| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Giulio Cesare Croce La Farinella IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
Scena seconda. Messer Zenobio e Farinella.
ZENOBIO– Io son pur stato tanto su la traccia per conto di quella serva, ch'io ho inteso ch'ella sta in casa di Messer Pancrazio e ch'ella si chiama Farinella; e però io voglio un poco andare verso la casa sua, forsi ch'io la potrei vedere un altro poco. Oh, chi avesse mai detto che Zenobio si fosse innamorato in sua vecchiezza? In fine si vede ch'amore non porta rispetto a sesso né a etade alcuna; ma a sua posta, dica chi vuole, io non voglio stare per questo, ch'io non cerchi il fatto mio; non sono il primo, né sarò l'ultimo che sia caduto in simil errore. Ma ecco la Farinella; a fè che vien fuori di casa, io mi voglio un poco tirare suso il colaro e accommodarmi la beretta per mettermi alla via di dargli l'assalto. Ah, Zenobio, sta' in cervello adesso che ti bisogna.
FARINELLA– Ho veduto mio padre da stare alla finestra, e sono uscita fuori per fargli la burla, s'io potrò. Oh, che vecchietto! Mira un poco com'ei s'è ingalluzato quando m'ha visto; io voglio fare vista d'andare in piazza, e sentirò quello ch'ei vuol dire.
ZENOBIO– Il Cielo ti salvi, Farinella galante.
FARINELLA– Ancor voi, bello Messere.
ZENOBIO– Dove si va così in fretta?
FARINELLA– Io vado dal merciaio a comperare degli aghi per la mia padrona.
ZENOBIO– Fermati un poco, non andare così in furia.
FARINELLA– Eh, Signore, bisogna ch'io camini, ch'ella le vuole oprare adesso adesso, e poi non sta bene ch'io mi fermi a parlare con gl'uomini, perché io son troppo da bene, e s'io fussi veduta ragionar con voi, io non potrei poi trovar marito.
ZENOBIO– Tu hai dunque animo di maritarti?
FARINELLA– Sì, s'io trovarò chi mi voglia. Credete voi ch'io voglia stare sempre alla servitù d'altri? E poi io ancora son di carne come l'altre, sapete.
ZENOBIO– Anzi sei di latte, e non di carne, la mia bella Farinella.
FARINELLA– Orsù, Messere, voi mi date la burla.
ZENOBIO– Hai torto, Farinella, a dir questo, ch'io la darei a chi volesse darla a te; anzi di più ti dico ch'io ti voglio tanto bene, che non trovo loco, e se tu serai quella giovane che tu potrai essere, felice te.
FARINELLA– Che parole sono queste, Messer Zenobio, che voi vi lasciate uscir di bocca? Non vi vergognate in questa età di parlar così con una fanciulla semplice e pura, come son io? Oh, bello esempio che voi date ai giovani! Andate, andate.
ZENOBIO– Non ti turbare, di grazia, Farinella galante, perché non è in arbitrio mio il poter resistere a i colpi d'Amore, però contentati ch'io ti voglia bene, e domandami ciò che tu vuoi, ch'io son qui pronto e parato a servirti. Eccoti la borsa, pigliati che danari tu vuoi, e prendi ancora questa filza di coralli e portali al collo per amor mio.
FARINELLA– Io vi ringrazio della vostra cortesia, e gli accettarei quando io pensassi che voi andasti di buone gambe; ma veggio che voi cercate di macchiar l'onor mio, e però io non voglio nulla del vostro.
ZENOBIO– Pigliali, di grazia, e piglia ancora queste scarpe e queste pianelle ch'io ti dono, e questi quattro scudi da comprarti da far delle camiscie e di quello che ti bisogna.
FARINELLA– Voi sete tanto cortese e liberale verso di me, ch'io non posso mancare di non accettare il dono che voi mi proferite, e faccio conto che questa sia un'elemosina che voi mi fate, e son obligata pregare sempre per voi sin ch'io sarò viva, e gran mercè a voi; il Cielo vi dia cento per uno, e mi vi raccomando.
ZENOBIO– Ohimè, dove vai? Fermati ancora un poco ch'io non t'ho ben mirata a mio modo.
FARINELLA– E di grazia, Messere, non mi trattenete più, ché la mia patrona mi criderà, ch'io sto troppo a tornare a casa.
ZENOBIO– Non ti dubitar di questo, ché quando ben ella ti mandasse via, io ti darò sempre ricapito in casa mia, e sarai patrona della robba e di me stesso.
FARINELLA– O questo non credo io, perché se 'l Signor Lelio vostro figliuolo tornasse dallo Studio e mi trovasse in casa vostra, mi cacciarebbe fuori vituperosamente, onde sarebbe vergogna a voi, e a me infamia e disonore.
ZENOBIO– Non temer di questo, ch'io sono il padrone, e non esso; e poi egli ha da stare tre anni a tornare a casa, e in questo tempo si può fare di belle cose.
FARINELLA– No, no, io son rissoluta di non ne voler fare altro. Pur, per non esser villana verso di voi, voglio darvi alquanto di sodisfazzione, la quale sarà questa: come sono andati a letto i padroni di casa, io vi aprirò l'uscio piano piano e vi tirarò dentro, e ivi potrete discorrere e dirmi l'animo vostro, ch'io v'ascolterò. Ma non ci veniste se non avete buona intenzione verso di me, perché voi saresti degno di gran castigo, s'ingannasti una donzella pura come son io, vedete.
ZENOBIO– Io camino di buone gambe verso di te, e, a dirtelo alla libera, io voglio che tu sia mia moglie. Or che dici, cerco io d'ingannarti, o no?
FARINELLA– Quando avesti questo buon animo, io non voglio ricusare il dono che mi fa la mia buona sorte, e se bene io son povera serva, mi porterò di maniera tale, che se bene il Signor Lelio tornarà, non gli sarà grave avere una matrigna come son io.
ZENOBIO– Adesso conosco che tu sei prudente. Orsù, questa sera io verrò alle quattr'ore come m'hai detto; ma vedi non mi burlare.
FARINELLA– Non dubitate di niente, venite pur allegramente. Vero è che bisognarebbe che voi aveste un altro, abito indosso, acciò ch'essendo incontrato a sorte da qualche vostro amico, voi non fusti conosciuto, ché questo sarebbe errore del doppio.
ZENOBIO– Tu dici la verità; ma che abiti potrei io pormi indosso, ch'io non fussi conosciuto? Dimelo, ti prego.
FARINELLA– A non volere che nissuno vi conosca, il miglior abito che sia si è vestirsi da matrona, perché la gente incontrandovi non vi darà fantasia.
ZENOBIO– Questo sarebbe bonissimo; ma il male è che le donne non sogliono andare in volta da quell'ora.
FARINELLA– Vestitevi dunque da fornaio, e sarà più sicura, perché domattina noi facciamo il pane, e se a sorte fossero levati quelli di casa, se vi sentissero, io piglierò scusa che voi sete il fornaio, che sete venuto a portare l'asse, e così la cosa passerà benissimo.
ZENOBIO– O buono, o buono, oh questo mi piace! Orsù, io verrò vestito in abito di fornaio; ma che segno vuoi tu che ti dia, acciò che tu mi conosca?
FARINELLA– Soffiatevi il naso forte due volte, e io subito verrò ad aprirvi l'uscio pian piano. Orsù, mi vi raccomando.
ZENOBIO– A Dio, Farinella, chi sarà il tuo caro sposo?
FARINELLA– Il mio Messer Zenobio.
FARINELLA– La vostra Farinella.
FARINELLA– Andate alla buon'ora. Oh, che vecchio balordo! Mira s'egli ha perso il cervello a innamorarsi d'una serva! Ma io lo voglio tirare in casa e scoprirmi per quello ch'io sono, e anco scoprire l'error suo. Come farà vedendosi scoperto a non fare a modo mio? Orsù, pur egli è fatto il becco all'oca. Alla fè, io gliela voglio caricare.
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |