Quando, nella memorabile giornata del 2 febbraio, le
truppe francesi – dopo aver invaso le altre più ricche province pontificie –
con un attacco improvviso invasero anche la Capitale, non Ci fu possibile
accettare che le motivazioni fossero soltanto quelle politiche e militari che
gli assalitori cercavano di accreditare fra la gente: cioè che essi volessero
evitare che i loro nemici potessero introdursi attraverso i territori di Santa
Romana Chiesa o che volessero vendicare la determinazione e la costanza con le
quali avevamo rifiutato tutto ciò che Ci era stato richiesto dal Governo
Francese. Ci accorgemmo subito che la cosa andava ben al di là di un
provvedimento militare o temporaneo, o di una semplice dimostrazione di
risentimento nei Nostri confronti. Vedemmo rivivere e riprodursi, come se
prorompessero di nuovo da dove erano stati schiacciati – e se non azzerati
almeno compressi – gli empii ed astutissimi consigli di quegli uomini che,
ingannati ed ingannatori ad un tempo, tramite filosofia e fallaci ragionamenti
(Col 2,8) avviandosi verso i principii della perdizione (2Pt 2,1) da
tempo si davano da fare per completare un disegno mirante a distruggere la
santissima Religione. Vedemmo assediare ed aggredire nella Nostra umilissima
persona questa stessa Santa Sede del beatissimo Principe degli Apostoli: Sede
che, se in qualche modo potesse essere distrutta, comporterebbe inevitabilmente
il crollo e la rovina della Chiesa Cattolica, che ivi fu dal suo Divino
Fondatore edificata su solidissima pietra.
In passato abbiamo ritenuto e sperato che il Governo Francese, edotto
dall’esperienza dei mali in cui si era trovata coinvolta la potentissima
nazione per aver allentato i freni all’empietà e allo scisma, stimolato dal
voto unanime della larghissima maggioranza dei cittadini si fosse alla fine
radicalmente convinto che sarebbe stato di giovamento alla propria sicurezza ed
alla serenità collettiva favorire la libera pratica della Religione Cattolica.
Mossi dunque da tale convinzione e da tale speranza, Noi che, per quanto
immeritamente, facciamo le veci in terra di Colui che è Dio di pace, non appena
abbiamo percepito che in Francia s’apriva uno spiraglio per riparare le offese
subite dalla Chiesa, Ci è testimone tutto il mondo con quanta alacrità abbiamo iniziato
le trattative di pace e quanto sia costato, a Noi ed alla stessa Chiesa, farle
approdare finalmente al miglior esito possibile. Ma, Dio immortale! Dove mai
andarono a finire le Nostre speranze! Quale mai frutto nacque da tanta
indulgenza e dalla Nostra generosità?
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