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Dell'osservatione
delle cose naturali e dall'esperienza d'essa nascono li veri, e certi fondamenti
dell'amica ragione, d'onde poi si causano le perplessità dell'historie, e la
fama de mortali; e si come da i successi, e fatti hanno avuto origine l'antiche
historie, così dall'esercitar la penna nel vergar le carti, si conserva a lungo
tempo l'immortalità della fama.
Che
dunque maggior historia tragica, e lagrimevole può la mia penna hoggi
descrivere per documento de mortali, e per perpetuare la sua fama, che il
presente incendio de nostri tempi? e ancor che de molti, e in varij tempi,
l'istorie faccino mentione, ad ogni modo de tre soli e più notabili, raggionaro
io, che fù negli anni 81 di nostra redentione, il primo al tempo di Tito, nel
471 il secondo al tempo di Severo. e il presente il terzo 1631 a 15. Decembre,
la notte seguente, ché veniva il Martedì; Ferdinando d'Austria imperante.
Fù
dico, l'apertura prima di questo Monte al primo di Novembre dell'anno 81. della
Natività di N. Sig. che disfacendo parte di esso Monte, mandò delle sue ceneri
in parti assai remote, è tal'era la caligine, e fumosità, che d'indi vicina,
che dava grã terrore a spettatori,
e
Plinio Scrittore delle cose occulte della natura, volendo col vedere
investigare la composizione di quei fumi, vi restò miseramente estinto.
La
seconda del 471. fù similmente di Novembre, ma alli 6. e peggior della prima,
poiché rovinò molti fondamenti, e andorono le sue ceneri in Constantinopoli, e
in parte dell'Egitto.
E
la terza finalmente a 15. Decembre 1631. notte seguente, della quale son'hora
per trattare.
E
Napoli, conforme ben sa V.E. Città esposta al lito del Mare
Mediterraneo, nel polo 41 dell'Artico, fù edificata nell'anni 2804. e prima del
parto della Vergine Sacrata 1160. cinta d'eminenti, e fruttiferi colli, alla
cui vista otto miglia distante, e vicino al Mare vi é un Monte che per la sua
grandezza, e altezza, viene chiamato Somma, benche in gran parte hoggi
distrutto, e incennerito per i suddetti incendij.
Nell'anno
1607. hebbi curiosita di osservare la natura, e qualita sua, e ritrovai essere
minerale. Vi è la vena dell'antimonio, e del Mercurio corrente; la pietra è
ponderosa, e assai del ferreo; tiene parti sulfuree, e la pinguenide per esser
soprabondante, la giudicai bittume, ch'e materia accendibile. Queste mistioni
son caggionate dalla vicinanza del Mare e per la salsedine, e abbondanza
d'acque, che il Monte in se ritiene.
L'apparenza
di questo incendio mi fa osservare più cose; tempo, terremoti, fumosita densa,
fremito, fiamme, acque, e ceneri.
Quanto
al tempo, dico, che per causa naturale, è proceduto dall'Eclisse antecedente
del Sole, che fù à 24. Ottobre 1631. à hore 18. e min. 20. dopò mezo giorno. Et
acciò V.E. con ragione naturale possa congetturar
l'effetti, ponderi col suo giuditio la figura del tempo dell'Ecclisse.
Questo
Ecclisse è dominato da Marte, perche la Luna, e il Sole sono in congiontione nel
primo grado di Scorpione; e ben che il Sole sia nel suo proprio decano, Marte è
grandemente offeso da i luminari, da Saturno, e da Mercurio, con li quali si
mira di quadrato; e perche se ne sta detto Marte nel mezzo del Cielo in Leone
con gradi 7. e min. 56. e i luminari in ascendente ambi peregrini, mi
fannocongetturare, che questo incendio. Como accennai nel mio pronostico,
calcolato nel polo 41. della sempre fidelissima Città di Napoli, sotto il nome
di Lanelfi à 7. d'Ottobre, dove per esteso dico, Minacciano corrotti o ne de
frutti, infermità gravi, fistole, e piaghe, e ciò maggiormente seguirà, perche
la congiuntione della Luna prevale al Sole; Marte nel segno di Leone in mezzo
al Cielo ci va similmente minacciando guerre, tradimenti, innovationi di gente,
furti, incendij, e perturbationi nelli gioviali, e quel che segue ec,e in
quello che ho calculato nel polo 42, sotto il nome di Momo, dico con le formate
parole, Ci minaccia rovina nelli fondamenti, morbi gallici, e piaghe
incurabili, guerre, e controversie de Potentati, c_ perturbatione similmente de
Gioviali, deve temersi de ladri nelle campagne, e mortalità d'animali. )
cominciò à scorere alle 3. hore e 23. min della notte seguente de li 15. e
osservando il tempo trovai li due malefici nell'angoli, cioè Marte dentro
l'oroscopo c_ 26. e 20. di Leone, e Saturno nell'angolo dell'imo cielo con
gradi 24. e min 9. di Scorpione, mirando di malefico aspetto, e i luminari di
quadrato fra essi, che l'uno apporta incendij, mortalità, è rovine, e l'altro
tempesta, e tentazioni. E per maggior chiatezza potrà V.E.
considerar questa figure del tempo de primi terremoti.
Questi
terremoti andorono continuando tutta la notte interpellatamente, con scosse
mirabili, e in varie maniere, con non poco timore di tutti, e maggiormente dei
più convicini.
Viddesi
poi nelli crepuscoli matutini, e dall'antica voragine d'esso Monte, con
vehemenza più che straordinaria, anzi dico con minacci grandissimi e
spaventosi, uscir fuori una denza e palpabile fumosità caliginosa, piena de
baleni, tuoni, e corustationi, in che si scorgeva veramente esservi l'ira
d'Iddio, e ascondeva questo fumo, per non esservi vento forte elcuna, à tanta
altezza per linea retta, che trapassava la situatione de le nubi; formando ivi
grande e altissima Montagna di oscura caligine, che ottenebrava gran parte
dell'aria; e perque questa gran mole d'aveva finalmente d'andare à terminare in
qualche parte, come già fece danno notabile di circonvicini, stava questa Città
molto timorizzata, quando per misericordia di N. Sig. e per l'intercessione di
Nostra Signora di Constantinopoli, di S. Gennaro, e altri Santi Protettori di
essa, restò illesa à fatto dal certo pericolo, che gli soprastava; e altro
fin'hoggi no hà patito, che alcuni pochi terremoti, e due volte pioggia di
cenere, ma lievemente à guisa di rugiada, e altro riparo più opportuno non
habbiamo ritrovato à caso si formidabile, che il ricorrere affetuosamente
all'oratione, e alla penitenza generalmente da tutti, ordinando il Sig.
Cardinale Arcivescovo, che per tutte le chiese si esponesse il Santissimo
Sacramento, e se facessero le processioni per la Città, e s'andasse al Ponte,
cominciando prima egli una processione grandissima di tutte le religioni, e portando
la Testa e Sangue del glorioso San Gennaro, e seguita poi dal Signor Conte di
Monterei, da tutti i ministri reggij, e signoria di Napoli, oltre l'infinito
popolo dell'uno, e dell'altro sesso, implorando l'aiuto divino, e la
misericordia à viva voce, e apparendo sul ponte, si cominciò in un tratto à
goder gli effetti dell'intercessione del Santo.
Seguitò
appresso un'insolito fremito, con rumore e tremore inaudito, che faceva stupire
l'udito di alcuno, e durò questo continuamente dalle 18. hore d'Italia fino
alle 4. hore della notte seguente del Martedì; in questo tempo si vedevano
scuotere le porte e le finestre di tutta questa Città, oltre al convicino,
ritirosse il mare circa 40. passi per tutta questa riviera, e durò per spatio di
6. min. hor consideri V.E. che à cossì horendo spettacolo,
e al rumor del Popolo per il timore, ci parve di già gi_to il giuditio
universale, che fù causa di radoppiar l'oratione, devotione, affetto, e
penitenza, con le continue Processioni giorno e notte, giudicai, che questo si
fatto fremito procedesse dalla straordinaria vehemenza, e furia, che seco
portava quest'esaltazione, e quel rumore, e tremore si caggionasse dalle rovine
e consumptioni, che si facevano in quella voragine delle grutte e immense
pietre che poi venivano di la portate dalla caligine, e piovute in diverse
parte con quel detrimento, che può V.E. imaginarse.
Apparivano
anco ben spesso fiamme di fuoco frà quella caligine, che spesso mi accertava,
che si fusse, come in effetto è gran quantità di bittume, il quale acceso
mandava fuori quelle fiamme, e de quando in quando spargendosi per il monte
gran quantità di quella materia accesa con pietre incenerite, si vedevano poi
nuovi fiumi, e nuove esalazioni, che molti giudicarono che nel pedale di esso
monte vi fussero aperte nuove bocche, ma in fatti non fù altro, che quantità
grande di bitume sparso, il quale non al tutto calcinato e destrutto, fumava
come fusse altra nuova bocca. Hor la sovrabondanza della pinguedine di questa
materia era causa di maggior fiamme, e desnità di caligine, che poggiando in
aria, s'andava distruggendo, e incinerendosi quei vapori terrogenij, caggionava
effetti inequali, poiche parte se risolveva in lapili parte in cenere, e parte
in acque, con continui tuoni, e di tremor della terra, in modo che anco i cani
davano segno di mestizia latrando, e ululando como lupi, che maggior spavento
generava ne' petti humani, e questo effetto nelli cani è naturale, e non accidentale,
com'altri pensa, perche como timidi e di natura freddi, e secchi, è proprietà
della terra sentendola scotere e tremare, s'avviliscano, e danno in humor
melenconico, onde poi vengono ad ulurare in quel modo.
Da
quella voragine n'è anco uscita copia grandissima d'acque, anzi diluvio,
assorbita dall'istessa caligine, nelle viscere della terra, e poi vomitata in
diversi luochi, e con diversi effetti, poiche in alcune parti s'è lasciata
fredda , e in altre caldissima, con danno notabile de patienti, allagando, e
sommergendo senza riparo alcuno, ciò che avanti se ritrovava, causando effetti
tanto meravigliosi, che difficilmente ponno credersi da chi non l'ha visti, in
somma queste acque hanno sommerso una gran buona parte di terra di lavoro.
Finalmente
la cenere uscita da questa voragine, è stata d'infinita quantità, e hà fatto
grandissimi danni, ove è piovuta, soffocando terre, casali, e campagne, che per
un pezzo resteranno inutili, e è gionta in molte parti della Puglia; la sua
qualità è palpabile, minutissima, e poderosa, e questo è quanto all'apparitione
di questa non ancor intessa essalazione.
Il
raccontar poi per minuto i danni, che fin quì hà fatto, sarebbe un'non finir
mai, ma dirò bene sommariamente, che il danno è stato grandissimo per quei
luochi circ_vicini rovinÆndo case, non per li terremoti, ma pel la quantità e
grandezza della cenere, arena, lapilli, e pietre pioute, vi sono morte
moltissime persone d'ogni età è sesso, e infiniti animali d'ogni sorte, sino
anco à pesci nel Mar vicino, altri consunti dal fuoco, altri soffocati dalle
acque, altri dalle ceneri, e altri dall'istessa fumosità; la quale ancorche
seguiti à far del male in quei luochi, ove il vento la porta, non è però con
quella violenza di prima, per essere evaporata in buona parte, da che nasce
anco l'esser cessati i terremoti, il fremito, le fiamme, e quel gran rumore, ne
meno esala con quello horrido nigrore, hà ben devorato quell'incendio quasi un
terzo del cacume d'esso M_te , e l'apertura, che vi è fin'hora girerà circa
cinque miglia, e teniamo per miracolo evidente, che da che apparve questo
spettacolo, habbiamo sempre havuto venti à noi favorevoli, e tutto lo
conosciamo dalla divina misericordia per intercessione di Nostro Sig. San
Gennaro, e altri suoi Santi Compagni nostri Protettori.
Hor
lasciando à parte le stravaganti, e tremende operazioni fatte da quest'incendio
con tanto danno, dico che è cosa naturale in se stesso, poiche communicandosi
volontieri le materie vaporose nelle parti sotterranee, è certo che quei vapori
ivi concentrati, procurino l'esalazione, e avuta la respirazione, ogni
elemento, come dice il Filosofo, cerca unirsi alla sua sfera. Et la mistione,
che s'interpone essendo contraria, causata dalli vapori del Sole, causa anco la
dissolutione dell'esalatione, e optando il Sole, che il frigido sia secco, e
l'umido calido, partoriscono nuove generazioni, e nuovi effetti nelli concavi
della terra, siche disseccandosi l'humido, s'introduce il caldo, e
restringendosi in se stessa la materia, se ritira nelle più dense parti della
terra, lanciando alcuni concavi, e perche n_ si da vacuo in natura, l'aria, che
vi si rinchiude, procura uscir fuori per andare alla sua sfera, e dovendo
uscire fuori un'vapore cosi rinchiuso, è cosa certa, ch'eschi con violenza,
strepito, tremore grande della terra, e conforme sarà la quantità della materia
accesa, cosi anco farà l'apparenza delle fiamme, e quanto più i vapori saranno
rinchiusi nelle parti sotterranee, maggiori anco scosse e tremori
caggioneranno. Calculai i mesi adietro a contemplatione d'amici due pronostici,
come già dissi, circa la mutazione de tempi, in che discorsi anco della figura,
che faceva presente revolutione dell'anno 1632. nel tempo, che il Sole entrava
nel primo grado dell'Ariete, à che la luna era nel Pesce, con gradi 29. e
minut. 57. che per tre minuti meno, sarebbe stata alla congiontione del Sole, e
che questa congiontione per trovarsi nell'opposto dell'horoscopo, ci haveria
apportato corruttione de frutti, e infermità gravi. Et quello, che
particolarmente osservai in questa calculatione, fù che nelli progressi, e
situazioni de pianeti in quell'anno, trovai la malefica Stella di Marte
efficiente causa di questi portenti per la lunga dimora, che fà nel segno del
Leone, giache da molti anni in qua non si è inteso, che sia dimorato in un
segno per spatio di sette mesi, e venti giorni, mentre tutto il suo corso è di
due anni, e ritrovai che entrò in detto segno di Leone à 10. d'Ottobre 1631. e
non partirà di la fino à 31. di Maggio 1632. la malignità di questo Marte e li
minacci che può influire, già le sappiamo, che sono guerre, dissentioni,
bollimenti di sangue, incendij, e innovazioni di gente, e tanto più poi, che in
questi tempi se ritrova in Leone segno insignito di pessima natura, opposto
all'Aquario casa di Saturno. Et il ritrovarsi esso Marte signore nell'eclisse
del Sole, mi fa congetturare, che questo nuovo vapore acceso, non sia senza
misterio, che conforme V.E. sa, non s'accende mai vapore
nella terra, ne esalazione nell'aria, che non indichino portenti di qualche
nostro infortunio, como leggiamo in molti luochi. Di questo stesso eclisse, che
fù a 25. d'Ottobre, a hore 13, dice Tholomeo, che essendo Marte signore d'esso,
in segno di Leone in mezo al Cielo, significa mortalità de quadrupedi
silvestri, rovine de fundamenti, e edificij, e per sua natura apporta
generalmente fervore, e grandissima siccità d'aria, rarità di pioggie,
disseccara molti fonti d'acque, assorbirà in gran parte l'acque, de fiumi,
avero ne corrompera molti e rendera più aridi i torrenti. Et Albitio dice, che
significa carestia de bestiami, e particolarmente di pane in oriente, significa
mortalità, e maggiormente di figlioli con gran dolor di ventre, significa
similmente guerre in parte d'Oriente, con apprensione di morte, e massime de
figlioli.
Si
è ritrovato presente nell'Eclisse della Luna, che fù a 8. di Novembre
dell'istesso anno 1613. del quale fù signora Venere, che secondo Tholomeo
significava morte d'animali domestichi, d'huomini de Regi, e mancamento di cose
comestibili.
E
per la lunga dimora che fa in Leone, come si è detto se ritrovara anco presenti
in due delli 4. Ecclissi che faranno in questo presente anno 1632. che saranno
viste, l'uno a 19 d'Aprile del Sole, e l'altro a 4. Maggio della Luna, del
primo ne sarà signore esso Marte, e minaccia listesso, che se disse nel 1631. a
25 Ottobre.
Del
secondo de 4. Maggio n'è signora Venere per ritrovarsi in Tauro, e essendo essa
Venere in quel tempo in Ariete, significa, secondo Tholomeo, mortalità
d'animali quadrupedi domestici, danno nelli frutti quando cominciarano as
uscire, cioè di quelli, che vogliono uscire più presto degli altri, nella
primavera, como sono fichi, e simili, suole similmente toccare nelli Santuarij,
Religioni, e Oratorij, ec. e questa sua significazione sarà generalmente nella
primavera.
Il
terzo poi farà a 13. d'Ottobre, e sara del Sole, e perche sara in Libra, ne
sara signora Venere, la quale, trovandosi nel segno di Libra sua propria casa,
verra ad influire in genere d'huomini, tocchera Santuarij, Sancte Religioni, e
Oratorij, finalmente nelli feminati, herbe, e simili, significarà anco
sublimita de grandi, honori, allegrezze, e pace, e miglioramento di stato a gli
huomini, e la sua significazione sarà generalmente nell'autunno, così dice
Tholomeo. Et Albitio dice, che se la latitudine di Venere sarà meridionale,
significa infermita de moruilli, e se la sua longitudine sara maggiormente del
Sole, significa morte d'huomini grandi, e potenti.
E
perche Venere in detto tempo sara settentrionale, se può dire che andra
contemperando li moruilli, ma porta infermita infette, e particolarmente di
gola.
Il
quarto e ultimo di detto anno 1631. sara della Luna a 27. Ottobre a hore 6.
min. 52 della notte seguente. Questo Eclisse per fare nelli cinque gradi di
Tauro, che è antiscio di Leone, è similmente focoso, e essendo Venere signora
del Tauro, in decano della Luna, e trovandosi nel segno di Scorpione, casa di
Marte obediente all'aquario e decano di essa Venere, per esser in gradi 14. e
min. apportara assai turbulenze, e di questi quattro Eclissi, questo solo si
vedra nel nostro orizonte, e ci va influenzando in generale mortalità
d'huomini, fanciulli, e d'animali quadrupedi. E vuol Tholomeo, che quando
l'Eclisse fa in tal segno, sara in genere d'animali reptili, nelli fondamenti,
e edificij, e il tutto xxxxx perche è segno fisso, e terreo, che è il Tauro
freddo, è secco dalla natura della terra. Et Albitio dice che significa
detrimento de nobili, effusione di sangue, e guerre più del solito.
Essendo
dunque così, possiamoe in genere, e in specie congetturare, che questi vapori
terrestri constipati nella terra, siano caggionati dall'influenze celesti, e
particolarmente da Marte focoso, per la lunga dimora in Leone dell'istessa
natura, che hanno poi per movimento particolare
fatto
accendere in detto tempo quest'incendio in questa parte, e tanto più mi
conferma, che questo sia stata influenza di Marte, quanto che nell'anno 1623. a
19 luglio fù magna congiuntione, qual finalmente fece in triplicità ignea, con
li sette gradi non compiti di Leone, de quali gradi appunto volse servirsi nel
tempo dell'Eclisse del Sole, che ho posto nella prima figura como potrà
V.E. considerare, e questi gradi nel principio de terremoti
di questo incendio se ritrovano nell'oroscopo. Dico di più, che nel tempo della
revoluzione delli 20 di Marzo di quest'anno 1632, quando il Sole entrara nel
primo grado dell'Ariete, sarà l'istesso Marte in mezo del Cielo, con li 7 gradi
di Leone, da che può chiaramente comprendersi, como questo Pianeta se vada
essercitando col segno di Leone, e in che luochise ritrovi in tempo dei
successi, che sono gli angoli, per minacciar maggiormente li portenti, e
spaventar quelli, che hanno lo Leone per ascendente, e dannoso à quelli, che
havranno il tauro, e lo Scorpione, che però non è meraviglia, che in quel tempo
siano successi terremoti, causati dall'incendio, e in Napoli particolarmente,
che viene predominato dal segno d'Ariete casa di esso Marte, la cui calidità
non sà altro apportare, che siccità, incendij, guerre, pestilenze, e morte, è
deve temersi d'altre scosse da quei luoci, e Città, che sono sottoposte à esso
Marte, mentre stà in Leone.
E
perche alcuni Curiosi tengono , che Napoli potrebbe un giorno patir anco lei
qualche naufraggio simile al Vesuvio, per le miniere bittuminose, che di la
passano quà, dico che sono mal fundati nella loro curiosità, perche la Città de
Napoli sta fundada sopra certa Pietra, communamente chiamata Tufo, arida in se
stessa, e sanza fonte alcuna di pinguedine, che però non vi è forma, ne specie
di Minerale, ne di mezo minerale, ne pur odor di tittume, ò solfo, che accender
si potesse, di modo, che la Dio gratia resta, questa Città esente, e sicura da
simile infortunio, e ben custodita, e guardata, e difesa da i vicini, che potessero
effenderla per l'intercessione de Santi Protettori, come appunto hoggi
esperementiamo. E questo, è quel poco ragguaglio, che posso significar a
V.E. con quei fundamenti veri e reali, che si richiedono ad
una tanta apparitione, e prego Iddio che quello, che questo malefico Pianeta
può esserci di portento, ce lo rivolga in consolatione, con l'unione de fedeli
nel grembo di Santa Madre Chiesa Catholica.
Napoli à 5.
Gennaro 1632.
Di V.E.
Humilis. e Devotis. Servo
L'Inutile Lanelfi.
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