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Gregorius PP. XVI
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Queste, Venerabili Fratelli, e più altre ancora, e forse più gravi cose, che al presente troppo lungo sarebbe L'annoverare, e che a voi sono ben cognite, in doglia Ci tengono tanto più acerba e durevole, in quanto posti sulla Cattedra del Principe degli Apostoli, Ci conosciamo in dovere di sentirCi divorare più che ogni altro dallo zelo della Casa di Dio. Ma scorgendoCi collocati in una Sede, ove non basta piangere soltanto queste innumerevoli sciagure, se ogni sforzo non adoperiamo per procurarne L'estirpamento, ricorriamo a tal fine al sussidio della vostra fede ed eccitiamo la vostra sollecitudine per la salvezza del cattolico gregge, Venerabili Fratelli, la cui specchiata virtù, religione, prudenza ed assiduità Ci aggiunge coraggio, ed in mezzo alla afflizione che Ci cagionano circostanze cosi disastrose, dolcemente Ci conforta e racconsola. Nostro obbligo è infatti alzar la voce e tentar ogni prova, perché né il cinghiale della selva devasti la vigna, né i lupi rapaci piombino a fare strage del gregge. A Noi spetta guidare le pecorelle a quei pascoli soltanto, che sian per esse salubri, e scevri d'ogni anche leggero sospetto d'essere perniciosi. Tolga Iddio, o Carissimi, tolga Iddio, che mentre pressano tanti mali e tanti pericoli sovrastano, manchino al proprio officio i Pastori, o colpiti da sbigottimento abbandonino le pecorelle, o, deposta la cura del gregge, si abbandonino all'ozio ed alla trascuratezza. Trattiamo anzi perciò nella unità dello Spirito la comune causa nostra, o a meglio dire la causa di Dio, e contro i comuni nemici vi sia per la salute tutto il popolo la medesima vigilanza in tutti e l'impegno medesimo,

Ciò voi felicemente adempirete, se, come esige la ragione del vostro incarico, attenderete indefessamente a voi stessi e alla dottrina, richiamando spesso al pensiero che la Chiesa Universale riceve urto da qualunque novità e che, secondo l'avviso del Pontefice Sant'Agatone, delle cose che furono regolarmente definite, nessuna devesi diminuire, nessuna mutare, nessuna aggiungere, ma tali esse si debbono, nelle parole e nei sensi, custodire illibate. Immobile cosi rimarrà la fortezza di quella unità, che come in suo fondamento si regge e contiene in questa Cattedra di Pietro, affinché onde appunto diramansi su tutte le Chiese i diritti della veneranda Comunione, ivi tutti rivengano e mura di difesa, e sicurezza, e porto libero dai flutti, e tesoro di beni innumerevoli. A rintuzzare pertanto la temerità di quelli, i quali adoperano tutti i mezzi o per abbattere i diritti di questa Santa Sede o per isciogliere quel nesso e congiungimento delle Chiese colla medesima, sul quale solo hanno esse fermezza, solidità e vigore, a tutti inculcate il massimo impegno di fedeltà e di venerazione sincera verso di lei, facendo altamente intendere con San Cipriano, che falsamente confida di essere nella Chiesa chi abbandona la Cattedra di Pietro, sopra la quale è fondata la Chiesa.




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