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| Pius PP. VII Tam multa IntraText CT - Lettura del testo |
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4. Quindi, essendo Noi certi, per l’opinione che abbiamo sempre avuta della vostra fede e della vostra virtù, che voi, dopo che avrete letto la Nostra lettera, senza frapporre alcun ritardo accoglierete docilmente le Nostre esortazioni, al fine di accrescere i vostri meriti verso la Chiesa e di conservare l’unità della medesima in Francia; in primo luogo ci congratuliamo della immortale gloria che deriverà da codesta così nobile dimostrazione di virtù, di religione e di ossequio che ora voi dovete dare a tutta la Chiesa. Molto rilevante sarà tale gloria, che di gran lunga dovrà essere anteposta alle altre lodi che vi siete meritati andando incontro a tanti pericoli, sopportando con sì luminosa costanza tante calamità per conservare la Religione nelle Chiese a voi affidate, come scrive lo stesso Sant’Agostino nella lettera a Castorio: "È molto più glorioso aver deposto il peso dell’episcopato al fine di evitare pericoli alla Chiesa, che non averlo assunto per reggerne il governo" (Epistola 69, Edit. Maurin). In secondo luogo Ci congratuliamo con voi per i copiosissimi premi che codesto vostro sacrificio vi assicurerà presso il Dio remuneratore dei buoni. "Infatti (come scrive il già citato San Gregorio Nazianzeno) non perderanno Dio coloro che rinunciano alle Sedi ma avranno una superna cattedra più sublime e più sicura di queste" (Orat. 32, tomo I opp., Edit, Bally). Infine Ci congratuliamo, considerando i molti vantaggi che apporteranno copiosamente a tutto il Sacerdozio codesti memorabili esempi di un animo che non è affatto sollecito delle cose proprie, ma soltanto di quelle di Dio e della Chiesa: di codeste testimonianze di obbedienza, di umiltà, di fede (in una parola: di episcopale santità), con le quali coronerete il vostro episcopato. Codesta vostra virtù chiuderà sicuramente le bocche mendaci dei detrattori del Sacerdozio i quali, a forza di calunnie, insinuano che nei ministri del santuario non si trovano altro che fasto, cupidigia e superbia. Codesta nuova lode di cui risplenderete, costringerà anche i più restii ad ammirare la vostra virtù: saranno costretti a dire della Chiesa ciò che lo stesso Sant’Agostino nella citata lettera a Castorio afferma: "Nelle viscere della Chiesa si trovano coloro che cercano non i propri interessi, ma quelli di Gesù Cristo".
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