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Giulio Cesare Croce
La Farinella

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  • ATTO TERZO
    • Scena seconda. Ardelia e Farinella, cioè Lelio.
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Scena seconda. Ardelia e Farinella, cioè Lelio.

 

ARDELIA– Mio padre mai non fece cosa, ch'a me fusse più grata, quanto avermi data te per compagna, Farinella mia galante, e per due cause ti voglio bene: la prima perché tu sei sofficientissima in tutte le cose, la seconda perché tu hai l'effigie propria d'un mio caro innamorato, e tanto a lui t'assomigli nel volto, che, se non fosti donna, io di certo crederei che tu fosti quel d'esso, perché non v'è differenza alcuna dal tuo volto al suo.

 

FARINELLA– Gran favore m'ha dunque concesso il Cielo, mia Signora, avendomi fatto rassomigliare a un vostro caro amante, perché tanto più vi sarò grata e cara. Ma ditemi, vi prego, chi è questo vostro innamorato.

 

ARDELIA– Io te lo dirò poi un'altra volta.

 

FARINELLA– Di grazia, ditemelo adesso.

 

ARDELIA– T'importa tanto di saperlo?

 

FARINELLA– S'io fossi buona da servirvi in qualche cosa, che so io.

 

ARDELIA– Tu non puoi servirmi in nulla.

 

FARINELLA– Perché, che ne sapete voi?

 

ARDELIA– Perché quel tale non è in questa città.

 

FARINELLA– E dove si ritrova egli?

 

ARDELIA– È gito allo Studio di Padova, e Dio sa quando tornerà.

 

FARINELLA– Oh, povera gentildonna, e come si chiama questo gentil'uomo che voi tanto amate?

 

ARDELIALelio s'addimanda, figliuolo di Messer Zenobio Barbadoro.

 

FARINELLA– Oh, io lo conosco bene. Eh, lasciatelo gire ch'egli è una frasca e gli gira il cervello come un molino, e non gli darei credenza d'un mezo soldo. Oh, io so che vi sete innamorata di qualche cosa di buono a esser vi innamorata di lui, ch'egli è un penacchino, che fa il Ganimede, il bello, il profumato, e fa professione d'invaghirsi di quante gentildonne sono in questa città e di gabbarle tutte. Deh, non vi mettete affanno di costui, che felice voi ch'egli sia andato via!

 

ARDELIA– Tu m'hai fatto una gran spiegata di parole sopra questo fatto; ma che sai tu, ch'egli facci tal professione?

 

FARINELLA– Io lo so, perché io stavo con una gentildonna, ch'era similmente innamorata di lui, e dopo molte promesse fattegli e ciance, ei gli ha mancato, e la meschina è restata in asso, e è quasi stato la rovina sua.

 

ARDELIA– E chi è questa gentildonna?

 

FARINELLA– Io non ve lo posso dire per buon rispetto.

 

ARDELIAOrsù, se tu non hai altro che dire, io crederò che tu te l'abbi ordita da te, e non ne credo nulla, perché so quanto egli è gentile e costumato, e sin ad ora egli s'è portato verso di me tanto nobilmente e con tal creanza, ch'io non posso non solo cadere in sospetto della sua fede, ma né anche averne un minimo pensiero; sì che parlami d'altro e non mi biasimare il Signor Lelio, se vuoi starmi in grazia.

 

FARINELLA– Eh, Signora, io burlo così con voi, e so molto bene che 'l Signor Lelio è un gentil'uomo d'onore, e se bene egli è giovane, è però saggio e prudente, e che ciò sia la verità, l'esperienza ne fa fede, avendo egli eletto voi per sua donna, come quello il quale ha conosciuto le rare qualità che regnano in voi, che veramente sete un vaso di grazie e di virtù, e degna de' più nobili cavalieri del mondo. Voi sete bella, anzi bellissima, e con le vostre gentilissime maniere sareste atta a far innamorare di voi Amor istesso. E qual sarebbe quel core tanto aspro e villano ch'a un sguardo solo de' vostri begli occhi non divenisse tutto amabile e cortese? Io per me, se fussi uomo sì come son donna, non vorrei porre il mio core ad amare altro soggetto che voi, perché in voi ha posto la natura tutte quelle doti che pònno adornare gentildonna nobile e bella come sete voi.

 

ARDELIA– Tu mi poni troppo in alto con queste tue parole, Farinella mia, e so ch'io non sono del merito che tu mi vai descrivendo, ma so bene ch'io son degna d'essere amata dal Signor Lelio, perché di fede e di sincerità non voglio ch'altra mi ponga il piede innanzi, e questo mi basta. Ma quanto più ti miro, più ti rassomiglio a lui, e mi viene una voglia d'abbracciarti e bacciarti ch'io muoio, e a pena posso trattenermi.

 

FARINELLA– Oh, questa sì sarebbe galante, ch'io vi servissi per trattenimento in questo vostro amore! Ma ditemi, se 'l Signor Lelio fosse qui alla vostra presenza, lo baciaresti voi dunque?

 

ARDELIA– Non lo farei per l'onestà mia, ma bene n'avrei grandissimo desiderio; ma tu che sei donna perché non posso io baciarti così per ischerzo in iscambio di lui?

 

FARINELLA– Perché con il pensiero ancora si viene a corrompere alquanto l'onestà.

 

ARDELIA– Di grazia, fatti in qua, ch'io ti baci una sol volta.

 

FARINELLA– Eh, fermatevi, Signora, non so se dite da dovero io, o se burlate meco.

 

ARDELIAAhimè, ch'io sento mancarmi lo spirito, e non so quello ch'io mi faccia. Di grazia, abbimi compassione, cara Farinella, e fammi tanto servizio d'andare a trovare il Signor Flavio e dimandargli se a sorte egli avesse qualche nova del Signor Lelio, acciò intendendo qualche nuova di lui possa dare qualche refrigerio a questo mio misero e affannato core.

 

FARINELLA– Questo farò più che volentieri, e mi rincresce che 'l Signor Lelio non sia nella città, ché mi darebbe l'animo di tirare le cose a buon fine al dispetto di quel vecchio avaro di suo padre.

 

ARDELIA– Io ti ringrazio del tuo buon animo. Orsù, va, fa' quanto t'ho commandato, che io mi voglio entrare in casa, ché mio padre non mi trovi qui in strada e non mi gridi. Va' via.

 

FARINELLA– Io vado.

 

 




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