Dal momento stesso della promulgazione di una pace
di tal fatta Ci toccò esclamare col profeta: "Ecco in pace la mia
amarissima amarezza". Quest’amarezza non venne dissimulata alla
Chiesa, ed agli stessi Nostri Fratelli i Cardinali di Santa Romana Chiesa,
nell’allocuzione che rivolgemmo loro nel Concistoro del 24 maggio 1802,
sottolineando che in tale promulgazione erano stati aggiunti alcuni articoli a
Noi sconosciuti, che subito disapprovavamo; con alcuni articoli viene
nuovamente sottratta, nei momenti fondamentali di pratica della Religione
Cattolica, quella libertà che, all’inizio stesso delle trattative, era stata
definita a parole come base e fondamento, ed era stata sancita e solennemente
promessa; in altri viene quasi intaccata la dottrina stessa del Vangelo.
Analogo esito ebbe il concordato con il governo della Repubblica d’Italia;
vennero interpretati arbitrariamente ed irreligiosamente, con palese frode e
volontà di nuocere, proprio quegli articoli che con il massimo impegno avevamo
cercato di tener lontani da interpretazioni arbitrarie e fallaci.
Violati in tal modo ed azzerati gli accordi di entrambe le convenzioni, che
erano state stipulate in favore della Chiesa, e sottomessa l’autorità
spirituale all’arbitrio laicale, non andò assolutamente a buon fine alcuno dei
benèfici effetti che Ci eravamo augurati potessero derivare dalle convenzioni;
anzi, di giorno in giorno dovevamo dolerci degli aumentati disagi arrecati alla
Chiesa di Gesù Cristo. In quest’occasione non riteniamo sia necessario
elencarli singolarmente, perché la gente li conosce già bene: essi sono stati
deplorati dal pianto di tutti i buoni ed inoltre li abbiamo sufficientemente
esposti in due allocuzioni concistoriali che tenemmo l’una il 16 marzo, l’altra
il 14 luglio 1808, e che Ci preoccupammo fossero opportunamente rese note per
quanto lo consentono le attuali Nostre angustie. In tal modo tutti conosceranno
– e la posterità sarà informata – quali siano stati il Nostro giudizio ed il
Nostro atteggiamento di fronte a tanti e tanto grandi affronti del Governo
Francese e conosceranno di che tempra sia stata la Nostra longanime pazienza,
che Ci ha fatto tacere tanto a lungo; infatti, il desiderio di pace che Ci
ispirava e la speranza solidamente radicata che presto ci sarebbe stato rimedio
a tanto grandi mali, Ci facevano rinviare di giorno in giorno il momento in cui
avremmo levato alta la Nostra voce Apostolica. Ora tutti vedranno quali furono
le Nostre fatiche, quale il Nostro impegno e come, agendo, pregando,
contestando, lamentando, abbiamo cercato senza soste di porre rimedio alle
ferite inferte alla Chiesa e di evitare che nuove ne fossero inflitte. Ma
invano sono stati impiegati tutti gli strumenti di umiltà, moderazione e
mansuetudine, con i quali Ci siamo impegnati fino ad ora a proteggere i diritti
della Chiesa contro colui che, fattosi complice degli empi, aveva deliberato di
distruggerla dalle fondamenta; contro colui che si era finto amico per tradirla
più facilmente e aveva simulato protezione per opprimerla senza ostacoli.
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