4. Tale sistema di libertà di commercio interno
abbiamo anche rilevato mirabilmente convenire alle circostanze delle Nostra
capitale, dove il possesso dei vasti latifondi che la circondano si trova
concentrato nelle mani di un ristretto numero di proprietari. Essendo la
libertà di commercio un mezzo adattissimo a richiamare dalle province e dai
domini esteri la concorrenza dei generi, non può non essere nel medesimo
tempo il più efficace a livellarne i prezzi al giusto equilibrio, ed a
reprimere efficacemente gli attentati dell’avarizia e del monopolio, che dalla
vastità delle suddette proprietà potrebbero d’altronde temersi.
Inoltre, un accurato esame dei fatti Ci ha reso abbastanza istruiti che il
sostentamento della Nostra capitale proviene nella maggior parte dalle campagne
romane, da dove non sono i ricchi suoi proprietari che la forniscono
privativamente dei necessari alimenti, ma in gran parte anche i piccoli
possidenti delle province, la concorrenza dei quali esclude assolutamente il
temuto monopolio dei primi. Difatti l’Agro Romano non produce la più
piccola quantità di olio, e Roma si sostenta sempre di quello che ne
importano tanto le province, che i negozianti esteri, o per terra, o per mare.
Lo stesso accade degli animali neri, che si trasmettono in Roma intieramente
dalle province; lo stesso per la maggior parte dell’anno degli animali vaccini
tradotti dal territorio perugino, non somministrandone le tenute romane che una
molto discreta quantità. Quasi la stessa cosa infine si verifica nel
primario genere del grano, che nelle stagioni anche più ubertose le
campagne di Roma producono appena in quantità sufficiente al consumo
della capitale per lo spazio di sei mesi.
|