sembra adombrato nelle pubbliche penitenze, che si facevano da coloro che erano caduti in eccessi gravi e pubblici, e che prima d’ottenere l’assoluzione, cioè in stato di peccato, s’andavano esercitando nell’adempimento di opere e penitenze loro prescritte. Fissato poi il principio che lo stato di grazia sia assolutamente necessario nell’ultima opera, che si compie per conseguire l’Indulgenza, e che lo stato predetto non sia assolutamente necessario quando si adempiono le altre opere ingiunte, i citati autori chiamano in loro aiuto la pubblica consuetudine dei fedeli, nota e non riprovata da chi concede l’Indulgenza; essendo impossibile che egli creda che le visite, che si fanno o trenta o quindici volte in giorni interpolati per conseguire il Giubileo, non si facciano che da quelli costituiti in grazia. Né punto si rimuovono da questo loro convincimento per essere nella Bolla del Giubileo universale premessa la Confessione e la Comunione alla visita delle Basiliche; rispondono che l’ordine delle parole non è regola adeguata per l’ordine dei fatti; ed aggiungono che nelle Indulgenze bastano l’autorità nel concedente, la grazia in chi la riceve, la pietà nella causa; sono pie le visite delle Basiliche, ancorché non siano fatte da chi è in grazia, purché siano adempiute con le dovute circostanze, nelle disposizioni idonee a conseguire la grazia abituale.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License