Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Giulio Cesare Croce
La Farinella

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO SECONDO
    • Scena quinta. Chiappino e Gianettina.
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Scena quinta. Chiappino e Gianettina.

 

CHIAPPINO– Oh che ventura, oh che ventura è stata questa per me! Il mio padrone m'ha incontrato ch'io tornavo di quel servizio dove esso mi avea mandato, e hammi detto ch'io venghi a casa di Madonna Simplicia, ch'ella mi darà un vestimento di Gianettina. Or mira se 'l formaggio m'è cascato (come si suol dire) suso i macheroni: io avevo fatto pensiero di passare per di qua per vederla e donargli questo mazzetto di fiori, e ora mi si appresenta tal occasione, che molto più avrò causa di parlargli e dirgli il fatto mio. Ma eccola, a , ch'ella vien in qua e ha il vestimento sul braccio. Ah, Chiappino, adesso è tempo di stare in cervello. Io la voglio salutare. A Dio, bella Gianettina, dove si va?

 

GIANETTINA– A Dio, Chiappino galante, io venivo a casa del tuo padrone a portargli quest'abito, ché quando la madonna ha veduto che tu non venivi, ha comesso a me che glielo porti fin .

 

CHIAPPINO– E io venivo or ora a pigliarlo, però tu lo darai a me, e non passerai più inanzi. Ma dimmi, Gianettina mi vuoi tu più bene?

 

GIANETTINA– Più che mai, il mio dolce Chiappinetto, e adesso mi riputavo a gran ventura l'avere ora occasione di venir a casa del tuo padrone solo per veder te.

 

CHIAPPINO– E io altro tanto mi reputo a favore del Cielo, che io abbia avuto questa occasione di poterti parlare senza sospetto, e ti portavo a donare questo mazzetto di fiori, il quale tu lo porterai nel tuo bianco seno per amor mio. Te, piglialo, ben mio.

 

GIANETTINA– Ecco, io lo piglio; ma dimmi: che altro bel fiorino è quello, che tu hai nel capello?

 

CHIAPPINO– È un fiore, che io ho trovato per strada e me lo son posto qui, e te lo darò, se tu lo vuoi.

 

GIANETTINA– Io non lo voglio altramente; tienlo pur per te.

 

CHIAPPINO– Perché non lo vuoi?

 

GIANETTINA– Perché te lo deve aver donato qualche tua innamorata, e non te lo voglio levare, che 'l dovere non lo vuole.

 

CHIAPPINO– Non me l'ha dato nissuna certo, ma io l'ho trovato, se tu credi che io ti sia servidore.

 

GIANETTINA– Io credo che tu sii servitore di quante donne tu vedi, e che tutte le servi a un modo, e credo che questo fiore e ancora questo mazzetto ti sia stato donato da qualcuna di quelle che tu vai berlocchiando e che poi l'abbi portato a me per darmi la madre d'Orlando.

 

CHIAPPINO– Se io l'ho avuto da nissuna, che poss'io perdere la grazia del mio padrone e la tua insieme, la quale io apprezzo più che tutto l'oro del mondo, e hai gran torto a dirmi queste parole, che pur sai s'io ti son fidelissimo servitore.

 

GIANETTINAOrsù, quanto più me ne dici, tanto manco io te ne credo. Piglia pur questi panni e portagli al tuo padrone, e non mi venire mai più inanzi, né sotto i balconi, che a io ti roversarò una caldaia d'acqua calda o di brodo sul capello e ti adaquerò quel bel fiorino, che v'hai dentro.

 

CHIAPPINO– Se io credessi che tu dicessi da dovero, io mi rissentirei alquanto, ma io vedo che tu ti prendi spasso di darmi la burla, e per questo io me ne rido.

 

GIANETTINAOrsù, piglia pur questi panni e non mi star qui a fare il buffone, che non v’è torta, e va su le fune, frasca che sei.

 

CHIAPPINOVacci tu su le fune, massaraccia, guataraccia, sporca, unta, bisunta, lordaccia, puzzolente; da' qua questi panni, lavascodelle che tu sei.

 

GIANETTINA– Se io lavo le scodelle, e tu lavi il cantaro del tuo padrone.

 

CHIAPPINOOrsù, per ora io non ti voglio dare altra risposta, ma come più ti trovo, ti voglio rompere la testa.

 

GIANETTINAOhimè, la mia testa, lascia prima guarire quelli che ha morti; o ch'avesse paura! Guarda che vuol fare il bravo, e non darebbe una puina.

 

CHIAPPINOAspetta ch'io ti voglio rompere la testa con questo sasso.

 

GIANETTINAOrsù, fermati, Chiappino, che io mi sono preso spasso di burlare così teco per provarti, e so che tu mi vuoi bene, e io ancora a te, e so che tu non mi diresti una bugia per tutto l'oro del mondo e che tu non ami altra che la tua cara Gianettina, sì come io amo il mio caro Chiappino. Facciamo dunque la pace insieme; su, toccami la mano.

 

CHIAPPINO– Io non la voglio fare, anzi mai più non voglio passare per di qua per non ti vedere.

 

GIANETTINAOrsù, non far mo il crudele, Chiappinetto mio bello, Chiappinetto mio caro, Chiappinetto mio d'oro. Su, porgi la mano alla tua cara Gianettina.

 

CHIAPPINO– Tu m'hai fatto tanto alterare, che io duro fatica a fare la pace teco; pur non posso stare, che io non ti porga la mano.

 

GIANETTINAOrsù, la pace è fatta. Or quando tornerai più a vedermi?

 

CHIAPPINO Come ti porterò i tuoi panni, se non più presto; intanto conservami nella tua buona grazia e non mi dar più tanta passione. A Dio.

 

GIANETTINA– A Dio, va' in pace. Io mi son preso spasso di far venire in còlera questo ragazzo, per vedere se quel fiore gli era stato donato da qualche donna, ma mi son chiarita che egli l'ha trovato, come m'ha detto; ma buono è stato che egli non m'ha rotto la testa con quel sasso, perché egli è stizzoso, come un serpente. Orsù, io mi voglio retirare in casa, che io son stata un pezzetto qui fuora, e Dio sa che la gatta non m'abbi fatto qualche burla, perché l'altra mattina mi cavò la carne fuora della pignatta e se l'andò a mangiare suso il granaio, che la più ingorda bestia non è al mondo. Orsù, io vado.

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License