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| Giulio Cesare Croce La Farinella IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena quarta. Messer Pancrazio, Farinella e Ardelia.
PANCRAZIO– E bene, Ardelia, come ti sodisfa la Farinella?
ARDELIA– Benissimo, mio padre. Mi riesce molto in ogni cosa.
PANCRAZIO–Chiamala un poco fuora, ch'io gli voglio ordinare certe cose che mi bisognano, e ancora dargli denari da spendere per il desinare di domattina.
ARDELIA– Ella non è in casa, io l'ho mandata da Madonna Cassandra a pigliare una mostra di quei lavorieri ch'ella ha, ch'io li voglio tòrre giù, e non può fare ch'ella non giunga.
PANCRAZIO– Orsù, io andarò in questo tempo fin alla piazza, e tu intanto tornatene in casa, e com'ella è tornata, non la lasciar più andar in nessun loco, perché me ne voglio servire in quello ch'io t'ho detto.
ARDELIA– Tanto farò, andate pure. O Dio, costei si rassomiglia pur tanto al Signor Lelio; io non posso saziarmi di mirarla, e gli vado sopra la notte quando ella dorme e la contemplo a modo mio, e quanto più gli affisso il guardo, tanto più pare ch'io scorga la sua bella effigie. Deh, perché non intraviene a me, come si dice ch'intravenne alla bella Fiordispina, cioè che costei diventasse il mio caro e amato Lelio? Oh, che felicità sarebbe la mia! Ma io so bene che quelle sono favole e che ciò non può essere; però andarò godendo questa sua bella somiglianza, aspettando con speranza il vero ritratto del mio caro bene. Ma ecco che a punto ella ritorna a casa; oh, come è vaga, e quanto camina ella leggiadramente e quanto graziosamente porta ella la vita! Veramente ch'egli è un gran danno, ch'ella non sia un uomo, tanto ha ella del virile.
FARINELLA– Il Ciel vi salvi, la mia graziosissima Signora.
ARDELIA– Ben tornata per mille volte, la mia cara Farinella. E bene, mi porti tu buona nuova circa il negozio ch io ti dissi?
FARINELLA– Eh, Signora, non troppo buona.
FARINELLA– Io non vorrei altrimenti, che mai m'avesti mandato in tal servizio.
ARDELIA– Dimmi la causa, ohimè! che sarà questo?
FARINELLA Io credea d'essere la colomba, e sono il corvo: il Signor Lelio, da voi tanto amato e desiderato, il poveretto... ohimè, io non ve lo vorrei dire.
ARDELIA– È morto forsi il mio caro Lelio o gli è incontrato qualche gran disgrazia? Dimelo, ti prego.
FARINELLA– Poiché con tanta instanza mi pregate, io son sforzata a dirlo: voi dovete sapere che, ohimè, ch'io non lo posso dire, pure io ve lo dirò: il Signor Flavio m'ha detto ch'esso ha avuto nuova ch'egli s'è annegato.
ARDELIA– Ohimè, che dici tu? E dove?
FARINELLA– Volendo passare il Po sopra una barca, mentre ch'egli era grosso, e essendo carico il legno d'uomini e di cavalli, e volendosi movere un cavallo da una banda, ha fatto piegare il legno talmente, ch'egli s'è roversato, e tutti quelli che v'erano suso sono andati giù a seconda, e non ve n'è restato vivo pur uno, e dicono che 'l Signor Lelio, mentre l'acqua con rapido corso lo tirava giù, disse queste parole: «Oh, Ardelia, questi sono i fini de i nostri amori, ecco ch'io muoio, e più non mi vedrai». E detto questo, venne un'onda crudele e lo sommerse, e non si vidde più. Io ve l'ho detto al mio dispetto, ma forza saria stato che l'avesti inteso da un altro, ché il Signor Flavio è tanto addolorato per aver perduto un compagno tanto fidele, che non trova pace né loco. Ma queste sono cose che dà il Cielo: bisogna far buon animo e sopportarle pazientemente; in ogni modo a voi non sono per mancare altri amanti, e graziosi quanto lui.
ARDELIA– Ahi, misera e infelice Ardelia, queste sono le tue speranze? Questo è il bene che tu aspettavi? Ahi, mondo fallace, come ne tratti noi miseri mortali? Deh, perché non morsi io nelle fascie, quando era picciola bambina, ch'ora non proverei tanto tormento? Oh quanto è crudele e aspra questa nuova: come possibil fia ch'io resti in vita in tante angoscie? Come puoi resistere, o mio misero cuore, a così crudi e dispietati colpi? E tu, petto meschino, come non t'apri? E tu, anima mia dolente, come in tal caso non spiri? O cieli, o terra, o crudeli pianetti, perché sete tutti congiurati insieme contra la sfortunata Ardelia? Perché m'avete levato ogni mio bene? E tu, onda spietata, perché m'hai così ingordamente rubbato il mio caro tesoro? O Lelio mio dolcissimo, per me tu sei privo di vita, per me tu sei gionto all'ultimo fine nel più bel fiore de gl'anni tuoi; ora avrà il padre tuo ogni contento, ora sarà sicuro che tu non mi pigliarai per moglie. Orsù, dapoi che per me più non splende il sole e che la luna ha nascosto il suo lume, e che morte cruda m'ha spogliata d'ogni mio bene, che debbo io più fare in questa vita? Venghi dunque la morte e tolga a me parimente questa terrena spoglia, acciò ch'io quanto prima possa accompagnare il mio caro Lelio. Ohimè, ch'io vengo manco; ohimè, Farinella, aiutami, ch'io non mi posso più reggere in piedi, ohimè.
FARINELLA– Orsù, Signora mia, non piangete più, né v'affligete, ma state allegra, perché ho detto così per far fede al Signor Flavio del sincero amore che voi portate al Signor Lelio, e poiché ho veduto che l'amate di puro cuore e che sete di fede un saldo scoglio, io vi voglio ora dare consolazione, la quale sarà altrettanta quanto è stato il dolore e l'affanno che avete avuto: voi dovete sapere dunque che non è vero che 'l Signor Lelio sia morto, ma vive, ed è più vicino a voi, che non vi pensate.
ARDELIA– Non è dunque morto il Signor Lelio? E perché darmi tanto dolore? Ah, Farinella, tu sei quasi stato causa ch'io son morta; ohimè, che ancora dubito che tu non dica così per consolarmi, e che egli pur sia morto.
FARINELLA– Non è morto certo, ma vive sano e allegro, e è in questa città.
ARDELIA– Come può essere nella città, s'egli è gito allo Studio a Padova?
FARINELLA– Io vi dico ch'egli è qua, e quando vi piacerà ch'io ve lo facci vedere, io lo farò. Che dite voi?
ARDELIA– Ohimè, tu mi fai tutta tramutare a dirmi tal cose. E quando me lo farai tu vedere?
FARINELLA– Adesso adesso, se volete.
ARDELIA– Quanto prima tu farai questo, mi sarà più caro e grato.
FARINELLA– Fate conto di vederlo, mentre mirate me.
ARDELIA– Il mirar te mi fa bene ramembrare la bella imagine di lui, ma non essendo la sua, poca allegrezza m'apporta, Farinella mia cara.
FARINELLA– Orsù, più tempo non mi pare di tenere occulto quello che appalesar si deve; ah, Signora Ardelia, sete voi così cieca e priva di lume, che non conosciate il vostro caro e amato Lelio? Non vedete s'io son quello che ragiono qua con voi? Quello il quale per amor vostro si è coperto di feminil gonna, e a guisa d'Ercole ha preso la conocchia in vece della spada, per venire a servirvi e onorarvi come sua Signora e singolar patrona. Ecco qua le treccie posticcie, ecco qua la viril faccia, e in somma ecco qua il vostro fidelissimo Lelio, non più Farinella, non più fantesca, ma vostro carissimo consorte, ché tale ho designato che voi siate, se da voi non manca, dolcissimo mio bene.
ARDELIA– Oh, Signor Lelio mio, quanta grazia mi concede oggi il Cielo, avendomi fatto degna della sua cara e amata vista; ora sì ch'io sono in tutto chiara della sua data fede, benché mai non ho dubitato di mancamento alcuno. Eccovi dunque la vostra cara Ardelia, eccovi quella che v'ha dato l'anima e 'l core insieme, e che sempre sarà vostra umilissima servitrice, e in somma eccovi quella che sarà pronta e parata ad ogni vostro commandamento, mentre ella avrà vita, e dopo morte ancora, se possibil sarà.
FARINELLA– Orsù, state di buona voglia, e entriamo in casa che poi trattaremo fra noi il negozio, e vi dirò cosa che vi sarà di sommo contento. Entriamo, vita mia.
ARDELIA– Entriamo pur, dolcissimo mio bene. Oh, quanta contentezza sente il mio core! Adesso sì son sicura che le cose nostre avranno buon fine. O Cielo, io ti ringrazio.
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