2. È generalmente riconosciuto che l’interesse
privato d’ognuno, quando coincide con l’interesse pubblico, è il
più sicuro garante della felicità dello Stato, e che la
libertà del commercio, nell’atto in cui favorisce il diritto di
proprietà, accresce anche la somma della riproduzione; questa,
accrescendo di sua natura il numero dei venditori, ne raddoppia la concorrenza,
che è la sola salvaguardia contro il monopolio, e la più efficace
moderatrice del prezzo delle merci, laddove i vincoli nelle contrattazioni non
solo conducono all’abbandono della coltivazione delle terre, i cui frutti non
sono alla libera disposizione dell’agricoltura, ma scompongono ed alzano il
prezzo delle derrate contro il naturale andamento del valore commerciale.
Conseguentemente, affrettandosi il proprietario ad esitare un prodotto soggetto
a tutte le vessazioni che può imporci la pubblica indigenza, il prodotto
stesso viene a radunarsi nelle mani di pochi compratori i quali, interessati ad
escludere l’abbondanza apparente delle derrate, che più dell’abbondanza
assoluta ne modera il prezzo, producono nello Stato un artificioso rincaro.
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