Pio
VII, rientrato a Roma il 3 luglio 1800 a seguito della partenza delle truppe
napoletane,
riprende il governo dello Stato Pontificio. Tante cose sono cambiate in Europa,
da quando Francesco Quesnay pubblicò nel 1758 il Tableau
économique
a quando Adamo Smith ha dato alla luce nel 1776 la Ricerca sulla natura e
sulle cause della ricchezza delle nazioni;
da quando nel 1789 il popolo armato assalta la fortezza della Bastiglia
a quando il vecchio Pontefice Pio VI viene condotto prigioniero in Francia per
morirvi a Valence il 29 agosto 1799.
L’ordinamento
economico-politico-sociale del feudalesimo è in frantumi.
I fisiocratici del Quesnay e dello Smith – che hanno condannato gli eccessi
del sistema di privilegi e di ostacoli d’ogni genere frapposti alla produzione
e agli scambi,
dalle sopravvivenze del corporativismo alle prevaricazioni cittadine,
dai controlli doganali ripetitivi alle barriere che bloccano importazioni ed
esportazioni, ecc. – hanno vinto.
Con lungimirante
sensibilità, il Papa Chiaramonti, che quale Vescovo di Imola
aveva pubblicato nel Natale 1796 la famosa omelia che individuava i punti
d’incontro fra Vangelo e democrazia,
l’11 marzo 1801 licenzia il motu proprio con il quale imposta in termini
assolutamente moderni e responsabili
i problemi del libero commercio.
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