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| Giulio Cesare Croce La Farinella IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena seconda. Messer Zenobio, padre di Lelio. Messer Pancrazio, padre d'Ardelia.
ZENOBIO– Orsù, Messer Pancrazio, voi non vi dorrete più meco per conto di Lelio mio figliuolo, che venghi la notte a far delle serenate sotto i vostri balconi, perché io l'ho mandato in parte ov'egli starà tre o quattr'anni al meno a tornare alla patria, sì che voi potrete dormire ora i vostri sonni, ch'esso non v'intronerà più il capo.
PANCRAZIO– Io non mi son mai lamentato di lui, ch'io mi riccorda, né voi potete dire d'avermi udito dire simil cosa, perché non so ch'esso mai abbi usato alcuna insolenza alla casa mia, ma sempre gli ha portato onore e rispetto, e sempre ha trattato con ogni sorte di creanza e di modestia, come giovane da bene e costumato; e se bene, come so che voi dovete sapere, esso voleva bene ad Ardelia mia figliuola, non di meno sempre è andato con quei debiti termini che devono andare tutti i giovani onesti e ben creati, avendo fermo pensiero di volerla per moglie, come più volte m'ha fatto parlare; e già esso l'avrebbe presa, s'io, che non voglio fare nulla senza il vostro consenso, glie l'avesse voluta concedere.
ZENOBIO– Glie l'avete voi forsi promessa?
PANCRAZIO– Messer, no.
ZENOBIO– Avete fatto molto saviamente.
PANCRAZIO– Perché, Messer Zenobio, non è ella forsi meritevole di Lelio vostro figliuolo? Se ben ella non ha tanta dote quanto voi desiderate, per questo ella è nata di buon sangue, ed è virtuosa e costumata.
ZENOBIO– Ci vogliono altro che virtù al tempo d'adesso; vi vuol della robba, il mio Messer Pancrazio.
PANCRAZIO– Voi dite bene il vero; pur la virtù è la vera dote dell'uomo, perché i beni della fortuna vanno e vengono, ma le doti dell'animo sempre sono ferme e stabili.
ZENOBIO– Orsù dunque, spendete di quelle.
PANCRAZIO– Ancora di quelle io spenderò all'occasione.
ZENOBIO– Con me non già, che a chi vorrà mio figliuolo, vorrò altro che queste cerimonie.
PANCRAZIO– Io so benissimo che un vecchio avaro e ingordo, come sete voi, non fa cura di virtù, né manco di gentilezza, perché voi avete, come disse quel nobil poeta, posto nel fango ogni vostra cura, e sete come il rospo, il quale non mangia della terra per la gran paura ch'egli ha ch'ella non gli manchi; ma morirete nella vostra miseria, privo di parenti e d'amici, e quando sarete morto, vi sarà posto indosso la più trista camicia che voi abbiate in casa, né vi sarà pur un cane che si ricordi di voi.
ZENOBIO– No no, queste son tutte parole, Messer Pancrazio; voi non v'avete a pigliare fastidio di questo. Maritate pur vostra figliuola ad altri, perché, come si suol dire, la mia tavola è corta per lei.
PANCRAZIO– Io farò quel tanto che m'ispirerà il Cielo, per questo io non la voglio mica gettare via. Attendete pur voi alla vostra avidità, e lassiate a me la cura della casa mia, che, se ben mia figliuola non verrà in casa vostra, io non me ne curo. In ogni modo voi la faresti morir di fame.
ZENOBIO– Orsù, voi m'avete inteso, mi raccomando. A Dio, Messer Pancrazio.
PANCRAZIO– Andate pur alla buon'ora. In vero ben dice il proverbio, che non è virtù, che povertà non guasti, per il mondo crudele, il quale in questi tempi ammira più all'oro e all'argento, che ad altro, né prezza costumi, né bontà. Orsù pur, pazienza; per me non è oscurato il sole ancora, e se bene io son povero cittadino, per questo io non debbo gettare via il mio sangue, né movermi a fare cosa indegna del grado mio; ma sopportare constantemente i colpi di fortuna. E se il Signor Lelio sarà quel vero gentil'uomo ch'egli è, e ch'egli stia in cervello, come tengo per fermo, ch'egli starà, so ch'alla sua tornata non mancherà di fare quel tanto ch'egli ha promesso di fare. In ogni modo ogn'uno di loro è giovinetto; e dui o tre anni di più ch'egli stia a tornare, non passerà il termine, e forsi ch' 'l vecchio avaro potria creppare in questo tempo, né vi sarà poi intermedio alcuno; e se 'l Cielo vorrà che Ardelia sia di Lelio, sarà forza ch'ella sia, se vi si opponessero quanti Zenobi si trovano al mondo. E però io lascierò operare a quei di sopra in questo caso. Oh, avarizia crudele!
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