Queste cose, Venerabili Fratelli, con animo dolentissimo
ma pieno di fiducia in Colui che comanda ai venti e porta la
tranquillità, abbiamo a voi esposte, affinché impugnato lo scudo
della fede seguitiate animosi a combattere per il Signore. A voi sopra ogni
altro appartiene stare qual muro saldo a fronte di ogni superba altura, che
levar si voglia contro la scienza di Dio; da voi si brandisca la spada dello
spirito, che è la parola di Dio, e siano per voi provveduti di pane
quelli che sono famelici della giustizia. Chiamati ad essere coltivatori
industriosi nella vigna del Signore, occupatevi di questo solo, e a questo solo
volgete le comuni vostre fatiche, che cioè ogni radice di amarezze sia
svelta dal campo a voi assegnato, e spento ogni seme vizioso, rigogliosa in
essa biondeggi ed abbondante vi cresca la messe della virtù.
Singolarmente con paterno affetto abbracciando quelli i quali si applicano ai
filosofici studi e più ancora alle sacre discipline: inculcate loro
premurosamente che si guardino dal fidarsi alle sole forze del proprio ingegno
per non lasciare il sentiero della verità, e prendere, malaccorti,
quello che dagli empi si calca. Si rammentino che Iddio è il vero Duce
della sapienza e l'emendatore dei sapienti, e che mai può avvenire che
senza Dio conosciamo Dio, il quale per mezzo del Verbo ammaestra gli uomini
della conoscenza di Dio.
Proprio è del superbo, o piuttosto dello stolto, il volere pesare
sulle umane bilance i misteri della Fede, che avanzano ogni umano concepimento,
e fidare sulla ragione della nostra mente, che per la condizione istessa
dell’umana natura troppo è fiacca e malsana.
Del resto secondino questi comuni voti pel bene della Chiesa e dello Stato
i Figli Nostri Carissimi in Cristo, i Principi, col loro aiuto e con quella
autorità, la quale debbono considerare a sé conferita non pel
governo soltanto delle cose terrene, ma in modo speciale per sostenere la
Chiesa. Riflettano seriamente, farsi per il loro Impero e per la loro quiete,
quanto si adopera per la salvezza della Religione: si persuadano, anzi, dover
essere loro assai più a cuore la causa della Fede con quella del Regno,
e a grande onore si rechino, lo ripetiamo col Pontefice San Leone, che al loro
diadema per man del Signore la corona si aggiunga altresì della Fede.
Posti quasi per padri e tutori dei popoli, procureranno a questi quiete e
tranquillità vera, costante e doviziosa, se attendono particolarmente a
far fiorire tra essi la religione e la pietà verso Dio, il quale porta
scritto nel femore: Re dei Re e Signor dei Signori.
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