Queste, Venerabili Fratelli, e più altre ancora, e
forse più gravi cose, che al presente troppo lungo sarebbe L'annoverare,
e che a voi sono ben cognite, in doglia Ci tengono tanto più acerba e
durevole, in quanto posti sulla Cattedra del Principe degli Apostoli, Ci
conosciamo in dovere di sentirCi divorare più che ogni altro dallo zelo
della Casa di Dio. Ma scorgendoCi collocati in una Sede, ove non basta piangere
soltanto queste innumerevoli sciagure, se ogni sforzo non adoperiamo per
procurarne L'estirpamento, ricorriamo a tal fine al sussidio della vostra fede
ed eccitiamo la vostra sollecitudine per la salvezza del cattolico gregge,
Venerabili Fratelli, la cui specchiata virtù, religione, prudenza ed
assiduità Ci aggiunge coraggio, ed in mezzo alla afflizione che Ci
cagionano circostanze cosi disastrose, dolcemente Ci conforta e racconsola.
Nostro obbligo è infatti alzar la voce e tentar ogni prova,
perché né il cinghiale della selva devasti la vigna, né i
lupi rapaci piombino a fare strage del gregge. A Noi spetta guidare le
pecorelle a quei pascoli soltanto, che sian per esse salubri, e scevri d'ogni anche
leggero sospetto d'essere perniciosi. Tolga Iddio, o Carissimi, tolga Iddio,
che mentre pressano tanti mali e tanti pericoli sovrastano, manchino al proprio
officio i Pastori, o colpiti da sbigottimento abbandonino le pecorelle, o,
deposta la cura del gregge, si abbandonino all'ozio ed alla trascuratezza.
Trattiamo anzi perciò nella unità dello Spirito la comune causa
nostra, o a meglio dire la causa di Dio, e contro i comuni nemici vi sia per la
salute dì tutto il popolo la medesima vigilanza in tutti e l'impegno
medesimo,
Ciò voi felicemente adempirete, se, come esige la ragione del vostro
incarico, attenderete indefessamente a voi stessi e alla dottrina, richiamando
spesso al pensiero che la Chiesa Universale riceve urto da qualunque
novità e che, secondo l'avviso del Pontefice Sant'Agatone, delle cose
che furono regolarmente definite, nessuna devesi diminuire, nessuna mutare,
nessuna aggiungere, ma tali esse si debbono, nelle parole e nei sensi,
custodire illibate. Immobile cosi rimarrà la fortezza di quella unità,
che come in suo fondamento si regge e contiene in questa Cattedra di Pietro,
affinché onde appunto diramansi su tutte le Chiese i diritti della
veneranda Comunione, ivi tutti rivengano e mura di difesa, e sicurezza, e porto
libero dai flutti, e tesoro di beni innumerevoli. A rintuzzare pertanto la
temerità di quelli, i quali adoperano tutti i mezzi o per abbattere i
diritti di questa Santa Sede o per isciogliere quel nesso e congiungimento
delle Chiese colla medesima, sul quale solo hanno esse fermezza, solidità
e vigore, a tutti inculcate il massimo impegno di fedeltà e di
venerazione sincera verso di lei, facendo altamente intendere con San Cipriano,
che falsamente confida di essere nella Chiesa chi abbandona la Cattedra di
Pietro, sopra la quale è fondata la Chiesa.
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