1. Finalmente è spuntato il graditissimo giorno
in cui Ci fu concesso di gioire nuovamente della vostra assidua presenza. Non
appena entrammo in questa sacra stanza in cui siete convenuti per Nostro
invito, siamo stati assaliti da tale ardente amor paterno, da tale sentimento
di letizia che a stento avremmo potuto trattenere le lacrime. Dunque sono
trascorsi i tempi delle Nostre crudelissime sventure: ritornati alla Sede
Apostolica dopo una dolorosa separazione, Noi abbiamo ripreso il timone della
Chiesa che dovremo reggere con sicurezza e dignità; Voi, dispersi
ovunque e sottoposti ad ogni vessazione, finalmente siete di nuovo stretti al
Nostro fianco, pronti a soccorrerci con l’opera e con il consiglio vostro,
liberi e impavidi, mentre siamo intenti a riparare le rovine della Chiesa. Sia
dunque cancellato ogni ricordo dei mali che Ci afflissero: tuttavia non
può darsi che dal Nostro animo scompaia il ricordo delle tremende
sciagure della Chiesa, contro cui parve che il principe delle tenebre abbia
sfogato, in questi anni, tutta la sua rabbia. Quella empietà che,
scatenata dall’inferno, dominava ovunque, cercava di estirpare tutti i germogli
delle virtù cristiane; sennonché Noi stessi fummo autorevoli
testimoni di quanto siano stati vani i suoi infami tentativi. Abbiamo visto
infatti con i Nostri occhi tali e tanti esempi di salda pietà, abbiamo
conosciuto tante diffuse manifestazioni di vivo amore, di devotissimo ossequio
e di munifica generosità, mentre eravamo condotti in diverse province
dell’Italia e della Francia, che perfino gli antichissimi tempi della Chiesa
avrebbero potuto gloriarsi di quegli esempi.
Pertanto non solo alle singole città e ai villaggi, ma ad ogni
singola persona nominativamente vorremmo attribuire la lode dovuta per i loro
meriti verso di Noi, se lo consentisse la brevità di questo Nostro
discorso. Tuttavia non possiamo passare sotto silenzio i Genovesi, i Milanesi,
i Torinesi che pubblicamente (se ne avevano facoltà) o di nascosto (se
interdetti) accorrevano a Savona per vedere e visitare Noi con una venerazione
intrisa di pietà, di amore e di generosità. L’affetto dei
Savonesi verso di Noi è tanto più degno di lode, quanto
più lunga e più dura fu la prigionia che affrontammo nella loro
città. Del pari Noi dobbiamo lodare anche la Francia che, restituita
infine al suo prestigioso re, gioisce con Noi; in essa cogliemmo ovunque tanti
sentimenti religiosi, fummo onorati (soprattutto da nobilissime signore) da
tante testimonianze di devoto ossequio e di splendida munificenza, che Noi,
dimentichi in qualche modo della Nostra prigionia, ringraziavamo spesso il
Signore che Ci volle spettatori e testimoni di così eccelse
virtù. Tale è la natura della santissima istituzione cui
apparteniamo: quanto più viene contestata, tanto più
energicamente rivela la sua forza; più è conculcata e più
in alto si estolle.
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