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Giulio Cesare Croce
La Farinella

IntraText - Concordanze

(Hapax - parole che occorrono una sola volta)


abban-disco | discr-noto | nova-spesa | spese-zoven

                                                grassetto = Testo principale
     Atto,  Scena                               grigio = Testo di commento
1 4, 3| spezza; però io non voglio abbandonare l'impresa. Chi sa ch'ella 2 1, 1| tanta arroganza!~ ~LELIOAbbiatelo per scuso, Signor Flavio, 3 1, 4| ARDELIA– Se lo sapete donque, abbiatemi compassione.~ ~SILVIA– Io 4 3, 2| io mi faccia. Di grazia, abbimi compassione, cara Farinella, 5 5, 1| perché mi pare ch'essi abbino avuto grandissima commodità 6 3, 2| e mi viene una voglia d'abbracciarti e bacciarti ch'io muoio, 7 5, 3| vuole che, se 'l pagliaio abbruccia, che ancor io mi scaldi.~ ~ 8 4, 3| brugiare.~ ~BURASCA– E per te abbrugio di continuo, cor mio.~ ~ 9 1, 4| perché il Signor Flavio m'ha accennato che a tutto suo potere non 10 1, 4| essendone così ardentemente acceso. Ma ecco il Signor Flavio 11 4, 2| non posso mancare di non accettare il dono che voi mi proferite, 12 4, 2| della vostra cortesia, e gli accettarei quando io pensassi che voi 13 5, 3| occorre a dirlo per ora, e vi accetto per nuora e per figliuola. 14 1, 1| ora in ora, né succedeva accidente alcuno che non ne fossimo 15 2, 7| nel principio, io m'andarò accommodando a poco a poco, sì che io 16 4, 2| tirare suso il colaro e accommodarmi la beretta per mettermi 17 3, 4| ch'io quanto prima possa accompagnare il mio caro Lelio. Ohimè, 18 5, 3| Messer Zenobio, il quale io acconciai a stare con voi per serva, 19 5, 3| cosa, che non abbiate da acconsentire ancor voi. Il Signor Lelio 20 2, 6| certi pugna, che le avriano accopato un bue. Orsù pur, la cosa 21 1, 6| questa ch'a no me ne accort; mo aspetta pur ch'a te 22 5, 3| vecchio balordo; ma io voglio accostarmi alla porta con l'orecchio 23 2, 5| di brodo sul capello e ti adaquerò quel bel fiorino, che v' 24 3, 2| amate?~ ~ARDELIALelio s'addimanda, figliuolo di Messer Zenobio 25 2, 6| questa strada, e andarò addimandando a tutti se l'hanno visto. 26 3, 4| il Signor Flavio è tanto addolorato per aver perduto un compagno 27 4, 3| acqua, ch'io ti roversarò addosso questi due secchi e ti smorzerò.~ ~ 28 1, 3| Pan, Messir Pancrazii, ch'ades mo a me arecordat al 29 1, 3| ZENOBIO– Per bene te l'adimando.~ ~STRAMAZZO– S'a mel domandé 30 3, 3| nella mia borsa che mi sarà adiutrice in questo negozio; in tanto 31 1, 4| padre, e ne son restata adolorata tanto, che non v'è lingua 32 2, 6| vino così grande, che io mi adormentai in iscambio di cavalcar 33 3, 2| tutte quelle doti che pònno adornare gentildonna nobile e bella 34 3, 2| refrigerio a questo mio misero e affannato core.~ ~FARINELLA– Questo 35 5, 3| state compagne ne i nostri affanni, siamo parimente compagne 36 3, 4| modo mio, e quanto più gli affisso il guardo, tanto più pare 37 1, 4| narrarlo. Ma quello che più m'afflige è che 'l padre di lui ha 38 3, 4| non piangete più, né v'affligete, ma state allegra, perché 39 1, 1| bene, quanto ti vuoi tu affliggere, quando ti sarà noto la 40 2, 2| barrattare in tante anguille affumate?~ ~STRAMAZZO– Ah, ah, ah, 41 4, 2| merciaio a comperare degli aghi per la mia padrona.~ ~ZENOBIO– 42 2, 2| sono da Roma al primo d'agosto?~ ~STRAMAZZO– O ch' l'è 43 3, 2| burlate meco.~ ~ARDELIAAhimè, ch'io sento mancarmi lo 44 3, 4| manco; ohimè, Farinella, aiutami, ch'io non mi posso più 45 4, 3| vicini, o gente, venite aiutarmi.~ ~CHIAPPINO– Ho sentito 46 4, 3| BURASCA– Oh, il Cielo m'aiuti oggi con questo disgraziatello! 47 5, 3| oramai comincia apparir l'alba, e staremo tanto qui, che 48 3, 4| né v'affligete, ma state allegra, perché ho detto così per 49 1, 1| angelica beltà, dalla quale ora allontanandomi posso dire ch'io m'allontano 50 1, 4| potrà per non lo lasciare allontanar da me, ma non mi si può 51 1, 1| allontanandomi posso dire ch'io m'allontano dalla mia vita istessa. 52 3, 1| vino, ch'io credo che fusse allopiato, perché non ne bevei più 53 5, 3| bere a l'osto di quel vino alloppiato, accioché dormessi, come 54 1, 3| rimunerarò.~ ~STRAMAZZO– Menem almanch a bif una botta, cha i ho 55 1, 3| exì de bona statura, gne alt, gne bas; un bel fiul in 56 5, 3| vede andare con una spalla alta e una bassa mi toglie per 57 2, 5| CHIAPPINO– Tu m'hai fatto tanto alterare, che io duro fatica a fare 58 1, 1| costui delle tre le quattro è alterato dal vino, e adesso apunto 59 3, 2| ARDELIA– Tu mi poni troppo in alto con queste tue parole, Farinella 60 | altrettanta 61 3, 2| occhi non divenisse tutto amabile e cortese? Io per me, se 62 1, 4| facci il simile, perché s'amano troppo cordialmente insieme.~ ~ 63 4, 1| tale che faremo le nozze ambi dua in un istesso tempo, 64 4, 3| gli caccieranno alle fune ambidue. Ohimè, la mia spalla! Oh, 65 5, 3| saremo qui in un tratto ambidui.~ ~LELIOOrsù, andate via, 66 1, 1| quel tanto che comporta l'amicizia nostra, ma pur vorrei che 67 1, 2| il quale in questi tempi ammira più all'oro e all'argento, 68 4, 3| starai a farti benigna e amorevole verso di me.~ ~GIANETTINA– 69 | anch' 70 | anche 71 1, 3| prima pelasù, che non ha ancura un pel de barba al mostaz, 72 1, 6| aspetta pur ch'a te voi andà a una squaquarella; ah 73 2, 7| di trovargliene una, voi andarete a stare con esso lui, il 74 1, 3| sia andato via, e voglio andarrnene a chiarire alla posta, perché 75 5, 3| volendo suo padre ch'esso andasse allo Studio di Padova per 76 1, 3| Padova, m'ha vedut ch'a ira andat fò della porta a portà una 77 5, 3| nelle allegrezze nostre. Andatela a pigliare e conducetela 78 1, 1| della Signora Silvia, ci andavamo consolando l'uno e l'altro 79 1, 1| passioni, le quali si ci andavano appresentando d'ora in ora, 80 5, 1| detto.~ ~FLAVIOOrsù, io anderò dunque fino a casa a pigliar 81 1, 1| vostro padre vuole che voi andiate a Padova allo Studio, perché 82 2, 5| fuora della pignatta e se l'andò a mangiare suso il granaio, 83 1, 1| che mai avere mirato quell'angelica beltà, dalla quale ora allontanandomi 84 3, 4| io resti in vita in tante angoscie? Come puoi resistere, o 85 2, 2| Comachio a barrattare in tante anguille affumate?~ ~STRAMAZZO– Ah, 86 3, 3| punto, ma andare innanzi animosamente. Forsi ch'esso non mi conoscerà.~ ~ 87 3, 4| avuto nuova ch'egli s'è annegato.~ ~ARDELIAOhimè, che dici 88 5, 2| porta adosso. Ma l'uscio è aperto, mi dénno forsi aver veduto 89 3, 4| tenere occulto quello che appalesar si deve; ah, Signora Ardelia, 90 5, 3| perché oramai comincia apparir l'alba, e staremo tanto 91 3, 4| la sua, poca allegrezza m'apporta, Farinella mia cara.~ ~FARINELLA– 92 2, 5| mazzetto di fiori, e ora mi si appresenta tal occasione, che molto 93 1, 1| le quali si ci andavano appresentando d'ora in ora, né succedeva 94 3, 3| potea vedere, e quando mi si appresentarà opportuna occasione, io 95 pro | tutto quello che si vede appresentare nelle scene; essendo la 96 1, 4| essendo io povera, mi si sono appresentati assai partiti per maritarmi, 97 2, 5| tua insieme, la quale io apprezzo più che tutto l'oro del 98 2, 7| perché si vede ch'ella ha appunto una faccia da farinello.~ ~ 99 3, 4| petto meschino, come non t'apri? E tu, anima mia dolente, 100 2, 4| d'adesso, e però bisogna aprire ben gli occhi. Orsù, io 101 5, 2| che io non avrò briga d'aprirlo. Ohimè il catarro! Dentro 102 4, 2| volte, e io subito verrò ad aprirvi l'uscio pian piano. Orsù, 103 1, 1| alterato dal vino, e adesso apunto ei deve essere imbriaco; 104 2, 2| un sonet; va via, ti n arà mal nigù. Mo a me voi levà 105 1, 6| in le péttoli. Mo a me aradegat, fardel, ch'a i ho pensat 106 4, 2| galante, perché non è in arbitrio mio il poter resistere a 107 5, 3| questa impresa, egli che ardeva dell'amor di lei, come vi 108 1, 1| insolente furfante. Aver ardimento di strappazzare un gentil' 109 1, 3| Pancrazii, ch'ades mo a me arecordat al so nom, e ch'a ghe la 110 1, 2| ammira più all'oro e all'argento, che ad altro, né prezza 111 3, 1| campi, e mette capo su quel argine che poi ariva su la strada 112 3, 1| capo su quel argine che poi ariva su la strada Romea.~ ~BURASCA– 113 pro | singulti, tradimenti, sventure, armi, violenze, furore, rovine, 114 4, 3| Ohimè la mia spalla! O cagna arrabbiata, a questa foggia, eh, mordermi 115 1, 1| gentil'uomo par mio con tanta arroganza!~ ~LELIO– Abbiatelo per 116 1, 1| pezzetto qui di dietro ad ascoltarvi, e in iscambio d'esortarlo 117 4, 2| l'animo vostro, ch'io v'ascolterò. Ma non ci veniste se non 118 1, 1| vi sarebbe da fare per l'asino, e per chi lo menasse.~ ~ 119 1, 6| via, fradel.~ ~BURASCAAspettami.~ ~STRAMAZZO– E , che' 120 3, 4| questa sua bella somiglianza, aspettando con speranza il vero ritratto 121 1, 1| Andarò fuor della porta ad aspettarlo; qualche cosa sarà.~ ~ ~ 122 5, 3| dolce mia vita.~ ~FARINELLAAspettate, che or ora vengo a basso.~ ~ 123 1, 3| questa è la lettera che noi aspettavamo. Dàlla pur qua a me, ch' 124 3, 4| Questo è il bene che tu aspettavi? Ahi, mondo fallace, come 125 5, 3| Orsù, andate via, che vi aspettiamo. Ma chi è questo, che viene 126 5, 3| vengo a basso.~ ~ZENOBIO– T'aspetto, cor mio. Oh, che felice 127 3, 4| tormento? Oh quanto è crudele e aspra questa nuova: come possibil 128 3, 2| sarebbe quel core tanto aspro e villano ch'a un sguardo 129 1, 6| buttat via. Ah, traditur, assassì, ti m'ha dat questa ch'a 130 4, 2| sete venuto a portare l'asse, e così la cosa passerà 131 3, 3| donna, la quale già m'ha assicurato della sua rara e inviolabil 132 3, 2| la meschina è restata in asso, e è quasi stato la rovina 133 3, 2| innamorato, e tanto a lui t'assomigli nel volto, che, se non fosti 134 1, 1| perché mio padre è troppo astuto e il servitore, il quale 135 1, 5| esso avesse trovato tale astuzia. Orsù, io voglio andare 136 3, 2| gentilissime maniere sareste atta a far innamorare di voi 137 5, 3| ch'io l'ho messo a letto. Attaccatevi a me e non citite; eccoci 138 5, 3| innamorata; e mentre eravamo attaccati insieme, ella mi si è tratta 139 2, 7| giovane è sofficiente e sa attender alla camera, e cucinare, 140 pro | grato silenzio, e state attenti, che oltre che 'l soggetto 141 4, 1| Messer Zenobio, o è molto attilato. Che cosa sarà questa? Io 142 1, 1| e, un poco più che tu m'attizzavi, io te ne davo una mostra.~ ~ 143 1, 4| beni di fortuna, si vede attraversare tanti intrichi alle sue 144 4, 3| tentare non nocet, e ch'audaces fortuna iuvat, e sfacciato 145 5, 3| questo, il quale ha tanta auttorità?~ ~LELIO– Fatevi innanzi, 146 2, 7| così si fa a questi vecchi avari, che non lassano mai aver 147 | avendoti 148 5, 3| stata questa! Oh, Zenobio aventurato, che giocondità sarà la 149 | averlo 150 | averne 151 | aveste 152 1, 3| Pancrazio; io voglio un poco avicinarmi a lui e intendere che cosa 153 1, 2| Attendete pur voi alla vostra avidità, e lassiate a me la cura 154 1, 6| STRAMAZZO– La lèttira che m'aviva dat quel zentil'om.~ ~BURASCA– 155 | avrei 156 3, 2| voglia d'abbracciarti e bacciarti ch'io muoio, e a pena posso 157 3, 2| fatti in qua, ch'io ti baci una sol volta.~ ~FARINELLA– 158 3, 2| alla vostra presenza, lo baciaresti voi dunque?~ ~ARDELIA– Non 159 3, 2| donna perché non posso io baciarti così per ischerzo in iscambio 160 2, 7| ho accommodato l'ova nel bacile; or vedi che Messer Zenobio 161 1, 1| andiamo a casa, che già le bagaglie sono all'ordine e i cavalli 162 1, 6| an ol cò; no se finis sta baiada.~ ~BURASCAMetti giù quel 163 1, 1| far l'amore e stare su le baie tutto il giorno. Oh bella 164 5, 2| aver veduto da stare al balcone, e hanno tirato la corda, 165 5, 3| i sonatori, i cuochi e i ballarini e i musici, e che si dia 166 5, 1| padrona di casa, e mill'altre balorderie, secondo il poco cervello 167 3, 4| fascie, quando era picciola bambina, ch'ora non proverei tanto 168 1, 6| STRAMAZZO– O a l'intrigat bamboz, pittana dol Ciel: a i ho 169 5, 3| Silvia, e faremo tutti un banchetto insieme, se vi contentate.~ ~ 170 5, 3| e si ha da tenere corte bandita per otto giorni continui.~ ~ 171 2, 7| Farinella, Signore, nome da bandito.~ ~PANCRAZIO– Mi piace questo 172 3, 2| figliuolo di Messer Zenobio Barbadoro.~ ~FARINELLA– Oh, io lo 173 4, 3| lassa gracchiare questo barbagianni. Vien via.~ ~CHIAPPINO– 174 3, 4| passare il Po sopra una barca, mentre ch'egli era grosso, 175 1, 3| stà sta Segnura Rodela, o Bardela, a no com' diavol la 176 1, 3| chiama la Signura Rodella, o Bardella, ch' a no me recordi ol 177 2, 2| che le porta a Comachio a barrattare in tante anguille affumate?~ ~ 178 2, 6| altro che lui e me in questa barruffa, e ho fatto dare un mezo 179 1, 3| bona statura, gne alt, gne bas; un bel fiul in somma.~ ~ 180 5, 3| Aspettate, che or ora vengo a basso.~ ~ZENOBIO– T'aspetto, cor 181 1, 6| Tu non m'el vuoi dire an, bastaso poltrone?~ ~STRAMAZZOGuarda 182 1, 1| darei ogni giorno cinquanta bastonate di tua provisione.~ ~BURASCA– 183 1, 6| BURASCAMetti giù quel bastone, poi combattiamo del pari.~ ~ 184 4, 3| al mio viaggio, se non ti batterò uno di questi secchi su 185 2, 2| un pagliaio?~ ~STRAMAZZOBecca su questa; te esser imbriac 186 3, 2| sguardo solo de' vostri begli occhi non divenisse tutto 187 3, 2| mondo. Voi sete bella, anzi bellissima, e con le vostre gentilissime 188 1, 1| avere mirato quell'angelica beltà, dalla quale ora allontanandomi 189 | benché 190 5, 3| torni a proposito vostro e a beneficio di vostra figliuola.~ ~FLAVIO– 191 4, 3| dimmi quanto starai a farti benigna e amorevole verso di me.~ ~ 192 4, 2| colaro e accommodarmi la beretta per mettermi alla via di 193 per | Stramazzo facchino grosso del bergamasco~ ~ ~ ~ 194 2, 5| qualcuna di quelle che tu vai berlocchiando e che poi l'abbi portato 195 4, 3| costei. Uh, dàlli dàlli a bernardone!~ ~BURASCAOrsù, andate 196 1, 3| me sté a burlà, o Misser Bernardù, perqué questa è una pitella 197 3, 1| allopiato, perché non ne bevei più che dieci o dodeci bicchieri, 198 4, 3| insolente, par a me. Tu dei aver bevuto, non è vero, imbriacone?~ ~ 199 1, 1| cavalli hanno già mangiata la biada. Su venite via.~ ~LELIO 200 2, 5| quale tu lo porterai nel tuo bianco seno per amor mio. Te, piglialo, 201 3, 2| parlami d'altro e non mi biasimare il Signor Lelio, se vuoi 202 3, 1| bevei più che dieci o dodeci bicchieri, che m'incominciaro a salire 203 1, 3| STRAMAZZO– Menem almanch a bif una botta, cha i ho una 204 1, 3| pel de barba al mostaz, biond, exì de bona statura, gne 205 3, 4| ordinare certe cose che mi bisognano, e ancora dargli denari 206 4, 2| allegramente. Vero è che bisognarebbe che voi aveste un altro, 207 2, 5| guataraccia, sporca, unta, bisunta, lordaccia, puzzolente; 208 1, 1| facci il pennachino e il bizzarro, io gli caverò i grilli 209 4, 2| ZENOBIO– Questo sarebbe bonissimo; ma il male è che le donne 210 1, 2| altro, né prezza costumi, né bontà. Orsù pur, pazienza; per 211 1, 6| vedut. O quest' sera ol bordel, con costù! Te esser 212 1, 3| Menem almanch a bif una botta, cha i ho una set cha no 213 5, 3| un legno ti fiaccarò le braccia, forfante, disgraziata. 214 1, 6| STRAMAZZO– E ti no me tirà per i bragù.~ ~BURASCA– Non mi mordere, 215 5, 3| come vi ho detto, e che bramava d'averla in legitimo matrimonio, 216 4, 3| ti crederò.~ ~BURASCA– Tu brami dunque di vedermi morto.~ ~ 217 4, 3| per il collo. Oh, adesso brava, se tu puoi.~ ~GIANETTINA– 218 4, 1| dirà egli mai? So ch'egli braverà, ma, facci quello ch'ei 219 2, 5| Guarda che vuol fare il bravo, e non darebbe una puina.~ ~ 220 pro | fideltà de gl'amici, le bravure de capitani, e le falsità 221 | breve 222 1, 3| questa Signora Rotella, o Brochiero, che tu dici?~ ~STRAMAZZO– 223 2, 5| caldaia d'acqua calda o di brodo sul capello e ti adaquerò 224 4, 3| buono.~ ~GIANETTINA– Sì, da brugiare.~ ~BURASCA– E per te abbrugio 225 2, 1| tutti: ché la povertà è un brutto mostro da vedere, però bisogna 226 2, 6| che le avriano accopato un bue. Orsù pur, la cosa è passata 227 2, 5| non mi star qui a fare il buffone, che non v’è torta, e va 228 2, 5| che tu non mi diresti una bugia per tutto l'oro del mondo 229 1, 4| maritarmi, i quali tutti sono buoni; ma perché sanno che 'l 230 4, 3| Burasca, so che tutte le burasche si sfogano oggi sopra di 231 1, 3| STRAMAZZO– No me sté a burlà, o Misser Bernardù, perqué 232 3, 2| dite da dovero io, o se burlate meco.~ ~ARDELIA– Ahimè, 233 pro | sarà una Comedia tutta burlevole e piena di piacevolezze, 234 5, 3| arrivare, la voglio pur ben burrattare questa farina.~ ~FARINELLA– 235 1, 6| STRAMAZZOVet chilò ch'a l'ho buttat via. Ah, traditur, assassì, 236 4, 2| trovasse in casa vostra, mi cacciarebbe fuori vituperosamente, onde 237 4, 3| fortuna iuvat, e sfacciato cacciati innanzi: così farò ancor 238 4, 3| faranno cura d'onore, gli caccieranno alle fune ambidue. Ohimè, 239 1, 6| BURASCA– Non mi mordere, cagnaccio.~ ~STRAMAZZO– E ti no me 240 2, 5| roversarò una caldaia d'acqua calda o di brodo sul capello e 241 2, 5| a io ti roversarò una caldaia d'acqua calda o di brodo 242 1, 1| fede; e di ciò ve ne prego caldissimamente, e con tutto il cuore.~ ~ 243 2, 7| sofficiente e sa attender alla camera, e cucinare, e fare in somma 244 1, 2| posto indosso la più trista camicia che voi abbiate in casa, 245 4, 2| Signore, bisogna ch'io camini, ch'ella le vuole oprare 246 4, 2| io, vedete.~ ~ZENOBIO– Io camino di buone gambe verso di 247 4, 2| da comprarti da far delle camiscie e di quello che ti bisogna.~ ~ 248 3, 1| dissotto, che traversa quei campi, e mette capo su quel argine 249 1, 2| casa, né vi sarà pur un cane che si ricordi di voi.~ ~ 250 1, 3| pena parlà.~ ~ZENOBIO– Il canevaio non è in casa, ch'egli è 251 2, 5| le scodelle, e tu lavi il cantaro del tuo padrone.~ ~CHIAPPINO– 252 4, 3| Quant'è che tu non hai cantato la girometta nella streglia?.~ ~ 253 1, 3| con esso lui le chiavi di cantina.~ ~STRAMAZZOBona not; 254 3, 3| occasione di non dare da canzonare, e però non mi trattenete 255 4, 3| GIANETTINA– E tu su le canzoni.~ ~BURASCA– Tu non mi vuoi 256 pro | gl'amici, le bravure de capitani, e le falsità de ruffiani, 257 1, 3| stata la mia, ch'ella mi sia capitata nelle mani!~ ~ ~ 258 1, 3| pregà a che la ghe càpite in le quanto prima, perqué 259 2, 2| galanterie, ch'io le tengo molto care; infin l'è una bella cosa 260 1, 6| stat quel, me l'hal mo cargada! Vat mo fidati de negù a 261 1, 6| perqué semper a porti de i carghi in spalla; mo di' ol vira: 262 1, 1| consapevoli insieme come cari e fidati compagni; e parimente 263 4, 2| Alla , io gliela voglio caricare.~ ~ ~ 264 2, 6| querella lui, e era bella e caricata s'egli aveva testimoni, 265 3, 4| egli era grosso, e essendo carico il legno d'uomini e di cavalli, 266 3, 4| più fantesca, ma vostro carissimo consorte, ché tale ho designato 267 1, 3| quel zoven no me dava sto carlì, ol pover Stramaz s'era 268 pro | già ne sono piene tutte le carte; onde di qui nasce che nelle 269 2, 5| mira se 'l formaggio m'è cascato (come si suol dire) suso 270 pro | furore, rovine, desolazion di case e distruzzione di città, 271 2, 1| tempi chi non ha moneta in cassa viene sprezzato da tutti: 272 3, 4| l'ho mandata da Madonna Cassandra a pigliare una mostra di 273 3, 1| imbriacare; ah, ma io ti castigherò del certo, ribaldo va, rimonta 274 1, 1| FLAVIO– Voi mi date una cattivissima nuova, Signor Lelio, a dirmi 275 3, 3| uomo, subito vien fatto cattivo giudizio sopra di lei.~ ~ 276 1, 6| giovane sbarbato, sopra un caval rosso?~ ~STRAMAZZO– A n' 277 2, 6| adormentai in iscambio di cavalcar via con il padrone. Orsù 278 5, 3| io feci, e in cambio di cavalcare innanzi, voi tornasti indietro 279 3, 2| e degna de' più nobili cavalieri del mondo. Voi sete bella, 280 1, 1| Oh bella profession di cavalliero! Vi si doveria dar bere 281 4, 3| fussi tu par mio, che vorrei cavarti i grilli del capo.~ ~CHIAPPINO– 282 1, 1| pennachino e il bizzarro, io gli caverò i grilli del capo, s'io 283 2, 5| perché l'altra mattina mi cavò la carne fuora della pignatta 284 5, 1| perché ormai è sera e vuol cenar presto, e come ha cenato 285 5, 2| ne voglio gire a casa e cenare quanto prima e andarmene 286 5, 1| cenar presto, e come ha cenato ei se ne va a dormire, e 287 5, 3| di te. Io voglio dare il cenno secondo che siamo d'accordo, 288 1, 4| tornasse a casa di qui a cent'anni, e questo più mi 289 | cento 290 1, 1| amare Ardelia, ch'il vecchio cerca dargli una moglie, la quale 291 1, 3| per , e vel dirò: a vag cercand la casa d'un Messir Pancrazi 292 1, 3| ZENOBIOFratello, non cercar altro, perché tu sei caduto 293 5, 3| fatto andare fino a Padova a cercarlo, e essi son stati qua a 294 5, 3| BURASCACancaro, io potea ben cercarvi, an, i miei gentil'uomini; 295 1, 2| vorrò altro che queste cerimonie.~ ~PANCRAZIO– Io so benissimo 296 | certamente 297 2, 2| O poveraz, t'ha pers ol cervel ti, nevira?.~ ~CHIAPPINO– 298 1, 3| savrà indirizz' della chà dof stà sta Segnura Rodela, 299 3, 1| dunque a perder più tempo in chiachiare; ma va' via, su presto levati 300 3, 4| in ogni cosa.~ ~PANCRAZIOChiamala un poco fuora, ch'io gli 301 1, 3| l'è fiula d'un zentil'om chiamat Messir, al so nom comenza 302 5, 3| parole. Su, Messer Pancrazio, chiamate la Signora Ardelia, e che 303 3, 3| tutta a un mio figliuolo chiamato Lelio, il quale pochi giorni 304 1, 3| in tua buon'ora, e io mi chiamo Pancrazio e essa Ardelia; 305 2, 2| quell'oter poc , nevira?~ ~CHIAPINO– Io non burlo, io cerco 306 3, 4| ora sì ch'io sono in tutto chiara della sua data fede, benché 307 2, 5| qualche donna, ma mi son chiarita che egli l'ha trovato, come 308 4, 3| BURASCA– In somma io mi son chiarito che 'l Signor Lelio non 309 1, 3| se staga. Quest'è mo el chias.~ ~ZENOBIO– Costui nomina 310 5, 3| lucere il pelo. E vadino in chiasso tutti gl'innamorati, e la 311 5, 2| peggio; io non so se ho la chiave della porta adosso. Ma l' 312 1, 3| sera e ha con esso lui le chiavi di cantina.~ ~STRAMAZZO– 313 5, 3| viene il Signor Lelio a chiedervela per consorte.~ ~PANCRAZIO– 314 4, 3| domesticarsi. Va' alla stalla, cialtrone.~ ~BURASCA– No no, io ti 315 3, 2| molte promesse fattegli e ciance, ei gli ha mancato, e la 316 1, 1| doveria dar bere in una ciavatta.~ ~FLAVIO– Se non fosse 317 3, 4| Signora Ardelia, sete voi così cieca e priva di lume, che non 318 1, 1| foss'io più tosto nato cieco, che mai avere mirato quell' 319 3, 4| in tal caso non spiri? O cieli, o terra, o crudeli pianetti, 320 2, 2| braccio, a cavallo d'una cimice gravida, con un fagotto 321 5, 3| Attaccatevi a me e non citite; eccoci a l'uscio, entriamo 322 1, 2| e se bene io son povero cittadino, per questo io non debbo 323 pro | della condizion privata e civile; sì come per lo contrario 324 1, 6| A te romperò ben an ol ; no se finis sta baiada.~ ~ 325 1, 1| volta in su voi non mi ci coglieresti più, e forsi che quella 326 2, 7| briga di dire: fa co sì, fa colà; ed è gagliarda, e so ch' 327 4, 2| voglio un poco tirare suso il colaro e accommodarmi la beretta 328 2, 5| spasso di far venire in còlera questo ragazzo, per vedere 329 1, 6| BURASCA– Non mi stracciare il collare.~ ~STRAMAZZO– E ti no me 330 2, 2| mi mandò a donare un bel collaro e certe galanterie, ch'io 331 3, 4| FARINELLA Io credea d'essere la colomba, e sono il corvo: il Signor 332 1, 6| ch'io ti scannarò con sto coltello.~ ~STRAMAZZO– Ti me vol 333 2, 2| ho fat una squaquarella a colù, ma ol Noder m'ha dit ch' 334 | colui 335 2, 2| di putane, che le porta a Comachio a barrattare in tante anguille 336 2, 7| Ardelia di quanto ella ti comandarà, e portagli onore e riverenza.~ ~ 337 5, 3| fornaio, ch'era venuto a comandare che noi facessimo il pane 338 1, 6| Metti giù quel bastone, poi combattiamo del pari.~ ~STRAMAZZOVet 339 pro | onde di qui nasce che nelle Comedie vengono concessi gl'innamoramenti, 340 1, 3| chiamat Messir, al so nom comenza in Pan, Messir Pancrazii, 341 3, 3| rissento, e credo s'io avessi comercio di questa bella fanciulla, 342 1, 6| voi , perqué ol m' l'ha comes quel zentil'om.~ ~BURASCA– 343 5, 3| il fatto, perché oramai comincia apparir l'alba, e staremo 344 2, 3| Flavio.~ ~SIMPLICIA– Che mi commanda, V. S. mio Signore?~ ~FLAVIO– 345 2, 3| ché ben sapete che potete commandarmi alla libera.~ ~FLAVIO– Io 346 3, 2| Orsù, va, fa' quanto t'ho commandato, che io mi voglio entrare 347 2, 7| Ardelia e fare le vostre cose commodissimamente. Lasciate pur operare a 348 5, 1| abbino avuto grandissima commodità di negoziare il fatto fra 349 5, 1| va a dormire, e così avrò commodo di fare il fatto mio con 350 2, 4| una qualche fantesca da comodarsi a patrone, che mi favorisce 351 3, 2| quanto avermi data te per compagna, Farinella mia galante, 352 5, 2| con Messer Demetrio mio compare, ch'io ho fatto venir sera, 353 4, 2| Io vado dal merciaio a comperare degli aghi per la mia padrona.~ ~ 354 1, 3| egli è ito alla piazza a comprare dell'insalata, e non verrà 355 4, 2| questi quattro scudi da comprarti da far delle camiscie e 356 3, 4| Lelio mio, quanta grazia mi concede oggi il Cielo, avendomi 357 1, 2| consenso, glie l'avesse voluta concedere.~ ~ZENOBIO– Glie l'avete 358 5, 3| state più a dir altro, ma concedetemi Ardelia per mia consorte, 359 pro | che nelle Comedie vengono concessi gl'innamoramenti, l'avarizia 360 3, 2| Gran favore m'ha dunque concesso il Cielo, mia Signora, avendomi 361 5, 3| di questa spalla e mi ha concio di modo, che chi mi vede 362 5, 3| grazia, ma quanto prima concludemo il fatto, perché oramai 363 5, 1| ancor che 'l Signor Lelio concludesse di far le sue; e a punto 364 5, 1| sì che fra noi la cosa è conclusa; e però con l'occasione 365 2, 7| bisogno, e io gliene avevo condotto qua una, la quale stava 366 5, 3| nostre. Andatela a pigliare e conducetela qua.~ ~FLAVIO– Or ora vado. 367 2, 7| ell'è fidata, mi è parso di condurla a voi che sete gentil'uomo 368 1, 5| danno. Io poi, per poter condurlo dentro, ho fatto imbriacare 369 1, 1| compagni; e parimente ell'erano confederate insieme, e gl'amori nostri 370 1, 1| avrò più con chi io possa conferire i miei pensieri, e tanto 371 3, 3| qualche cosa sarà. Io mi confido nella mia borsa che mi sarà 372 3, 4| pianetti, perché sete tutti congiurati insieme contra la sfortunata 373 3, 4| guisa d'Ercole ha preso la conocchia in vece della spada, per 374 3, 3| farò io s'a sorte egli mi conosce? Egli m'ha già veduto, io 375 5, 3| burla sarà questa quando si conosceranno insieme! Certo non si poteva 376 2, 7| veduto vestire, certo non vi conoscerei.~ ~LELIO– Or come vogliamo 377 3, 4| e priva di lume, che non conosciate il vostro caro e amato Lelio? 378 1, 1| partite, ogni cosa andarà in conquasso, tanto dal lato di esse 379 1, 1| alcuno che non ne fossimo consapevoli insieme come cari e fidati 380 1, 2| fare nulla senza il vostro consenso, glie l'avesse voluta concedere.~ ~ 381 2, 5| non più presto; intanto conservami nella tua buona grazia e 382 1, 1| all'amore.~ ~BURASCA– O bel consiglio che voi gli date, Signor 383 1, 1| Signora Silvia, ci andavamo consolando l'uno e l'altro insieme, 384 3, 4| che tu non dica così per consolarmi, e che egli pur sia morto.~ ~ 385 1, 1| della mia cara Ardelia, e consolatela al più che si può, e che 386 1, 2| grado mio; ma sopportare constantemente i colpi di fortuna. E se 387 4, 3| che per te si strugge e consuma.~ ~GIANETTINA– Quando io 388 4, 3| GIANETTINA– Quando io ti vederò consumato del tutto, allora poi ti 389 1, 6| cerchi se savì vergot per cont de lèttira neguna?~ ~BURASCA 390 3, 4| notte quando ella dorme e la contemplo a modo mio, e quanto più 391 5, 3| banchetto insieme, se vi contentate.~ ~ARDELIA– Sì, di grazia, 392 5, 3| quello che voi vedete. Però contentatevi ch'esso la pigli per moglie, 393 4, 2| a i colpi d'Amore, però contentati ch'io ti voglia bene, e 394 5, 3| Quando ei si contenterà, mi contenterò ancor io, ma lo voglio saper 395 3, 4| dolcissimo mio bene. Oh, quanta contentezza sente il mio core! Adesso 396 4, 1| dato principio alle loro contentezze. Oh, quando il vecchio saprà 397 5, 3| bandita per otto giorni continui.~ ~BURASCACancaro, la 398 4, 3| BURASCA– E per te abbrugio di continuo, cor mio.~ ~GIANETTINA– 399 | contra 400 1, 1| non voglio in modo alcuno contradire al commandamento di mio 401 pro | e civile; sì come per lo contrario la Tragedia è un abbracciamento 402 2, 2| l no per mi a stà a contrastà con i embriaghi. A .~ ~ 403 5, 3| stato nella casa vostra, ho conversato e trattato con vostra figliuola 404 1, 4| avrebbe ragione: ché non si conviene che le figlie da bene stiano 405 3, 4| quale per amor vostro si è coperto di feminil gonna, e a guisa 406 5, 3| ch'io ti veda. Perché ti copri tu il volto?~ ~FLAVIOOrsù, 407 4, 2| prendi ancora questa filza di coralli e portali al collo per amor 408 5, 2| balcone, e hanno tirato la corda, tal che io non avrò briga 409 1, 4| simile, perché s'amano troppo cordialmente insieme.~ ~ARDELIA– Hollo 410 1, 6| Burasca, veramente oggi corre un gran burasca per te!~ ~ ~ ~ 411 4, 3| tuo, io mi scingerei la correggia e ti darei venticinque correggiate; 412 4, 3| correggia e ti darei venticinque correggiate; mira che mi vuol fare adosso 413 5, 3| non che io gridarò e farò correr i vicini a vedere questa 414 3, 1| onde me gli son messo a correre dietro, né mai l'ho potuto 415 5, 3| ZENOBIOAdagio un poco, non corriamo così a furia. Messer Pancrazio 416 2, 7| sodisfatto, e se i fatti corrisponderanno alle parole, spero che le 417 3, 2| pensiero ancora si viene a corrompere alquanto l'onestà.~ ~ARDELIA– 418 1, 2| suol dire, la mia tavola è corta per lei.~ ~PANCRAZIO– Io 419 5, 3| insieme, e si ha da tenere corte bandita per otto giorni 420 3, 4| essere la colomba, e sono il corvo: il Signor Lelio, da voi 421 2, 4| avere fatto l'impresa di Costantinopoli quando hanno levato l'onore 422 1, 6| de quei spontù in ti costi.~ ~BURASCAOhimè la mia 423 1, 2| sangue, ed è virtuosa e costumata.~ ~ZENOBIO– Ci vogliono 424 1, 2| che ad altro, né prezza costumi, né bontà. Orsù pur, pazienza; 425 2, 2| porta una lanterna, o ti sì cot, ve', fradel.~ ~CHIAPPINO– 426 1, 2| tutti i giovani onesti e ben creati, avendo fermo pensiero di 427 1, 3| quanto prima, perqué a cred, che 'l sia un so moros 428 1, 1| Perché non volete ch'ei vi creda?~ ~LELIO– Perché sa ch'io 429 2, 1| scoprisse, perché ei si crede aver dato la lettera a Messer 430 3, 4| sarà questo?~ ~FARINELLA Io credea d'essere la colomba, e sono 431 5, 1| mio padre mi ha veduto, e credendomi femina s'è inamorato di 432 3, 2| molino, e non gli darei credenza d'un mezo soldo. Oh, io 433 2, 5| dentro.~ ~CHIAPPINO– Se io credessi che tu dicessi da dovero, 434 2, 5| ma io l'ho trovato, se tu credi che io ti sia servidore.~ ~ 435 1, 6| pittana dol Ciel: a i ho credut de quella lèttira a un, 436 1, 2| 'l vecchio avaro potria creppare in questo tempo, né vi sarà 437 5, 3| in queste nozze, che mi creppi la pancia, per reffarmi 438 4, 3| Quando le oche faranno la cresta.~ ~BURASCA– Tu sei su le 439 4, 2| più, ché la mia patrona mi criderà, ch'io sto troppo a tornare 440 3, 4| il suo lume, e che morte cruda m'ha spogliata d'ogni mio 441 3, 4| spiri? O cieli, o terra, o crudeli pianetti, perché sete tutti 442 3, 4| mio misero cuore, a così crudi e dispietati colpi? E tu, 443 2, 7| attender alla camera, e cucinare, e fare in somma quel tanto 444 | cui 445 5, 3| s'invitino i sonatori, i cuochi e i ballarini e i musici, 446 1, 3| manda?~ ~STRAMAZZO– Un so cusì. O cancher, havivi falat.~ ~ 447 3, 1| sciagurato, in cambio d'aver custodia del tuo padrone tu ti vai 448 | da' 449 1, 3| al so nom, e ch'a ghe la daga in a propia, mo a 450 1, 3| lettera che noi aspettavamo. Dàlla pur qua a me, ch'ella si 451 | dallo 452 4, 2| Eccoti la borsa, pigliati che danari tu vuoi, e prendi ancora 453 5, 3| pancia, per reffarmi dei danni passati. Or sì che questa 454 3, 4| pigliarai per moglie. Orsù, dapoi che per me più non splende 455 2, 5| a pigliarlo, però tu lo darai a me, e non passerai più 456 4, 1| la madre si contenta di darmela, a tale che faremo le nozze 457 5, 3| e essi son stati qua a darsi buon tempo sotto abiti feminili. 458 1, 1| quasi messo in obligo di darti quattro piattonate, e, un 459 5, 3| non posso far di manco. Dategliela pure, ch'io mi contento.~ ~ 460 5, 3| quello che egli è, e si sono dati la fede l'uno e l'altro 461 1, 3| cancher, se quel zoven no me dava sto carlì, ol pover Stramaz 462 1, 1| tu m'attizzavi, io te ne davo una mostra.~ ~BURASCAPiano 463 2, 2| nascosto in casa sua, che non debbia moversi di fin ch'esso 464 1, 2| sempre è andato con quei debiti termini che devono andare 465 1, 1| abbia detto ch'io non sono dedito alli studi, e che ancora 466 | degli 467 4, 2| di me, perché voi saresti degno di gran castigo, s'ingannasti 468 5, 2| tanto a ragionare con Messer Demetrio mio compare, ch'io ho fatto 469 3, 4| bisognano, e ancora dargli denari da spendere per il desinare 470 5, 2| Ma l'uscio è aperto, mi dénno forsi aver veduto da stare 471 3, 2| del merito che tu mi vai descrivendo, ma so bene ch'io son degna 472 1, 3| STRAMAZZOMo que a desì cha si vu so pader, e ve 473 1, 1| che vostro padre vi ama e desidera che vi fate un valent'uomo, 474 1, 2| ha tanta dote quanto voi desiderate, per questo ella è nata 475 3, 4| Lelio, da voi tanto amato e desiderato, il poveretto... ohimè, 476 5, 3| gionti al fine de i vostri desideri, io non voglio stare più 477 3, 4| carissimo consorte, ché tale ho designato che voi siate, se da voi 478 3, 4| denari da spendere per il desinare di domattina.~ ~ARDELIA– 479 pro | violenze, furore, rovine, desolazion di case e distruzzione di 480 | dessi 481 | desso 482 1, 6| i ho fat. Mo a me voi tò dessot, perqué a no quel ch' 483 1, 2| quei debiti termini che devono andare tutti i giovani onesti 484 4, 3| veduto tornare indietro. Diàncene, dove può egli essersi fitto? 485 2, 5| CHIAPPINO– Se io credessi che tu dicessi da dovero, io mi rissentirei 486 3, 4| restato vivo pur uno, e dicono che 'l Signor Lelio, mentre 487 2, 1| la quale averà di dote diece millia scudi e più; a tale 488 1, 1| vostra protezzione e la diffenderò fin con la vita istessa.~ ~ 489 3, 2| quel d'esso, perché non v'è differenza alcuna dal tuo volto al 490 5, 2| che tu vieni con tutti i diffetti. Io mi ricordo quando io 491 1, 3| giovani quando sono innamorati difficilmente si possono levare da simil 492 4, 3| sappiano del certo.~ ~CHIAPPINO Dilli quello che tu vuoi, in ogni 493 3, 2| trovare il Signor Flavio e dimandargli se a sorte egli avesse qualche 494 4, 3| casa d'un mio cugino, e ivi dimorerò sin a tanto ch'io sappia 495 1, 1| m'ami, sì come sempre hai dimostrato d'amarmi. Deh Signor Flavio, 496 2, 5| a te, e so che tu non mi diresti una bugia per tutto l'oro 497 4, 2| gambe verso di te, e, a dirtelo alla libera, io voglio che 498 pro | condizion eroica in istato di disaventura, il cui soggetto e materia 499 pro | verrà a scorgere quanto sia disconvenevole a un vecchio rimbambito 500 4, 2| tirarò dentro, e ivi potrete discorrere e dirmi l'animo vostro, 501 4, 3| che puzzi di succidumo discosto cinquanta miglia. Quant'


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