28. Chi poi è partigiano della seconda opinione,
riflette che i Romani Pontefici sono stati soliti concedere alcune
Facoltà per facilitare l’acquisto delle Indulgenze e per rimuovere
gl’impedimenti. Esse sono le sole che s’intendono sospese nell’Anno Santo, militando
per la sospensione di queste il desiderio che nell’Anno Santo si portino i
fedeli a Roma per acquistare le Indulgenze; ma non che restino sospese le
Facoltà assolutamente concesse non in ordine alle Indulgenze, né
per causa d’esse. Così, dopo molti altri, sostiene il Quarti (Trattato
del Giubileo, c. 3, n. 2, p. 219).
Il Navarro, commentando la Bolla sospensiva delle Indulgenze fatta
da Gregorio XIII nell’anno del Giubileo, ancorché avesse facile
l’accesso al Papa, da cui era ben veduto ed apprezzato, riferisce (De
Jubilaeo et Indulgentiis, notabili 33, sub n. 2), che per non incomodarlo
così spesso, trattò col Prelato Datario di quel tempo, uomo molto
preparato e che era ben informato della mente Pontificia, e l’interrogò
se sotto la sospensione generale restavano comprese le Facoltà e gli
indulti concessi per altri motivi, e non per cagione ed in occasione delle
Indulgenze; ne rirportò la seguente risposta: "Intentionis
Sanctissimi Domini Nostri fuisse suspendere solas et omnes Indulgentias
plenarias, et sola et omnia earum quaerundarum causa concessa, et indulta; ita
quod nulla Indulgentia, quae non esset plenaria, nec ulla Facultas, quae non
esset causa Indulgentiae plenariae quaerendae concessa, censeatur suspensa".
Altra simile dichiarazione di Clemente VIII viene riferita dal Cardinale de
Lugo (De Poenit., disp. 20, sect. 8, n. 145).
|