Molte volte ed a lungo fummo indotti a sperare,
soprattutto quando vedemmo tanto desiderato ed anelato un Nostro viaggio in
Francia; ma subito dopo le Nostre domande furono eluse con motivazioni furbesche,
con cavilli e con risposte finalizzate a tirare in lungo o ad imbrogliare.
Infine, senza aver risolto nulla di ciò, s’avvicinava il tempo previsto in cui
sarebbero arrivati a conclusione i disegni già avviati contro questa Santa Sede
della Chiesa di Cristo. Noi eravamo messi alla prova e vessati con sempre
nuove, strane e capziose richieste, che comunque si sarebbero risolte in eguale
rovina a danno di questa Santa Sede e della Chiesa, sia che, consentendo con
esse, ingannassimo turpemente il Nostro ministero, sia che contestandole, la
Nostra venisse interpretata come posizione di guerra aperta.
Poiché Noi non potevamo aderire contro coscienza a quelle pretese, se ne
trasse subito l’occasione per inviare truppe ostili contro questa Nostra santa
città e, preso il forte di Castel Sant’Angelo, per disporre presidi per le
strade e nelle piazze. Lo stesso palazzo del Quirinale che Noi abitiamo fu
circondato minacciosamente da un grande stuolo di fanti e cavalieri e
dall’artiglieria. Noi tuttavia, confortati da Dio al quale tutto dobbiamo e
resi forti dalla coscienza del Nostro dovere, non Ci siamo lasciati soverchiare
dall’improvviso terrore e dall’apparato bellico e non abbiamo cambiato il
Nostro atteggiamento. Con animo pacato e tranquillo, come si conveniva, abbiamo
intrapreso le cerimonie previste ed i divini misteri, che si riferivano alla
solennità di quel santissimo giorno; né tralasciammo, per paura, dimenticanza o
negligenza, alcuno degli impegni che il Nostro ruolo C’imponeva per quel
giorno.
Ricordavamo con Sant’Ambrogio (De Basilica tradenda, n. 17) la
storia di quel sant’uomo di Naboth, che possedeva una vigna, al quale il re
aveva chiesto di cedergliela affinché – tagliate le viti – vi potesse seminare
il vile cavolo; ed egli rispose: "Lungi da me che io ceda l’eredità dei
miei padri". Noi ritenemmo che non Ci fosse assolutamente
lecito abbandonare un’eredità tanto sacra e tanto antica, né accettare col
silenzio che qualcuno s’impadronisse della principale città del mondo
cattolico, per poi (una volta sovvertita e distrutta la santissima forma di
governo che Gesù Cristo affidò alla sua Chiesa, e che fu strutturata sui sacri
canoni emanati dallo Spirito di Dio) introdurvi un codice contrario e
ripugnante non solo ai sacri canoni ma agli stessi precetti evangelici;
insomma, trasferirvi, come è d’abitudine, un nuovo ordine delle cose che tende
palesemente ad uniformare e a confondere la Chiesa Cattolica con tutte le altre
sette e superstizioni.
Naboth difese le sue viti col proprio sangue. Potevamo dunque Noi,
qualunque cosa stesse per capitarci, tralasciare di difendere i diritti ed i
possessi di Santa Romana Chiesa, a conservare i quali, per quanto sta in Noi
siamo obbligati dalla solennità di un giuramento? Ovvero, potevamo non
rivendicare la libertà della Sede Apostolica, strettamente legata alla libertà
ed all’utilità della Chiesa universale?
E quanto grande sia l’opportunità di questo dominio temporale e quanto esso
sia necessario per garantire al Capo supremo della Chiesa il libero e sicuro
esercizio dell’attività spirituale, la cui responsabilità gli fu affidata dal
cielo per tutto il mondo, anche se altre ragioni mancassero, lo dimostra fin
troppo chiaramente ciò che sta accadendo adesso. Perciò, anche se non abbiamo
mai ambìto agli onori, al potere o alle ricchezze di questo supremo Principato,
dal desiderio dei quali Ci siamo sempre tenuti lontani sia per Nostro carattere
sia per la natura del Santissimo istituto al quale Ci siamo dedicati con amore
fin dalla più giovane età, tuttavia abbiamo ritenuto Nostro dovere d’ufficio
(dacché, in quel famoso 2 febbraio 1808, venimmo ridotti a tali angustie)
emettere una solenne protesta per il tramite del Cardinale Nostro Segretario di
Stato; in essa venivano rese pubbliche le cause dei mali che stiamo subendo e
veniva dichiarata la Nostra volontà che i diritti della Sede Apostolica fossero
mantenuti integri ed intatti.
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