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Gregorius PP. XVI
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Esige in seguito la Nostra premura l'onorando matrimonio dei Cristiani, che Sacramento grande in Cristo e nella Chiesa da San Paolo si chiama, affinché niente di meno retto si opini o si tenti di introdurre, che sia contrario alla sua santità o leda la indissolubilità del suo vincolo. Vi aveva questo già raccomandato istantemente nelle sue lettere il Nostro Predecessore Pio VII di felice memoria; ma ritornano a moltiplicarsi tuttavia contro di esso gli attentati della empietà. Fa perciò di mestieri istruire accuratamente i popoli, che il matrimonio, una volta legittimamente incontrato, non può più sciogliersi, e che ha Dio ingiunto ai coniugati una perpetua unione di vita ed un tal legame, che solo colla morte può rompersi. Rammentando come il matrimonio fra le cose sacre si novera, e che per questo è soggetto alla Chiesa, abbiano di continuo presenti le leggi da questa stabilite su di esso, e quelle adempiano santamente ed esattamente, siccome prescrizione dalla cui osservanza fedele dipende la forza, la validità e la giustizia del medesimo. Astengasi ognuno dal commettere per qualsivoglia motivo atti che siano contrari alle canoniche disposizioni e ai decreti dei Concili ehe lo riguardino, ben riconoscendosi che esito infelicissimo sogliono avere quei matrimoni che o contro la disciplina della Chiesa, o non implorata prima la benedizione del Cielo, o per solo bollore di cieca passione vengono celebrati, senza che della santità del Sacramento, e dei misteri che vi assecondano, alcun pensiero si prendano gli sposi.

Veniamo ora ad un'altra sorgente trabocchevole dei mali da cui compiangiamo affiitta presentemente la Chiesa. L'indifferentismo, vogliamo dire, ossia quella perversa opinione che per frodolenta opera degli increduli si dilatò in ogni parte, che cioè possa in qualunque professione di fede conseguirsi l'eterna salvezza dell'anima, se i costumi si conformino alla norma del retto e dell'onesto. Ma a voi non sarà malagevole cosa allontanare dai popoli alla vostra cura commessi un errore cosi pestilenziale intorno a una cosa eosi chiara e senza contrasto evidentissimo. Poiché asserendosi dall'Apostolo, esservi un solo Dio, una sola Fede, un solo Battesimo, temano coloro i quali sognano che veleggiando sotto bandiera di qualunque religione possa egualmente approdarsi al porto della eterna felicità, e considerino che, per testimonianza dello stesso Salvatore, sono essi contro Cristo, perché non sono con Cristo, e che sventuratamente disperdono sol perche con lui non raccolgono; e che quindi senza dubbio periranno in eterno, se non tengano la fede Cattolica, e questa non conservino intera e inviolata. ascoltino San Girolamo, il quale, trovandosi divisa per scisma in tre parti la Chiesa, raccolta che, tenace come egli era nel santo proposito, quando taluno cercava di attirarlo al suo partito, alto levando la voce rispondeva costantemente: Chi sta unito alla Cattedra di Pietro, quegli è mio. A torto poi alcuni di coloro che a quella non sono congiunti oserebbero trarre ragione di tranquillante lusinga per essere anche essi rigenerati nell'acqua di salute, poiché gli risponderebbe opportunamente Sant'Agostino: Anche il sarmento reciso dalla vite ha la stessa forma: ma che gli giova la forma, se non vive alla radice? E da questa corrottissima sorgente dell'indifferentismo scaturisce quella assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che debbasi ammettere e garantire per ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo a cui appiana il sentiero quella piena e smodata libertà d'opinare che va sempre aumentandosi a danno della Chiesa e dello Stato, non mancando chi osa vantare con impudenza sfrontata provenire da siffatta licenza alcun comodo alla Religione. Ma qual può darsi morte peggiore dell'anima che la libertà dell'errore? esclama Sant'Agostino. Tolto infatti ogni freno che contenga nelle vie della verità gli uomini già volgentisi al precipizio per la natura inclinata al male, potremmo dire con verità essersi aperto il pozzo dell'abisso dal qual vide San Giovanni salire tal fumo, che oscurato ne rimase il sole, uscendone locuste innumerabili a disertare la terra. Indi infatti deriva sempre il cangiamento degli spiriti, indi la depravazione della gioventù, indi il disprezzo nel popolo delle cose sacre e delle leggi più sante, indi in una parola la peste della società più d'ogni altra esiziale, mentre l'esperienza di tutti i secoli fin dalla più remota antichità luminosamente dimostra, che città per opulenza, per dominazione, per gloria le più fiorenti, per questo solo disordine, cioè per un’eccessiva libertà di opinioni, per la licenza delle conventicole, per la smania di novità, andavano infelicemente in rovina.




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