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Pius PP. VII
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22. Né volendo nella Nostra legislazione economica trascurare cosa alcuna che possa favorire l’ordinata libertà di commercio, istruiti d’altronde dalla stessa esperienza che le Università e le Corporazioni tutte dipendenti e correlative alle materie di grascia, mediante il necessario ed indispensabile godimento di tante privative, esenzioni, privilegi, facoltà, prerogative, limitazioni di dispacci, e fissazione di distanze fra essi, non solo non hanno mai contribuito alla pubblica felicità, ma inceppando anzi l’andamento del commercio hanno piuttosto cagionato scoraggiamento negli speculatori, e ritardo alla perfezione delle manifatture non emulate da una libera industria, di suprema Nostra autorità comandiamo e dichiariamo che tutte le Arti dipendenti dal Dipartimento della grascia non abbiano in avvenire alcun diritto di rappresentanza sotto nome e forma di corpo, professione ed università, che vogliamo fin da ora intieramente soppresse, ed abolite, come con la Nostra suprema autorità sopprimiamo ed aboliamo, permettendo soltanto che gli esercenti le arti e professioni suddette possano unirsi nelle loro Chiese in occasione dei suffragi o di quegli altri pii e religiosi oggetti i quali sono comuni alle altre Confraternite della città, come ancora per l’amministrazione e direzione degli ospedali annessi alle Chiese stesse, ma senza che per questi pii e religiosi oggetti essi possano sottoporre ad alcuna tassa forzosa o pagamento di qualunque benché minima somma i particolari individui, dai quali per conseguenza le indicate Chiese e gli ospedali non potranno ricevere che le sole volontarie oblazioni. Per tale soppressione ed abolizione si renderanno certamente a tutti i Nostri amatissimi sudditi anche dei particolari immediati e non indifferenti vantaggi. Infatti, sciolte e distrutte le corporazioni suddette, non potrà conseguentemente aver più luogo, sotto qualunque causa o pretesto, alcuna esazione di tassa forzosa o di emolumento consimile sulle vendite, sulle botteghe e sugli spacci, e non saranno più necessarie le patenti solitamente dispensate in passato per l’esercizio legittimo dell’Arte, volendo Noi che sia permesso a ciascuno, senza la patente suddetta e senza pagamento di alcuna tassa, il libero esercizio della professione che a lui più parerà e piacerà in materia di grascia, onde tutti a vicenda si possano emulare sia sulla perfezione delle manifatture, sia sul decremento dei prezzi.




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