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Pius PP. VII
Tam multa

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3. La conoscenza della singolare dottrina e della specchiata virtù che abbiamo sempre ammirate in voi anche nelle circostanze più difficili della Chiesa Ci assicura che Ci invierete subito le lettere di questa Vostra libera rinuncia; essa non Ci consente di sospettare che fra i sapienti e virtuosissimi pastori delle Chiese francesi ci possa essere qualcuno che vorrà frapporre qualche indugio, fosse pure brevissimo, ma anzi con spirito pieno di zelo e di costanza ognuno si uniformerà ai Nostri paterni suggerimenti, proponendosi il nobile esempio di San Gregorio Nazianzeno allorché lasciò il vescovado di Costantinopoli. E per la verità, nella situazione in cui attualmente ci troviamo, non c’è ragione per dubitare che qualcuno di voi voglia opporsi alle Nostre proposte e alle Nostre preghiere, solo che ricordi quello che è stato il continuo orientamento della Chiesa e che fu inculcato da Sant’Agostino contro Cresconio nel libro XI: "Noi non siamo vescovi per noi stessi, ma per coloro a favore dei quali amministriamo la parola e il Sacramento del Signore; perciò, secondo che la necessità richiederà di governarli senza scandalo, dobbiamo con questa regola essere o non essere vescovi, per la ragione che noi siamo tali non per noi ma per altri".

Voi ben sapete, Venerabili Fratelli, che molti ragguardevoli prelati della Chiesa, per conformarsi al proposito della Chiesa di conservare l’unità, spontaneamente lasciarono le loro sedi; circa trecento Vescovi cattolici, poco prima della tanto celebrata Conferenza Cartaginese, dichiararono di essere pronti, ed anzi di credere di essere tenuti a dimettersi dal vescovado se si riteneva che la loro dimissione fosse utile per rimuovere lo scisma dei Donatisti. (Sant’Agostino, De gestis cum emerito, Acta Collat. Carthag., tomo I, Concil. Balutii). Tali esempi, senza dubbio, sono davanti agli occhi e fissati nel cuore di moltissimi di voi, Venerabili Fratelli, che con lettera del 3 maggio 1791 indirizzata a Pio VI, Nostro predecessore di felice memoria, dichiararono di essere disposti e pronti a rinunciare alle Chiese qualora il bene della Religione l’avesse richiesto: proposito che quel sapientissimo Pontefice ascrisse a somma lode degli stessi Vescovi (nel Foglio delle facoltà concesse il 20 settembre 1791 agli Arcivescovi di Lione, Parigi, Vienna, ecc.). Nemmeno sono mancati fra voi anche in questi ultimi tempi, quelli che con le loro lettere hanno significato pure a Noi che volentieri farebbero la stessa cosa qualora la credessero necessaria per conservare in Francia la Religione. Ora, dunque, trovandoci in tale circostanza, in cui la libera dimissione delle vostre sedi è soprattutto necessaria al bene della Religione Cattolica, non possiamo minimamente dubitare che voi non siate per prestare a Dio questo atto di ossequio, e di offrire questo nuovo sacrificio in quanto voi stessi riconoscete di essere tenuti ad offrirlo; ed è gran tempo che, a vostra grande lode, dichiaraste di essere disposti a ciò se l’utilità della Chiesa lo richiedesse.




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