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| Giulio Cesare Croce La Farinella IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena settima. Lelio in abito di serva, Flavio e Messer Pancrazio.
LELIO– Voi m'avete fatto porre in questo abito, Signor Flavio, e il Cielo voglia che la cosa riuscisca in bene, che io non sia conosciuto e che facciamo qualche farfallone.
FLAVIO– Non dubitate che voi state tanto bene in quest'abito, che parete proprio una giovinetta, e se io non v'avessi veduto vestire, certo non vi conoscerei.
LELIO– Or come vogliamo noi fare?
FLAVIO– Faremo a questo modo, che, come già vi dissi, Messer Pancrazio, avendo bisogno di una fantesca e avendomi già pregato a volere far opera di trovargliene una, voi andarete a stare con esso lui, il quale vi crederà essere una serva; e con simile occasione voi vi potrete scoprire ad Ardelia e fare le vostre cose commodissimamente. Lasciate pur operare a me, che io tirerò bene a buon fine questo negozio.
LELIO– Ma credete voi ch'ella l'avrà per male?
FLAVIO– Per male, eh? Anzi n'avrà sommo contento, portandovi ella tanto amore, come fa.
LELIO– Orsù pur, quanto prima veniamo al quia, che un'ora mi par mill'anni di essere con lei.
FLAVIO– Oh, ecco a punto Messer Pancrazio. Tiratevi da banda e lassatemi negoziare il fatto a me. Buon giorno, Messer Pancrazio.
PANCRAZIO– Ben trovato, il mio Signor Flavio; che si fa?
FLAVIO Bene, per servirla. Io veniva a punto a ritrovarla, perché V. S. sa che già mi parlò d'una serva, che n'avea bisogno, e io gliene avevo condotto qua una, la quale stava già con mia sorella, buona memoria; e perché io so ch'ell'è fidata, mi è parso di condurla a voi che sete gentil'uomo da bene, e so ch'ella sarà sicura dell'onore ché questo importa più che altro, e per questo ve la pongo in casa a voi. La giovane è sofficiente e sa attender alla camera, e cucinare, e fare in somma quel tanto che va fatto in una casa, sì che non avrete briga di dire: fa co sì, fa colà; ed è gagliarda, e so ch'ella vi darà grandissima sodisfazzione, ed eccola qua.
PANCRAZIO– Mi piace assai la sua presenza e credo che saremo d'accordo. E come si chiama il nome di questa giovane?
FLAVIO– Farinella, Signore, nome da bandito.
PANCRAZIO– Mi piace questo nome di Farinella, perché si vede ch'ella ha appunto una faccia da farinello.
FLAVIO– E tali saranno i fatti ancora se occorrerà.
PANCRAZIO– Orsù, Farinella, ti basta l'animo di fare quel tanto che dice il Signor Flavio?
FARINELLA– Signor sì, e s'io non facessi così bene nel principio, io m'andarò accommodando a poco a poco, sì che io spero co 'l tempo darvi sodisfazzione del fatto mio.
FLAVIO– Non dubitate di questo, ch'ella è pratichissima, e ogni giorno sarete più contento d'averla pigliata e più nell'ultimo, che nel principio.
PANCRAZIO– Ma in quanto a me poca fatica sono per dargli, basta solo ch'ella sodisfaccia ad Ardelia mia figliuola, e fargli buona compagnia, ch'io faccio più per questo che per altro.
FLAVIO– Ed ella brama più di servire la Signora Ardelia che altro, e so ch'essa la servirà benissimo; non dubitate più di questo.
FARINELLA– Non abbiate dubbio alcuno ch'io non la sodisfaccia, che per tutto ov'io son stata, mi son portata in maniera, che quando mi son partita, ho lassato buon odore del fatto mio.
PANCRAZIO– Orsù, entriamo in casa, Farinella, che non mi è mai aviso che Ardelia ti veda. Signor Flavio, io vi ringrazio della fatica che avete fatta per me in avermi trovato questa fantesca, e la prendo sotto la vostra parola, ch'io so che voi sete un gentil'uomo da bene e che, s'ella non fusse cosa che non fusse buona, non me l'avresti inviata.
FLAVIO– Il Cielo me ne scampi, pigliatela pur sicuramente; e tu, Farinella, portati bene come hai fatto per il passato, e servi la Signora Ardelia di quanto ella ti comandarà, e portagli onore e riverenza.
FARINELLA– Tanto farò, Signor Flavio, e m'ingegnerò per dare sodisfazzione a tutti, e dove io non saprò, avrò caro che mi sia insegnato.
PANCRAZIO– Orsù, entra là in quella porta, che fin a quest'ora io resto molto sodisfatto, e se i fatti corrisponderanno alle parole, spero che le cose passeranno benissimo. Signor Flavio, a Dio.
FLAVIO– A Dio, Messer Pancrazio; orsù, io vi raccomando Farinella.
PANCRAZIO– Non dubitate ch'ella starà nel latte, come si suol dire, e s'ella saprà reggersi, felice lei. A Dio.
FLAVIO– S'ella non si saprà governare, suo danno. Orsù, io ho accommodato l'ova nel bacile; or vedi che Messer Zenobio avrà un eccellente dottore. Or così si fa a questi vecchi avari, che non lassano mai aver bene ai lor figliuoli. A fè che esso l'avrà in barba a questa volta. Or sù, io voglio un poco andare a vedere la Signora Silvia e dargli la nuova di quanto ho fatto, ché ciò gli sarà di grande allegrezza e consolazione al cuore, essendo elle anima e corpo insieme, come elle sono.
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