Esige in seguito la Nostra premura l'onorando matrimonio
dei Cristiani, che Sacramento grande in Cristo e nella Chiesa da San Paolo si
chiama, affinché niente di meno retto si opini o si tenti di introdurre,
che sia contrario alla sua santità o leda la indissolubilità del
suo vincolo. Vi aveva questo già raccomandato istantemente nelle sue
lettere il Nostro Predecessore Pio VII di felice memoria; ma ritornano a
moltiplicarsi tuttavia contro di esso gli attentati della empietà. Fa
perciò di mestieri istruire accuratamente i popoli, che il matrimonio,
una volta legittimamente incontrato, non può più sciogliersi, e
che ha Dio ingiunto ai coniugati una perpetua unione di vita ed un tal legame,
che solo colla morte può rompersi. Rammentando come il matrimonio fra le
cose sacre si novera, e che per questo è soggetto alla Chiesa, abbiano
di continuo presenti le leggi da questa stabilite su di esso, e quelle
adempiano santamente ed esattamente, siccome prescrizione dalla cui osservanza
fedele dipende la forza, la validità e la giustizia del medesimo.
Astengasi ognuno dal commettere per qualsivoglia motivo atti che siano contrari
alle canoniche disposizioni e ai decreti dei Concili ehe lo riguardino, ben
riconoscendosi che esito infelicissimo sogliono avere quei matrimoni che o
contro la disciplina della Chiesa, o non implorata prima la benedizione del
Cielo, o per solo bollore di cieca passione vengono celebrati, senza che della
santità del Sacramento, e dei misteri che vi assecondano, alcun pensiero
si prendano gli sposi.
Veniamo ora ad un'altra sorgente trabocchevole dei mali da cui compiangiamo
affiitta presentemente la Chiesa. L'indifferentismo, vogliamo dire, ossia
quella perversa opinione che per frodolenta opera degli increduli si
dilatò in ogni parte, che cioè possa in qualunque professione di
fede conseguirsi l'eterna salvezza dell'anima, se i costumi si conformino alla
norma del retto e dell'onesto. Ma a voi non sarà malagevole cosa
allontanare dai popoli alla vostra cura commessi un errore cosi pestilenziale
intorno a una cosa eosi chiara e senza contrasto evidentissimo. Poiché
asserendosi dall'Apostolo, esservi un solo Dio, una sola Fede, un solo
Battesimo, temano coloro i quali sognano che veleggiando sotto bandiera di
qualunque religione possa egualmente approdarsi al porto della eterna
felicità, e considerino che, per testimonianza dello stesso Salvatore,
sono essi contro Cristo, perché non sono con Cristo, e che
sventuratamente disperdono sol perche con lui non raccolgono; e che quindi
senza dubbio periranno in eterno, se non tengano la fede Cattolica, e questa
non conservino intera e inviolata. ascoltino San Girolamo, il quale, trovandosi
divisa per scisma in tre parti la Chiesa, raccolta che, tenace come egli era
nel santo proposito, quando taluno cercava di attirarlo al suo partito, alto
levando la voce rispondeva costantemente: Chi sta unito alla Cattedra di
Pietro, quegli è mio. A torto poi alcuni di coloro che a quella non sono
congiunti oserebbero trarre ragione di tranquillante lusinga per essere anche
essi rigenerati nell'acqua di salute, poiché gli risponderebbe
opportunamente Sant'Agostino: Anche il sarmento reciso dalla vite ha la stessa
forma: ma che gli giova la forma, se non vive alla radice? E da questa
corrottissima sorgente dell'indifferentismo scaturisce quella assurda ed
erronea sentenza, o piuttosto delirio, che debbasi ammettere e garantire per
ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo a cui appiana il
sentiero quella piena e smodata libertà d'opinare che va sempre
aumentandosi a danno della Chiesa e dello Stato, non mancando chi osa vantare
con impudenza sfrontata provenire da siffatta licenza alcun comodo alla
Religione. Ma qual può darsi morte peggiore dell'anima che la
libertà dell'errore? esclama Sant'Agostino. Tolto infatti ogni freno che
contenga nelle vie della verità gli uomini già volgentisi al precipizio
per la natura inclinata al male, potremmo dire con verità essersi aperto
il pozzo dell'abisso dal qual vide San Giovanni salire tal fumo, che oscurato
ne rimase il sole, uscendone locuste innumerabili a disertare la terra. Indi
infatti deriva sempre il cangiamento degli spiriti, indi la depravazione della
gioventù, indi il disprezzo nel popolo delle cose sacre e delle leggi
più sante, indi in una parola la peste della società più
d'ogni altra esiziale, mentre l'esperienza di tutti i secoli fin dalla
più remota antichità luminosamente dimostra, che città per
opulenza, per dominazione, per gloria le più fiorenti, per questo solo
disordine, cioè per un’eccessiva libertà di opinioni, per la
licenza delle conventicole, per la smania di novità, andavano
infelicemente in rovina.
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