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Pius PP. VII
Quum memoranda

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Noi, ricolmi di tante amarezze, recate proprio da coloro dai quali non le aspettavamo, privati di ogni risorsa, non Ci preoccupiamo tanto della Nostra sorte attuale, quanto di quella che attende i persecutori; infatti, rimproverandoci e riprendendoci, il Signore è attualmente un po’ adirato con Noi. Ma di nuovo si riconcilierà con i suoi servi (2Mac 7,33). Ma chi ha inventato la malizia contro la Chiesa, in che modo eviterà la mano di Dio?. Dio infatti non lascerà impunito alcuno, né si lascerà intimidire da alcuna grandezza mondana, poiché Egli stesso creò il piccolo ed il grande, e più forte è il castigo per i più forti (Sap 6,7).

E volesse il cielo che Noi potessimo, anche a prezzo della Nostra vita, recuperare dalla perdizione eterna e riportare alla salvezza i Nostri persecutori, che sempre abbiamo amato e non abbiamo mai cessato di amare! Magari ci fosse consentito dalla carità e dallo spirito di mansuetudine (1Cor 1,21) ai quali la natura Ci ha destinato e la volontà Ci ha esercitato, trattenerci anche in futuro, come fin qui abbiamo fatto, dall’utilizzare la sferza che Ci è stata data come rappresentanti del beatissimo apostolo Pietro, principe dei pastori, per la correzione e la punizione delle pecore devianti o ribelli, e come esempio e timore salutare per gli altri, insieme alla custodia di tutto il gregge del Signore.

Ma ormai non è più tempo d’indulgenza. A cosa mirino, dove vadano a parare, cosa tentino di ottenere gli attentati così frequentemente compiuti, se ad essi non ci si opponga per tempo, non può sfuggire a nessuno se non a chi volontariamente renda se stesso cieco. Tutti notano infatti che non è rimasta alcuna speranza che i loro autori vengano trattenuti da ripensamenti e riflessioni, né che vengano placati nei confronti della Chiesa da preghiere o proteste. A tutto ciò essi hanno da tempo chiuso l’adito e l’udito e non rispondono se non accumulando ingiurie su ingiurie; non è pertanto minimamente credibile che obbediscano alla Chiesa come i figli ad una madre, o che l’ascoltino come i discepoli l’insegnante, essi, che nulla meditano, nulla fanno, nulla tentano se non di assoggettarla come schiava ad un padrone e, una volta sottomessa, di annientarla del tutto.




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