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Gregorius PP. XVI
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Queste cose, Venerabili Fratelli, con animo dolentissimo ma pieno di fiducia in Colui che comanda ai venti e porta la tranquillità, abbiamo a voi esposte, affinché impugnato lo scudo della fede seguitiate animosi a combattere per il Signore. A voi sopra ogni altro appartiene stare qual muro saldo a fronte di ogni superba altura, che levar si voglia contro la scienza di Dio; da voi si brandisca la spada dello spirito, che è la parola di Dio, e siano per voi provveduti di pane quelli che sono famelici della giustizia. Chiamati ad essere coltivatori industriosi nella vigna del Signore, occupatevi di questo solo, e a questo solo volgete le comuni vostre fatiche, che cioè ogni radice di amarezze sia svelta dal campo a voi assegnato, e spento ogni seme vizioso, rigogliosa in essa biondeggi ed abbondante vi cresca la messe della virtù. Singolarmente con paterno affetto abbracciando quelli i quali si applicano ai filosofici studi e più ancora alle sacre discipline: inculcate loro premurosamente che si guardino dal fidarsi alle sole forze del proprio ingegno per non lasciare il sentiero della verità, e prendere, malaccorti, quello che dagli empi si calca. Si rammentino che Iddio è il vero Duce della sapienza e l'emendatore dei sapienti, e che mai può avvenire che senza Dio conosciamo Dio, il quale per mezzo del Verbo ammaestra gli uomini della conoscenza di Dio.

Proprio è del superbo, o piuttosto dello stolto, il volere pesare sulle umane bilance i misteri della Fede, che avanzano ogni umano concepimento, e fidare sulla ragione della nostra mente, che per la condizione istessa dell’umana natura troppo è fiacca e malsana.

Del resto secondino questi comuni voti pel bene della Chiesa e dello Stato i Figli Nostri Carissimi in Cristo, i Principi, col loro aiuto e con quella autorità, la quale debbono considerare a sé conferita non pel governo soltanto delle cose terrene, ma in modo speciale per sostenere la Chiesa. Riflettano seriamente, farsi per il loro Impero e per la loro quiete, quanto si adopera per la salvezza della Religione: si persuadano, anzi, dover essere loro assai più a cuore la causa della Fede con quella del Regno, e a grande onore si rechino, lo ripetiamo col Pontefice San Leone, che al loro diadema per man del Signore la corona si aggiunga altresì della Fede. Posti quasi per padri e tutori dei popoli, procureranno a questi quiete e tranquillità vera, costante e doviziosa, se attendono particolarmente a far fiorire tra essi la religione e la pietà verso Dio, il quale porta scritto nel femore: Re dei Re e Signor dei Signori.




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