Mentre in verità siamo obbligati a sguainare la
spada della severità ecclesiastica, non trascuriamo assolutamente che, per
quanto immeritevoli, rappresentiamo in terra Colui il quale, anche quando
esercita la giustizia, non si dimentica di essere misericordioso. Perciò
ordiniamo e comandiamo, in primo luogo ai Nostri sudditi, e poi a tutti i
popoli cristiani, in nome della santa obbedienza, che nessuno ardisca recare
danno, pregiudizio, ingiustizia o nocumento a coloro ai quali è diretta la
presente lettera, o ai loro beni, diritti o prerogative.
Noi infatti, pur valendoci contro i nemici di quel genere di pena che Dio
stabilì essere in Nostro potere, castigando tanto gravi ingiurie arrecate a Dio
e alla sua Chiesa, abbiamo soprattutto come obiettivo che si convertano e
soffrano con Noi coloro che in questo momento Ci fanno tanto soffrire (S.
Agostino, In Psalm. 54, v. 5), se per caso Dio voglia accordare loro una
penitenza che li illumini sulla verità (2Tm 2,25).
Perciò, levando le mani al cielo, nell’umiltà del Nostro cuore, mentre
rimettiamo a Dio e nuovamente raccomandiamo la giustissima causa – più Sua che
Nostra – per la quale stiamo combattendo, ed ancora con l’aiuto della sua
grazia Ci dichiariamo pronti a bere fino alla feccia il calice che Egli stesso
si degnò di bere in favore della Sua Chiesa, Lo imploriamo e scongiuriamo
affinché, per la Sua intima misericordia, ascolti ed esaudisca le preghiere e
gli scongiuri che giorno e notte Gli rivolgiamo per il ravvedimento e la
salvezza di tali nemici.
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