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9. Essendo in questa speranza Dante di ritornare per via di perdono, sopravvenne l’elezione di Arrigo di Luzimborgo imperadore, per la cui elezione prima, e poi per la passata sua, essendo tutta Italia sollevata in speranza di grandissima novità, Dante non poté tenere il proposito suo dell’aspettare grazia, ma levatosi con l’animo altero, cominciò a dir male di quei che reggevano la terra, appellandoli scellerati e cattivi, e minacciando loro la debita vendetta per la potenza dello ’mperadore contra la quale diceva esser manifesto loro non avere alcuno scampo. Pure il tenne tanto la riverenza della patria, che venendo lo ’mperadore contra Firenze, e ponendosi a campo presso la porta, non vi volle essere, secondo lui scrive, contuttoché confortator fusse stato di sua venuta. Morto dipoi lo ’mperadore Arrigo, il quale nella seguente state morì a Buonconvento, ogni speranza al tutto fu perduta da Dante: perocché di grazia lui medesimo si avea tolto la via per lo parlare e scrivere contro i cittadini che governavano la republica, e forza non ci restava, per la quale più sperar potesse: sì che, deposta ogni speranza, povero assai trapassò il resto della sua vita, dimorando in varii luoghi per Lombardia e per Toscana e per Romagna, sotto il sussidio di varii Signori, per infino che finalmente si ridusse a Ravenna, dove finì la sua vita.