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| Pius PP. VII Tam multa IntraText CT - Lettura del testo |
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7. Rispetto alla Nostra propensione e alla benevolenza con cui vi abbiamo sempre stretti al seno, Venerabili Fratelli, e circa l’opinione e il riguardo che sempre abbiamo avuto per la virtù, la dignità e i meriti vostri, Noi crediamo che ne siate così persuasi che ogni ulteriore spiegazione sarebbe superflua, in quanto nessuna cosa è stata omessa da Noi per tenere lontana da voi l’amarezza di tanto rammarico. Ma bisogna confessare con grande dolore che nessuna delle Nostre sollecitudini, nessuna delle Nostre fatiche è stata in grado di resistere alla necessità dei tempi, alla quale siamo stati forzatamente costretti a soggiacere, affinché attraverso codesto vostro sacrificio si provvedesse alla Religione Cattolica. Poste le cose in giusta bilancia, poteva sembrare che Noi facessimo un torto alla vostra fede se Ci fossimo indotti a pensare che avreste anteposto gl’interessi vostri alla conservazione ed all’utilità della Chiesa, e che avreste dimenticato ciò che a nome dei Vescovi africani scrisse Sant’Agostino al tribuno Marcellino quando dichiarò che quei prelati erano pronti a rinunciare all’episcopato: "E perché dobbiamo avere difficoltà ad offrire al Nostro Redentore il sacrificio di questa umiliazione? Invero, Egli è sceso dal cielo in umane membra affinché noi divenissimo membra sue, e noi per evitare che le sue stesse membra siano straziate da una crudele divisione dovremmo temere di scendere dalla Cattedra? Per noi nulla è più gratificante quanto l’essere cristiani fedeli ed obbedienti. Noi tali siamo sempre, ma quanto all’essere Vescovi, noi siamo stati ordinati tali a favore dei popoli cristiani. Pertanto, noi facciamo del nostro episcopato ciò che giova alla pace cristiana dei popoli cristiani. Se siamo servi utili, per quale ragione dobbiamo privarci degli eterni premi del Signore per conservare i nostri temporali privilegi? La dignità episcopale sarà più fruttuosa per noi se, una volta deposta, radunerà maggiormente il gregge di Cristo anziché, se conservata, lo disperderà. Infatti, con quale coraggio spereremo di ottenere l’onore promesso da Cristo nel secolo futuro se in questo secolo il nostro onore impedisce l’unità cristiana?" (Epistola 28, tomo II, opp., Edit. Maurin).
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