Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Gregorius PP. XVI
Mirari vos

IntraText CT - Lettura del testo

  • 9
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Avendo poi rilevato da parecchi scritti che circolano fra le mani di tutti, propagarsi certe dottrine tendenti a far crollare la fedeltà e sommissione dovuta ai Principi, e ad accendere ovunque le faci della fellonia, vi esortiamo ad essere sommamente guardinghi, affinché i popoli per tali seduzioni non si lascino miseramente rimuovere dal diritto sentiero. Riflettano tutti che, secondo l'avviso dell'Apostolo, non vi ha potestà se non da Dio, e che le cose che sono furono ordinate da Dio. Chi perciò resiste alla potestà resiste all’ordinazione di Dio e quelli che resistono si procurano da se stessi la condanna. Ecco perché: e il divino e l'umano diritto gridano contro coloro i quali con infamissime trame e con macchinamenti di fellonia e di sedizioni impiegano i loro sforzi nel mancare di fede ai Principi e nel balzarli addirittura dal trono. E fu appunto per non contaminarsi di tanto obbrobrioso delitto, che gli antichi Cristiani anche nel bollore delle persecuzioni si videro sempre ben meritare degli Imperatorî e della salvezza dell'Impero, né ciò solo confermare colla fedeltà più verace nell'adempiere esattamente e con pronta alacrità quanto veniva loro ingiunto non contrario alla Religione, ma con l’inalterabile loro costanza e col sangue eziandio sparso per essi nei più rischiosi cimenti. I soldati Cristiani, dice Sant'Agostino, servivano all'Imperatore infedele; quando toccavasi la causa di Gesù Cristo non conoscevano altri che quello il quale regna nei Cieli. Distinguevano il Signore Eterno dal signore terreno e ciò nonostante pel Signore Eterno si tenevano obbedienti anche al signore terreno. E tali motivi appunto s'era posto innanzi agli occhi dell'invitto martire San Maurizio, capo della legione Tebana allorché, come riferisce Sant'Eucherio, così rispose all'Imperatore: Siamo tuoi soldati, o Imperatore, tuttavia siamo al tempo istesso servi di Dio; e lo confessiamo liberamente... che pure neanche questa stessa dura necessita di serbare la vita ci spinge alla ribellione: ecco abbiamo le armi, eppure non facciamo resistenza, perché reputiamo sorte migliore il morire che l'uccidere. La qual fedeltà degli antichi cristiani verso i loro Principi anche più illustre risplende, se si rifletta con Tertulliano che a quel tempo non mancava ai Cristiani gran numero di armi e di armati, se avessero voluto farla da nemici dichiarati. Siamo sbocciati ieri appena - egli dice agli Imperatori pagani - e già abbiamo riempito ogni vostro luogo, le città, le isole, le castella, i municipî, le adunanze, gli accompagnamenti istessi, le tribú, le curie, il palazzo, il Senato, il Foro... A quale guerra non saremmo noi idonei e pronti, quando pure fossimo inferiori di numero, noi che ci lasciamo trucidare tanto volonterosamente, se dalla nostra disciplina non fosse permesso più il lasciarsi uccidere, che l'uccidere? Se tanta moltitudine di persone qual noi siamo, allontanandosi da voi, si fosse rifugiata in qualche remotissima plaga dell'0rbe, avrebbe certamente recata vergogna alla vostra potenza la perdita di tanti, quali ch'essi fossero, cittadini; anzi l'avrebbe pur anche punita collo stesso abbandono. Senza dubbio vi sareste sbigottiti a tal solitudine... E cercato avreste a chi comandare: vi sarebbero rimasti più nemici che cittadini, mentre ora avete minor numero di nemici in vista della moltitudine dei Cristiani.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License