abban-disco | discr-noto | nova-spesa | spese-zoven
grassetto = Testo principale
Atto, Scena grigio = Testo di commento
502 4, 3| poco. Bisogna che metta la discrezione da banda con questo furbaccio.~ ~
503 3, 4| incontrato qualche gran disgrazia? Dimelo, ti prego.~ ~FARINELLA–
504 5, 3| fiaccarò le braccia, forfante, disgraziata. Entra in quella casa, e
505 4, 3| m'aiuti oggi con questo disgraziatello! Almeno fussi tu par mio,
506 4, 3| trovarò bene da te e me. Sì, disgraziatino, tu non serai sempre con
507 4, 2| a voi, e a me infamia e disonore.~ ~ZENOBIO– Non temer di
508 1, 4| Signora Ardelia, né vi disperate ch'io tengo tanta fede nel
509 1, 4| inteso con mio grandissimo dispiacere, Signora Ardelia mia, che '
510 3, 4| misero cuore, a così crudi e dispietati colpi? E tu, petto meschino,
511 2, 1| figliuolo, perché ogni suo dissegno gli andarà fallato: oh,
512 3, 1| sarà andato per la strada dissotto, che traversa quei campi,
513 pro | rovine, desolazion di case e distruzzione di città, provincie e regni;
514 1, 5| torni così presto indietro a disturbare i nostri negozi. Oh, che
515 2, 2| a colù, ma ol Noder m'ha dit ch'a faghi esaminà i testimoni;
516 3, 2| FARINELLA– Di grazia, ditemelo adesso.~ ~ARDELIA– T'importa
517 1, 3| polizza, ch'a la porta a la ditta Segnura, che 'l dis che
518 1, 6| BURASCA– Non te l'ho io ditto? Io bramo sol sapere da
519 3, 2| de' vostri begli occhi non divenisse tutto amabile e cortese?
520 3, 4| Fiordispina, cioè che costei diventasse il mio caro e amato Lelio?
521 pro | PROLOGO~ ~Varii e diversi sono gli accidenti e le
522 1, 6| imbriag, nevira?~ ~BURASCA– Do, fachin poltron, guarda
523 1, 3| fachino di quelli della doana, e pare ch'egli abbia una
524 3, 1| ne bevei più che dieci o dodeci bicchieri, che m'incominciaro
525 5, 3| che sempre parea che gli dogliesse nel corpo. Ma io voglio
526 5, 3| Pancrazio per trattenermi dolcemente con la mia cara Farinella.
527 1, 4| mi si può partire questo dolor dal core.~ ~SILVIA– Io ve
528 4, 2| ch'io ti voglia bene, e domandami ciò che tu vuoi, ch'io son
529 1, 3| adimando.~ ~STRAMAZZO– S'a mel domandé per bé, e vel dirò: a vag
530 4, 3| gaglioffo, insolente, vatti, domestica con i pari tuoi imbriachi
531 2, 5| per di qua per vederla e donargli questo mazzetto di fiori,
532 1, 4| ARDELIA– Se lo sapete donque, abbiatemi compassione.~ ~
533 4, 2| castigo, s'ingannasti una donzella pura come son io, vedete.~ ~
534 5, 3| BURASCA– Cancaro, la va doppia di figure! Orsù, poiché
535 4, 2| questo sarebbe errore del doppio.~ ~ZENOBIO– Tu dici la verità;
536 2, 2| m'arecomand, fradel, va' dorm' un sonet; va via, ti n
537 3, 4| sopra la notte quando ella dorme e la contemplo a modo mio,
538 5, 3| vino alloppiato, accioché dormessi, come io feci, e in cambio
539 1, 2| Messer Pancrazio, voi non vi dorrete più meco per conto di Lelio
540 4, 3| BURASCA– Amor m'ha fatto così dotto.~ ~GIANETTINA– Meglio sarebbe
541 2, 7| Zenobio avrà un eccellente dottore. Or così si fa a questi
542 5, 3| quanto tempo in qua sete doventato fornaio, Messer Zenobio?
543 1, 4| esso m'ha promesso che se dovesse spendere la robba e la vita,
544 2, 2| ira mo vergù oter che nu dù, a tal ch'a pens ch'a n'
545 4, 2| casa.~ ~ZENOBIO– Non ti dubitar di questo, ché quando ben
546 3, 4| fede, benché mai non ho dubitato di mancamento alcuno. Eccovi
547 1, 1| che si può, e che non si dubiti che se bene io sarò lontano
548 2, 1| faranno altro che mille e ducento, come ha questa sua Signora
549 1, 1| credo di morir mai più. Ahi, dura sorte, come mi perseguiti
550 5, 3| ragione il vuole, e se tu hai durato fatica per me io ti ristorerò.
551 2, 7| che Messer Zenobio avrà un eccellente dottore. Or così si fa a
552 | eccetto
553 | eccoci
554 | eccolo
555 | eccomi
556 | Eccoti
557 4, 2| conto che questa sia un'elemosina che voi mi fate, e son obligata
558 3, 2| ne fa fede, avendo egli eletto voi per sua donna, come
559 2, 3| cercare più oltre; io voglio entrar in casa, e preparare una
560 5, 3| vado innanzi.~ ~ZENOBIO– Entrate dentro, signori sposi, che
561 1, 4| abbiate il vostro desiderio. Entratevene in casa, ch'io farò il simile,
562 | eravamo
563 | eravate
564 3, 4| feminil gonna, e a guisa d'Ercole ha preso la conocchia in
565 2, 1| Ardelia; e costei è poi erede del padre, dove che verranno
566 1, 4| fatto lo privarebbe dell'eredità paterna e della sua grazia
567 pro | abbracciamento della condizion eroica in istato di disaventura,
568 4, 2| sono, e anco scoprire l'error suo. Come farà vedendosi
569 | es
570 2, 2| Noder m'ha dit ch'a faghi esaminà i testimoni; mo al no gh'
571 4, 2| come son io? Oh, bello esempio che voi date ai giovani!
572 pro | che 'l soggetto è molto esemplare, ne trarrete insieme grandissimo
573 1, 1| misero e sconsolato Lelio, e esortarla insieme a mantenermi la
574 1, 1| ascoltarvi, e in iscambio d'esortarlo andare allo Studio, voi
575 1, 1| andare allo Studio, voi l'esortate a star qua a far l'amore
576 | esse
577 5, 3| pigliarla per moglie, e essendomi interditto da voi, ho cercato
578 1, 4| Studio, e che la lassi, essendone così ardentemente acceso.
579 5, 3| Io, che son giovane, a essermi innamorato di una giovane
580 | essersi
581 | esservi
582 4, 2| vi vergognate in questa età di parlar così con una fanciulla
583 per | Signor Flavio~ ~Stramazzo facchino grosso del bergamasco~ ~ ~ ~
584 | facessimo
585 | facevano
586 4, 3| tiene con l'altro, onde facilmente sarà vero quanto mi vado
587 3, 1| Potrebbe essere questo facilrnente. O diavolo, e io mi sono
588 2, 1| io gli lasciarò, e queste facoltà, Lelio verrà ad esser uno
589 2, 2| ma ol Noder m'ha dit ch'a faghi esaminà i testimoni; mo
590 2, 2| una cimice gravida, con un fagotto alle spalle pieno di malizie
591 1, 3| cusì. O cancher, havivi falat.~ ~ZENOBIO– Un suo cugino,
592 3, 4| tu aspettavi? Ahi, mondo fallace, come ne tratti noi miseri
593 5, 3| ti dico io, che non puoi fallare, e falli onore e riverenza
594 2, 1| suo dissegno gli andarà fallato: oh, questa è stata la buona
595 5, 3| che non puoi fallare, e falli onore e riverenza quanto
596 5, 3| che abbiate comesso simil fallo, che sete vecchio e tenuto
597 pro | bravure de capitani, e le falsità de ruffiani, e in somma
598 2, 4| hanno levato l'onore e la fama a un uomo da bene. Orsù,
599 1, 2| voi la faresti morir di fame.~ ~ZENOBIO– Orsù, voi m'
600 4, 3| cucina, e non lui, e sei un famigliaccio da stalla, che puzzi di
601 | fammi
602 1, 2| quel nobil poeta, posto nel fango ogni vostra cura, e sete
603 | fanno
604 1, 6| péttoli. Mo a me sù aradegat, fardel, ch'a i ho pensat de darla
605 3, 2| dunque?~ ~ARDELIA– Non lo farei per l'onestà mia, ma bene
606 1, 2| curo. In ogni modo voi la faresti morir di fame.~ ~ZENOBIO–
607 5, 3| pur ben burrattare questa farina.~ ~FARINELLA– Dove sete?~ ~
608 2, 7| ha appunto una faccia da farinello.~ ~FLAVIO– E tali saranno
609 | farlo
610 3, 4| perché non morsi io nelle fascie, quando era picciola bambina,
611 1, 2| voi non v'avete a pigliare fastidio di questo. Maritate pur
612 5, 3| poi altro.~ ~PANCRAZIO– Fatelo un poco venire innanzi.
613 5, 3| tanta auttorità?~ ~LELIO– Fatevi innanzi, signor fornaio,
614 3, 2| lui, e dopo molte promesse fattegli e ciance, ei gli ha mancato,
615 3, 4| so bene che quelle sono favole e che ciò non può essere;
616 | fece
617 5, 3| accioché dormessi, come io feci, e in cambio di cavalcare
618 3, 3| esser femina; perché noi femine siamo soggette a mille tristi
619 3, 4| amor vostro si è coperto di feminil gonna, e a guisa d'Ercole
620 5, 3| darsi buon tempo sotto abiti feminili. Io ho ben saputo ogni cosa,
621 1, 5| conoscerà. Essendo in abito femminile e sbarbato com'egli è, non
622 4, 3| che la spesa importa di fermarsi, poiché l'ha detto questo
623 1, 2| doti dell'animo sempre sono ferme e stabili.~ ~ZENOBIO– Orsù
624 4, 2| poi non sta bene ch'io mi fermi a parlare con gl'uomini,
625 5, 3| Dio, Signor Lelio, voi mi fésti dar da bere a l'osto di
626 3, 4| questa nuova: come possibil fia ch'io resti in vita in tante
627 5, 3| s'io piglio un legno ti fiaccarò le braccia, forfante, disgraziata.
628 4, 3| smorzerò.~ ~BURASCA– Alla fiamma d'amor acqua non giova.~ ~
629 1, 1| bene costui ha la spada al fianco, e ch'esso facci il pennachino
630 1, 3| adosso; torna da me un'altra fiata, ch'io ti rimunerarò.~ ~
631 2, 7| e perché io so ch'ell'è fidata, mi è parso di condurla
632 pro | ingordigia de' parasiti, la fideltà de gl'amici, le bravure
633 1, 3| novamente, perché io non mi fido che Lelio sia andato via,
634 1, 4| ché non si conviene che le figlie da bene stiano per la strada;
635 pro | innamorato dal proprio suo figliolo, con un piacevole inganno;
636 5, 3| Cancaro, la va doppia di figure! Orsù, poiché sete gionti
637 4, 2| e prendi ancora questa filza di coralli e portali al
638 1, 1| costei, e crederà ch'io finga così, perché esso non mi
639 1, 1| strada io potessi trovare da finger questo, perché mio padre
640 3, 4| Ardelia, questi sono i fini de i nostri amori, ecco
641 1, 6| romperò ben an ol cò; no se finis sta baiada.~ ~BURASCA– Metti
642 2, 1| che subito ch'esso avrà finito di studiare, non mancherà
643 3, 4| ch'intravenne alla bella Fiordispina, cioè che costei diventasse
644 4, 3| Diàncene, dove può egli essersi fitto? Sarà in casa del Signor
645 1, 3| gne alt, gne bas; un bel fiul in somma.~ ~ZENOBIO– Orsù,
646 1, 3| m'ha vedut ch'a ira andat fò della porta a portà una
647 4, 3| strada. Tira via e va' alle forche.~ ~BURASCA– Deh, forfantello,
648 4, 3| forche.~ ~BURASCA– Deh, forfantello, sfacciato, sciaguratino
649 2, 5| Gianettina. Or mira se 'l formaggio m'è cascato (come si suol
650 | forse
651 3, 3| questa! Oh me felice, oh me fortunato, poi ch'io vivo in compagnia
652 3, 1| vapori al capo, ch'io fui forzato gettarmi sul letto e fare
653 1, 1| vostro chiaro sole? Deh, foss'io più tosto nato cieco,
654 pro | è tempo di pensare alla fossa. Ma parmi di sentire i recitanti
655 | fossero
656 | fossimo
657 5, 2| Dentro dentro, oh che aria fredda!~ ~ ~
658 pro | furtivi amori de' giovani, le frodi delle meretrici, gl'inganni
659 3, 3| che volete, che bisogna fuggire l'occasione di non dare
660 2, 1| da vedere, però bisogna fuggirla a più non posso. Orsù, io
661 | fui
662 4, 3| discrezione da banda con questo furbaccio.~ ~GIANETTINA– Lassalo stare,
663 1, 1| altra maniera, insolente furfante. Aver ardimento di strappazzare
664 pro | sventure, armi, violenze, furore, rovine, desolazion di case
665 pro | l'avarizia de' vecchi, i furtivi amori de' giovani, le frodi
666 5, 3| invenzione di questa da gabbar questo vecchio balordo;
667 3, 2| sono in questa città e di gabbarle tutte. Deh, non vi mettete
668 pro | ridicole, al fine viene gabbato un vecchio innamorato dal
669 2, 7| fa co sì, fa colà; ed è gagliarda, e so ch'ella vi darà grandissima
670 4, 3| vai cercando? Poltrone, gaglioffo, insolente, vatti, domestica
671 1, 3| che cosa è questa. A Dio, galant'uomo.~ ~STRAMAZZO– A Dé
672 2, 2| donare un bel collaro e certe galanterie, ch'io le tengo molto care;
673 5, 3| uomini; andate pure che sete galanti, e che non m'hanno fatto
674 3, 2| un penacchino, che fa il Ganimede, il bello, il profumato,
675 5, 3| volta si sono finiti questi garbugli, che io non sentirò più
676 2, 5| qui fuora, e Dio sa che la gatta non m'abbi fatto qualche
677 1, 3| caduto in piedi, come un gatto: io sono il padre di quella
678 5, 1| madre si contenta, con sommo gaudio della figliuola, né altro
679 2, 2| che porta la lanterna di Genova a Milano.~ ~STRAMAZZO– O
680 3, 2| professione d'invaghirsi di quante gentildonne sono in questa città e di
681 3, 2| perché so quanto egli è gentile e costumato, e sin ad ora
682 1, 2| cura di virtù, né manco di gentilezza, perché voi avete, come
683 3, 2| bellissima, e con le vostre gentilissime maniere sareste atta a far
684 3, 1| capo, ch'io fui forzato gettarmi sul letto e fare un sonetto
685 1, 1| quante lagrime e sospiri getterai da gl'occhi per me, se pur
686 2, 2| esaminà i testimoni; mo al no gh'ira mo vergù oter che nu
687 1, 6| se bé a l'ho vedut a no ghel voi dì, perqué ol m' l'ha
688 5, 3| Zenobio aventurato, che giocondità sarà la tua quando ti troverai
689 1, 4| né posso credere ch'egli gionga fin là, ma che esso torni
690 2, 2| voglio andar di qua, ch'io giongerò più presto là, e poi voglio
691 5, 3| figure! Orsù, poiché sete gionti al fine de i vostri desideri,
692 3, 4| privo di vita, per me tu sei gionto all'ultimo fine nel più
693 2, 2| STRAMAZZO– O che questa è la giornata de i embriaghi? Con cancher
694 4, 3| in dentro. E quel furbo giotto di quel ragazzo m'ha quasi
695 4, 3| fiamma d'amor acqua non giova.~ ~GIANETTINA– O tu ne sai
696 1, 4| che, essendo amata da un giovanetto così vago e grazioso e ricco
697 4, 3| poiché l'ha detto questo bel giovine.~ ~BURASCA– S'io non son
698 2, 7| che parete proprio una giovinetta, e se io non v'avessi veduto
699 3, 2| ch'egli è una frasca e gli gira il cervello come un molino,
700 4, 3| che tu non hai cantato la girometta nella streglia?.~ ~BURASCA–
701 3, 3| stai innanzi che tu te ne gissi.~FARINELLA– Lo saprete pur
702 2, 4| serva ch'io avea se n'è gita, e ho Ardelia mia figliuola
703 5, 3| ho fatto, l'ho fatto con giudicio, e sarò sempre lodato appresso
704 3, 3| subito vien fatto cattivo giudizio sopra di lei.~ ~ZENOBIO–
705 3, 4| non può fare ch'ella non giunga.~ ~PANCRAZIO– Orsù, io andarò
706 3, 1| dietro, né mai l'ho potuto giungere, né manco ho mai incontrato
707 | gliene
708 4, 3| suol dire che tanto dà una goccia d'acqua su la pietra, ch'
709 3, 4| può essere; però andarò godendo questa sua bella somiglianza,
710 3, 1| Va' in buon'ora. Oh, che goffo è costui: tornar indietro
711 1, 6| servit quel zentil'om in dol gombet. Oh, che vecch maledet è
712 5, 3| mi potrò ungere fino alli gombiti. Ma chi è questo fornaio?
713 3, 4| si è coperto di feminil gonna, e a guisa d'Ercole ha preso
714 2, 7| FLAVIO– S'ella non si saprà governare, suo danno. Orsù, io ho
715 1, 2| a fare cosa indegna del grado mio; ma sopportare constantemente
716 2, 5| l'andò a mangiare suso il granaio, che la più ingorda bestia
717 2, 2| che le tiene sempre unte e grasse, onde gli traluce la pelle
718 4, 2| Lelio tornarà, non gli sarà grave avere una matrigna come
719 2, 2| a cavallo d'una cimice gravida, con un fagotto alle spalle
720 3, 2| veramente sete un vaso di grazie e di virtù, e degna de'
721 3, 4| leggiadramente e quanto graziosamente porta ella la vita! Veramente
722 3, 4| mancare altri amanti, e graziosi quanto lui.~ ~ARDELIA– Ahi,
723 3, 4| Il Ciel vi salvi, la mia graziosissima Signora.~ ~ARDELIA– Ben
724 1, 4| un giovanetto così vago e grazioso e ricco di beni di fortuna,
725 2, 3| preparare una tonica, e 'l grembiale, e la scuffia di Gianettina,
726 5, 3| serva per moglie. Ma non gridate voi, che non gridarò ancor
727 2, 2| embriaghi? Con cancher un gril che porta una lanterna,
728 2, 2| Io non burlo, io cerco un grillo che porta la lanterna di
729 2, 2| veduto per sorte una mula in groppa ad un pagliaio?~ ~STRAMAZZO–
730 3, 4| quanto più gli affisso il guardo, tanto più pare ch'io scorga
731 2, 5| mia testa, lascia prima guarire quelli che ha morti; o ch'
732 1, 2| è virtù, che povertà non guasti, per il mondo crudele, il
733 2, 5| su le fune, massaraccia, guataraccia, sporca, unta, bisunta,
734 1, 1| piace, ch'io son stato alla guerra e son soldato e uomo da
735 1, 6| maledet è stat quel, me l'hal mo bé cargada! Vat mo fidati
736 2, 5| esso mi avea mandato, e hammi detto ch'io venghi a casa
737 1, 3| Un so cusì. O cancher, havivi falat.~ ~ZENOBIO– Un suo
738 1, 4| cordialmente insieme.~ ~ARDELIA– Hollo inteso ancor io da mio padre,
739 1, 3| perqué questa è una pitella d'hunur, es è fiula de so pader;
740 5, 3| questo fatto, e poi ancora l'ignorate. Questa è una serva, eh?~ ~
741 | II
742 1, 6| da Voltolina, mo a servi ilò a la gabella per om de portada,
743 1, 1| LELIO– Io non saprei imaginarmi mai che strada io potessi
744 3, 4| bene ramembrare la bella imagine di lui, ma non essendo la
745 2, 2| Becca su questa; te dì esser imbriac an ti com' ira quell'oter
746 4, 3| domestica con i pari tuoi imbriachi e lassa star costei, ch'
747 1, 6| con costù! Te dì esser imbriag, nevira?~ ~BURASCA– Do,
748 2, 2| la zornada de i mat o de imbriaghi? Osù a m'arecomand, fradel,
749 1, 1| desiderio ch'egli abbia ch'esso impari lettere, quanto per levarlo
750 1, 1| nondimeno nissuno non ha potuto impetrare grazia ch'io non vada, e
751 1, 1| non volere essere tanto importuno.~ ~BURASCA– Io voglio parlare
752 5, 1| mantello dalla notte, e a l'ora impostami sarò qua. A Dio.~ ~LELIO–
753 pro | spargimento di sangue, veleni, incendi, sbranamenti di membra,
754 3, 1| dodeci bicchieri, che m'incominciaro a salire certi vapori al
755 1, 1| giovane! Adesso ch'esso incominciava avere un poco buon tempo,
756 4, 2| matrona, perché la gente incontrandovi non vi darà fantasia.~ ~
757 1, 3| anzi io venivo a posta ad incontrarti, mi parea che la stesse
758 1, 5| che, se bene il vecchio l'incontrerà, non lo conoscerà. Essendo
759 5, 1| dalla finestra, e mi viene incontro. Io saprò qualche cosa del
760 1, 2| né movermi a fare cosa indegna del grado mio; ma sopportare
761 1, 3| no sò mo chi m' savrà dà indirizz' della chà dof stà sta Segnura
762 4, 2| sarebbe vergogna a voi, e a me infamia e disonore.~ ~ZENOBIO– Non
763 2, 2| ch'io le tengo molto care; infin l'è una bella cosa l'essere
764 5, 3| Ardelia; io mi rallegro infinitamente delle vostre allegrezze.~ ~
765 4, 2| Mira un poco com'ei s'è ingalluzato quando m'ha visto; io voglio
766 4, 2| Or che dici, cerco io d'ingannarti, o no?~ ~FARINELLA– Quando
767 4, 2| degno di gran castigo, s'ingannasti una donzella pura come son
768 pro | frodi delle meretrici, gl'inganni de' servi, l'ingordigia
769 pro | figliolo, con un piacevole inganno; dove si verrà a scorgere
770 3, 3| cercarò ben tanto, e tanto m'ingegnarò, che troverò la casa; e
771 5, 3| pigliasse per moglie, s'è ingegnato di porsi in questa guisa
772 2, 7| farò, Signor Flavio, e m'ingegnerò per dare sodisfazzione a
773 2, 5| suso il granaio, che la più ingorda bestia non è al mondo. Orsù,
774 3, 4| spietata, perché m'hai così ingordamente rubbato il mio caro tesoro?
775 pro | gl'inganni de' servi, l'ingordigia de' parasiti, la fideltà
776 1, 2| benissimo che un vecchio avaro e ingordo, come sete voi, non fa cura
777 pro | Comedie vengono concessi gl'innamoramenti, l'avarizia de' vecchi,
778 3, 2| maniere sareste atta a far innamorare di voi Amor istesso. E qual
779 3, 3| cadere alla rete e ch'io m'innamori di lei, ma ella s'inganna,
780 1, 3| alla piazza a comprare dell'insalata, e non verrà fin'a sera
781 1, 1| Lelio tuo padrone, io t'insegnarei di procedere in altra maniera,
782 2, 7| saprò, avrò caro che mi sia insegnato.~ ~PANCRAZIO– Orsù, entra
783 1, 3| zà ch'a si vu so pader, insegnem l'us dof a sté, che a ghe
784 1, 3| me savì insegnà la casa, insegnemela, e no me ste più a trattegnì
785 2, 4| tempi non vi mancano de gli insolenti al mondo, che portano poco
786 1, 2| esso mai abbi usato alcuna insolenza alla casa mia, ma sempre
787 | insomma
788 3, 4| FARINELLA– Poiché con tanta instanza mi pregate, io son sforzata
789 3, 2| del Signor Lelio, acciò intendendo qualche nuova di lui possa
790 1, 3| chilò.~ ~ZENOBIO– Orsù, io t'intendo benissimo, fratello: tu
791 1, 1| FLAVIO– Voi m'avete tanto intenerito il cuore, Signor Lelio,
792 5, 3| invenzione di conseguire l'intento mio. Ma che dirà il mondo
793 4, 2| veniste se non avete buona intenzione verso di me, perché voi
794 5, 3| per moglie, e essendomi interditto da voi, ho cercato con tal
795 1, 2| questo tempo, né vi sarà poi intermedio alcuno; e se 'l Cielo vorrà
796 5, 3| rissolve in bene, io non voglio interrompere il negozio; ma ben meritaresti
797 | intorno
798 3, 4| intraviene a me, come si dice ch'intravenne alla bella Fiordispina,
799 3, 4| effigie. Deh, perché non intraviene a me, come si dice ch'intravenne
800 1, 4| vede attraversare tanti intrichi alle sue felicità; ma non
801 4, 3| perché so che sono compagni intrinsechi, e l'uno e l'altro sono
802 5, 3| voglio che quel fornaio s'intromette in questo negozio; io voglio
803 1, 2| vostri sonni, ch'esso non v'intronerà più il capo.~ ~PANCRAZIO–
804 3, 2| profumato, e fa professione d'invaghirsi di quante gentildonne sono
805 5, 3| modo, eh? Voi sete stato l'inventore di questo fatto, e poi ancora
806 2, 4| patrone, che mi favorisce d'inviarmela, perché son senza moglie,
807 2, 7| buona, non me l'avresti inviata.~ ~FLAVIO– Il Cielo me ne
808 5, 3| casa mia, e che domattina s'invitino i sonatori, i cuochi e i
809 pro | soggetto e materia sono odii, ire, sdegni, occisioni, spargimento
810 3, 2| posso io baciarti così per ischerzo in iscambio di lui?~ ~FARINELLA–
811 1, 2| Io farò quel tanto che m'ispirerà il Cielo, per questo io
812 pro | della condizion eroica in istato di disaventura, il cui soggetto
813 1, 3| non è in casa, ch'egli è ito alla piazza a comprare dell'
814 4, 3| nocet, e ch'audaces fortuna iuvat, e sfacciato cacciati innanzi:
815 1, 1| fatto più volte venire le lacrime a gl'occhi; ma ditemi, per
816 3, 1| non ti porti bene, io mi lamentarò di te.~ ~BURASCA– Non dubitate
817 1, 2| PANCRAZIO– Io non mi son mai lamentato di lui, ch'io mi riccorda,
818 2, 5| GIANETTINA– Ohimè, la mia testa, lascia prima guarire quelli che
819 1, 4| ch'esso potrà per non lo lasciare allontanar da me, ma non
820 2, 1| il patrimonio ch'io gli lasciarò, e queste facoltà, Lelio
821 3, 2| io lo conosco bene. Eh, lasciatelo gire ch'egli è una frasca
822 1, 2| trovano al mondo. E però io lascierò operare a quei di sopra
823 4, 3| fa' quello che ti pare, e lassami andare al mio viaggio, se
824 1, 1| me, e potete pensarvi che lassando la mia cara, e da me tanto
825 2, 7| questi vecchi avari, che non lassano mai aver bene ai lor figliuoli.
826 4, 3| BURASCA– Io ti prego a non mi lassar così presto. Vieni un poco
827 4, 3| fatto. Andate pur via e lassate fare a me, ch'io voglio
828 2, 7| quando mi son partita, ho lassato buon odore del fatto mio.~ ~
829 4, 3| d'otto.~ ~BURASCA– Orsù, lassiamo andar le burle da parte,
830 1, 2| voi alla vostra avidità, e lassiate a me la cura della casa
831 5, 3| mondo, e voi stavate qui a lavare le scodelle della Signora
832 2, 5| puzzolente; da' qua questi panni, lavascodelle che tu sei.~ ~GIANETTINA–
833 2, 2| pastose e morbide per la lavattura delle scudelle, che le tiene
834 2, 5| io lavo le scodelle, e tu lavi il cantaro del tuo padrone.~ ~
835 2, 5| sei.~ ~GIANETTINA– Se io lavo le scodelle, e tu lavi il
836 3, 4| pigliare una mostra di quei lavorieri ch'ella ha, ch'io li voglio
837 2, 2| per mi, perqué quant no se lavura ol nos puol mangià.~ ~CHIAPPINO–
838 4, 3| adosso il rodomonte. Va', lecca le pignatte, che gli è tuo
839 4, 3| qua.~ ~GIANETTINA– Sì, tu lecchi le pignatte e i tegami di
840 1, 3| dice, io voglio andare a leggerla adesso, adesso; o che buona
841 3, 4| vaga, e quanto camina ella leggiadramente e quanto graziosamente porta
842 5, 3| che bramava d'averla in legitimo matrimonio, s'è posto in
843 1, 3| si della compagnia della lesina, Messir. Osù a m'arecomand,
844 1, 6| BURASCA– Che lettera vai tu letterando? Io bramo di sapere di che
845 2, 2| arà mal nigù. Mo a me voi levà de chilò, che 'l no fà per
846 1, 1| non fa questo se non per levarmi da questa impresa, e non
847 4, 3| che gli è tuo mestiero, e levatimi di qua.~ ~GIANETTINA– Sì,
848 4, 3| lunghi i denti come una cagna levriera, tanto ella mi ha passato
849 4, 2| Voi sete tanto cortese e liberale verso di me, ch'io non posso
850 4, 3| ella m'abbia tirato via una libra di carne, ella deve avere
851 1, 4| adolorata tanto, che non v'è lingua umana che potesse narrarlo.
852 3, 3| poi lassa dire alle male lingue quello ch'elle vogliono,
853 1, 1| si voglia.~ ~FLAVIO– Io lodo ogni cosa e so che voi fate
854 1, 1| miei lassi, quando sarete lontani dal vostro chiaro sole?
855 2, 5| sporca, unta, bisunta, lordaccia, puzzolente; da' qua questi
856 2, 1| a scrivere la lettera a Lucca e quanto si può più presto
857 5, 3| volta che mi voglio far lucere il pelo. E vadino in chiasso
858 2, 1| una figliola d'un mercante luchese, la quale averà di dote
859 3, 4| splende il sole e che la luna ha nascosto il suo lume,
860 4, 3| di carne, ella deve avere lunghi i denti come una cagna levriera,
861 4, 2| veggio che voi cercate di macchiar l'onor mio, e però io non
862 2, 5| come si suol dire) suso i macheroni: io avevo fatto pensiero
863 1, 3| stramazat per negot. O vecch maladet, possi tu esser messo in
864 2, 6| non l'abbi incontrato! Oh, malanno venga a quel oste con quel
865 1, 6| dol gombet. Oh, che vecch maledet è stat quel, me l'hal mo
866 2, 2| fagotto alle spalle pieno di malizie di putane, che le porta
867 2, 6| ch'ei si partiva da casa malvolontieri; ma io starò ben tanto su
868 3, 4| voi siate, se da voi non manca, dolcissimo mio bene.~ ~
869 3, 4| benché mai non ho dubitato di mancamento alcuno. Eccovi dunque la
870 2, 4| perché da questi tempi non vi mancano de gli insolenti al mondo,
871 3, 2| ARDELIA– Ahimè, ch'io sento mancarmi lo spirito, e non so quello
872 3, 2| fattegli e ciance, ei gli ha mancato, e la meschina è restata
873 1, 2| ch'egli ha ch'ella non gli manchi; ma morirete nella vostra
874 3, 3| quale pochi giorni sono mandai allo Studio a Padova, e
875 1, 1| tempo, il padre lo vuole mandare allo Studio; ma non credo
876 2, 3| ve lo mandi adesso, o lo mandarete a pigliar voi per qualcuno?~ ~
877 2, 1| a scrivere la lettera e mandarla via quanto prima; perché
878 4, 2| ché quando ben ella ti mandasse via, io ti darò sempre ricapito
879 3, 4| Ella non è in casa, io l'ho mandata da Madonna Cassandra a pigliare
880 1, 3| in questa sua partita la mandava ad Ardelia. Ah Lelio, Lelio,
881 2, 3| per qualcuno?~ ~FLAVIO– Lo manderò a pigliar io per Chiappino
882 2, 2| e l'altro giorno ella mi mandò a donare un bel collaro
883 1, 2| come il rospo, il quale non mangia della terra per la gran
884 2, 2| no se lavura ol nos puol mangià.~ ~CHIAPPINO– O fachino,
885 5, 3| voglio entrare ancor io e mangiar tanto in queste nozze, che
886 1, 1| ordine e i cavalli hanno già mangiata la biada. Su venite via.~ ~
887 4, 3| manigoldaccio, se non che io ti mangierò questa spalla.~ ~BURASCA–
888 3, 2| con le vostre gentilissime maniere sareste atta a far innamorare
889 4, 3| GIANETTINA– Lassalo, ti dico, manigoldaccio, se non che io ti mangierò
890 5, 1| la mia lanterna e il mio mantello dalla notte, e a l'ora impostami
891 1, 1| Lelio, e esortarla insieme a mantenermi la fede data, sì com'io
892 1, 3| STRAMAZZO– A Dé a Dé, Messer Marforio.~ ~ZENOBIO– O tu sei treppeggiotto,
893 2, 1| Messer Pancrazio può ben maritare sua figliuola ad altri,
894 1, 4| appresentati assai partiti per maritarmi, i quali tutti sono buoni;
895 4, 2| Tu hai dunque animo di maritarti?~ ~FARINELLA– Sì, s'io trovarò
896 1, 2| pigliare fastidio di questo. Maritate pur vostra figliuola ad
897 1, 6| fà una squaquarella; ah mariul, alla giustizia, alla giustizia!~ ~
898 1, 5| FLAVIO– Io ho pur tanto martellato nel capo al Signor Lelio,
899 3, 3| Cielo volesse ch'io fussi maschio, ché non è la peggior cosa
900 5, 3| esservi innamorato di una massara da cucina? Date la sentenza
901 3, 3| ZENOBIO– A Dio, bella massarina, con chi stai tu?~ ~FARINELLA–
902 2, 2| cosa l'essere innamorato, e massime di queste serve da cucina,
903 pro | disaventura, il cui soggetto e materia sono odii, ire, sdegni,
904 4, 2| gli sarà grave avere una matrigna come son io.~ ~ZENOBIO–
905 5, 3| bramava d'averla in legitimo matrimonio, s'è posto in quest'abito
906 4, 2| che sia si è vestirsi da matrona, perché la gente incontrandovi
907 2, 5| qualche burla, perché l'altra mattina mi cavò la carne fuora della
908 1, 3| adimando.~ ~STRAMAZZO– S'a mel domandé per bé, e vel dirò:
909 pro | incendi, sbranamenti di membra, pianti, lagrime, sospiri,
910 2, 7| già con mia sorella, buona memoria; e perché io so ch'ell'è
911 1, 1| per l'asino, e per chi lo menasse.~ ~LELIO– Orsù taci, bestia,
912 2, 6| fachino traditore! Ei mi menava certi pugna, che le avriano
913 1, 3| rimunerarò.~ ~STRAMAZZO– Menem almanch a bif una botta,
914 2, 1| quale è una figliola d'un mercante luchese, la quale averà
915 4, 2| ch'io sarò viva, e gran mercè a voi; il Cielo vi dia cento
916 4, 2| FARINELLA– Io vado dal merciaio a comperare degli aghi per
917 pro | giovani, le frodi delle meretrici, gl'inganni de' servi, l'
918 5, 3| tuo padre?~ ~LELIO– Chi merita più castigo di noi dua?
919 5, 3| interrompere il negozio; ma ben meritaresti ch'io ti dessi un gran castigo.~ ~
920 1, 2| Zenobio, non è ella forsi meritevole di Lelio vostro figliuolo?
921 3, 2| e so ch'io non sono del merito che tu mi vai descrivendo,
922 3, 3| ma ella s'inganna, ché la merla ha passato il Po, come si
923 3, 2| ei gli ha mancato, e la meschina è restata in asso, e è quasi
924 3, 4| dispietati colpi? E tu, petto meschino, come non t'apri? E tu,
925 4, 3| pignatte, che gli è tuo mestiero, e levatimi di qua.~ ~GIANETTINA–
926 pro | vengono più tosto a porgere mestizia e tristezza a chi le mira.
927 4, 3| aspetta un poco. Bisogna che metta la discrezione da banda
928 3, 1| che traversa quei campi, e mette capo su quel argine che
929 3, 2| gabbarle tutte. Deh, non vi mettete affanno di costui, che felice
930 1, 1| grilli del capo, s'io mi ci metto.~ ~FLAVIO– Orsù, io me la
931 4, 2| che nissuno vi conosca, il miglior abito che sia si è vestirsi
932 2, 2| la lanterna di Genova a Milano.~ ~STRAMAZZO– O che questa
933 1, 1| mi pareranno essere dieci milla, io ritornerò alla patria
934 1, 4| parte, perché molti n'ha minacciati e molti altri ancora percossi,
935 3, 2| fede, ma né anche averne un minimo pensiero; sì che parlami
936 3, 4| mirate me.~ ~ARDELIA– Il mirar te mi fa bene ramembrare
937 3, 3| poi che a mio modo posso mirare colei, la quale di rado
938 3, 4| io non posso saziarmi di mirarla, e gli vado sopra la notte
939 4, 2| poco ch'io non t'ho ben mirata a mio modo.~ ~FARINELLA–
940 3, 4| conto di vederlo, mentre mirate me.~ ~ARDELIA– Il mirar
941 1, 1| nato cieco, che mai avere mirato quell'angelica beltà, dalla
942 3, 4| quanto lui.~ ~ARDELIA– Ahi, misera e infelice Ardelia, queste
943 3, 4| fallace, come ne tratti noi miseri mortali? Deh, perché non
944 1, 2| ma morirete nella vostra miseria, privo di parenti e d'amici,
945 1, 3| STRAMAZZO– No me sté a burlà, o Misser Bernardù, perqué questa
946 3, 2| gira il cervello come un molino, e non gli darei credenza
947 1, 6| mo fidati de negù a stu mond. Mo ol me par de vedì vegnì
948 3, 1| BURASCA– Io vado or ora a montare a cavallo. Restate in pace.~ ~
949 2, 2| elle sono sempre pastose e morbide per la lavattura delle scudelle,
950 1, 6| bragù.~ ~BURASCA– Non mi mordere, cagnaccio.~ ~STRAMAZZO–
951 4, 3| arrabbiata, a questa foggia, eh, mordermi le spalle.~ ~GIANETTINA–
952 1, 2| ch'ella non gli manchi; ma morirete nella vostra miseria, privo
953 1, 3| a cred, che 'l sia un so moros che ghe la manda.~ ~ZENOBIO–
954 3, 4| mortali? Deh, perché non morsi io nelle fascie, quando
955 5, 3| Simplicia, la quale mi ha morsicato.~ ~LELIO– E perché?~ ~BURASCA–
956 3, 4| quasi stato causa ch'io son morta; ohimè, che ancora dubito
957 3, 4| come ne tratti noi miseri mortali? Deh, perché non morsi io
958 2, 5| prima guarire quelli che ha morti; o ch'avesse paura! Guarda
959 1, 3| ancura un pel de barba al mostaz, biond, exì de bona statura,
960 4, 3| per i tuoi denti; mira che mostazzo da berlina, che vuole sforzar
961 2, 1| ché la povertà è un brutto mostro da vedere, però bisogna
962 3, 4| di cavalli, e volendosi movere un cavallo da una banda,
963 1, 1| vada per ogni modo, né lo moverebbe di proposito quanta gente
964 1, 2| gettare via il mio sangue, né movermi a fare cosa indegna del
965 2, 2| casa sua, che non debbia moversi di là fin ch'esso non lo
966 2, 2| Avresti veduto per sorte una mula in groppa ad un pagliaio?~ ~
967 5, 3| cuochi e i ballarini e i musici, e che si dia principio
968 4, 3| Chi sa ch'ella non si sia mutata di proposito? Io la voglio
969 | n
970 3, 3| trovare il Signor Flavio, e narrargli quanto è successo sin ad
971 1, 4| lingua umana che potesse narrarlo. Ma quello che più m'afflige
972 pro | tutte le carte; onde di qui nasce che nelle Comedie vengono
973 3, 3| veduto, io non posso più nascondermi; pur non voglio perdermi
974 1, 2| desiderate, per questo ella è nata di buon sangue, ed è virtuosa
975 3, 2| perché in voi ha posto la natura tutte quelle doti che pònno
976 5, 3| appresso a tutti, essendo cosa naturale l'innamorarsi in gioventù
977 1, 3| Stramaz s'era stramazat per negot. O vecch maladet, possi
978 1, 5| indietro a disturbare i nostri negozi. Oh, che bella invenzione
979 1, 6| cargada! Vat mo fidati de negù a stu mond. Mo ol me par
980 1, 6| vergot per cont de lèttira neguna?~ ~BURASCA– Non te l'ho
981 | nell'
982 | nessun
983 | niente
984 1, 2| voi avete, come disse quel nobil poeta, posto nel fango ogni
985 3, 2| di virtù, e degna de' più nobili cavalieri del mondo. Voi
986 pro | accidenti e le stratagemme, nobilissimi spettatori, le quali succedono
987 3, 2| portato verso di me tanto nobilmente e con tal creanza, ch'io
988 2, 1| ricchezza, e ancora per nobiltà. E però Messer Pancrazio
989 5, 2| adesso ogni poco di cosa mi noce. Orsù pur, pazienza, il
990 3, 3| vogliono, che poco ti possono nocere.~ ~FARINELLA– Orsù, dite
991 4, 3| udito dire, che tentare non nocet, e ch'audaces fortuna iuvat,
992 2, 2| squaquarella a colù, ma ol Noder m'ha dit ch'a faghi esaminà
993 5, 3| festa, né si parli più di noia, né d'affanno passato, e
994 1, 3| ch' a no me recordi ol so nom.~ ~ZENOBIO– Chi è questa
995 1, 3| chias.~ ~ZENOBIO– Costui nomina Ardelia figliuola di Messer
996 | nondimeno
997 | nos
998 | nostra
999 1, 3| cantina.~ ~STRAMAZZO– Bona not; a la fè a si della compagnia
1000 2, 6| fatto dare un mezo scudo al notaro e ho accommodato ogni cosa.
1001 1, 1| affliggere, quando ti sarà noto la partita del tuo caro
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