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| Giulio Cesare Croce La Farinella IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena sesta. Burasca solo.
BURASCA Cancaro, colui m'era andato a fare la querella lui, e era bella e caricata s'egli aveva testimoni, ma buono per me, che non v'era altro che lui e me in questa barruffa, e ho fatto dare un mezo scudo al notaro e ho accommodato ogni cosa. Oh, che fachino traditore! Ei mi menava certi pugna, che le avriano accopato un bue. Orsù pur, la cosa è passata bene; ma io non so quello che mi dire. Per conto del Signor Lelio io temo di qualche stratagemma e dubito ch'egli non sia andato inanzi altramente, ma che egli sia tornato indietro, perché essendo inamorato di costei so ch'ei si partiva da casa malvolontieri; ma io starò ben tanto su l'aviso, che se esso sarà tornato, io saprò dov'egli è. Lassa pur fare a Burasca. Io voglio andare per di qua, perché tutti quei che vengono da Padova passano per questa strada, e andarò addimandando a tutti se l'hanno visto. Gran fatto se egli sarà andato a Padova, che qualcuno non l'abbi incontrato! Oh, malanno venga a quel oste con quel suo vino, perché è stato causa con tanto bere, e quel vino così grande, che io mi adormentai in iscambio di cavalcar via con il padrone. Orsù pur, quello che è fatto non può essere non fatto; io sono ancora un poco travagliato, però io voglio andare a dormire un sonetto e poi io farò quel tanto, che s'ha da fare.
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