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Filippo Finella
Incendio del Visuvio del Lanelfi

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Dell'osservatione delle cose naturali e dall'esperienza d'essa nascono li veri, e certi fondamenti dell'amica ragione, d'onde poi si causano le perplessità dell'historie, e la fama de mortali; e si come da i successi, e fatti hanno avuto origine l'antiche historie, così dall'esercitar la penna nel vergar le carti, si conserva a lungo tempo l'immortalità della fama.

Che dunque maggior historia tragica, e lagrimevole può la mia penna hoggi descrivere per documento de mortali, e per perpetuare la sua fama, che il presente incendio de nostri tempi? e ancor che de molti, e in varij tempi, l'istorie faccino mentione, ad ogni modo de tre soli e più notabili, raggionaro io, che negli anni 81 di nostra redentione, il primo al tempo di Tito, nel 471 il secondo al tempo di Severo. e il presente il terzo 1631 a 15. Decembre, la notte seguente, ché veniva il Martedì; Ferdinando d'Austria imperante.

 

dico, l'apertura prima di questo Monte al primo di Novembre dell'anno 81. della Natività di N. Sig. che disfacendo parte di esso Monte, mandò delle sue ceneri in parti assai remote, è tal'era la caligine, e fumosità, che d'indi vicina, che dava grã terrore a spettatori,

e Plinio Scrittore delle cose occulte della natura, volendo col vedere investigare la composizione di quei fumi, vi restò miseramente estinto.

La seconda del 471. similmente di Novembre, ma alli 6. e peggior della prima, poiché rovinò molti fondamenti, e andorono le sue ceneri in Constantinopoli, e in parte dell'Egitto.

E la terza finalmente a 15. Decembre 1631. notte seguente, della quale son'hora per trattare.

E Napoli, conforme ben sa V.E. Città esposta al lito del Mare Mediterraneo, nel polo 41 dell'Artico, edificata nell'anni 2804. e prima del parto della Vergine Sacrata 1160. cinta d'eminenti, e fruttiferi colli, alla cui vista otto miglia distante, e vicino al Mare vi é un Monte che per la sua grandezza, e altezza, viene chiamato Somma, benche in gran parte hoggi distrutto, e incennerito per i suddetti incendij.

Nell'anno 1607. hebbi curiosita di osservare la natura, e qualita sua, e ritrovai essere minerale. Vi è la vena dell'antimonio, e del Mercurio corrente; la pietra è ponderosa, e assai del ferreo; tiene parti sulfuree, e la pinguenide per esser soprabondante, la giudicai bittume, ch'e materia accendibile. Queste mistioni son caggionate dalla vicinanza del Mare e per la salsedine, e abbondanza d'acque, che il Monte in se ritiene.

L'apparenza di questo incendio mi fa osservare più cose; tempo, terremoti, fumosita densa, fremito, fiamme, acque, e ceneri.

Quanto al tempo, dico, che per causa naturale, è proceduto dall'Eclisse antecedente del Sole, che à 24. Ottobre 1631. à hore 18. e min. 20. dopò mezo giorno. Et acciò V.E. con ragione naturale possa congetturar l'effetti, ponderi col suo giuditio la figura del tempo dell'Ecclisse.

Questo Ecclisse è dominato da Marte, perche la Luna, e il Sole sono in congiontione nel primo grado di Scorpione; e ben che il Sole sia nel suo proprio decano, Marte è grandemente offeso da i luminari, da Saturno, e da Mercurio, con li quali si mira di quadrato; e perche se ne sta detto Marte nel mezzo del Cielo in Leone con gradi 7. e min. 56. e i luminari in ascendente ambi peregrini, mi fannocongetturare, che questo incendio. Como accennai nel mio pronostico, calcolato nel polo 41. della sempre fidelissima Città di Napoli, sotto il nome di Lanelfi à 7. d'Ottobre, dove per esteso dico, Minacciano corrotti o ne de frutti, infermità gravi, fistole, e piaghe, e ciò maggiormente seguirà, perche la congiuntione della Luna prevale al Sole; Marte nel segno di Leone in mezzo al Cielo ci va similmente minacciando guerre, tradimenti, innovationi di gente, furti, incendij, e perturbationi nelli gioviali, e quel che segue ec,e in quello che ho calculato nel polo 42, sotto il nome di Momo, dico con le formate parole, Ci minaccia rovina nelli fondamenti, morbi gallici, e piaghe incurabili, guerre, e controversie de Potentati, c_ perturbatione similmente de Gioviali, deve temersi de ladri nelle campagne, e mortalità d'animali. ) cominciò à scorere alle 3. hore e 23. min della notte seguente de li 15. e osservando il tempo trovai li due malefici nell'angoli, cioè Marte dentro l'oroscopo c_ 26. e 20. di Leone, e Saturno nell'angolo dell'imo cielo con gradi 24. e min 9. di Scorpione, mirando di malefico aspetto, e i luminari di quadrato fra essi, che l'uno apporta incendij, mortalità, è rovine, e l'altro tempesta, e tentazioni. E per maggior chiatezza potrà V.E. considerar questa figure del tempo de primi terremoti.

Questi terremoti andorono continuando tutta la notte interpellatamente, con scosse mirabili, e in varie maniere, con non poco timore di tutti, e maggiormente dei più convicini.

 

Viddesi poi nelli crepuscoli matutini, e dall'antica voragine d'esso Monte, con vehemenza più che straordinaria, anzi dico con minacci grandissimi e spaventosi, uscir fuori una denza e palpabile fumosità caliginosa, piena de baleni, tuoni, e corustationi, in che si scorgeva veramente esservi l'ira d'Iddio, e ascondeva questo fumo, per non esservi vento forte elcuna, à tanta altezza per linea retta, che trapassava la situatione de le nubi; formando ivi grande e altissima Montagna di oscura caligine, che ottenebrava gran parte dell'aria; e perque questa gran mole d'aveva finalmente d'andare à terminare in qualche parte, come già fece danno notabile di circonvicini, stava questa Città molto timorizzata, quando per misericordia di N. Sig. e per l'intercessione di Nostra Signora di Constantinopoli, di S. Gennaro, e altri Santi Protettori di essa, restò illesa à fatto dal certo pericolo, che gli soprastava; e altro fin'hoggi no patito, che alcuni pochi terremoti, e due volte pioggia di cenere, ma lievemente à guisa di rugiada, e altro riparo più opportuno non habbiamo ritrovato à caso si formidabile, che il ricorrere affetuosamente all'oratione, e alla penitenza generalmente da tutti, ordinando il Sig. Cardinale Arcivescovo, che per tutte le chiese si esponesse il Santissimo Sacramento, e se facessero le processioni per la Città, e s'andasse al Ponte, cominciando prima egli una processione grandissima di tutte le religioni, e portando la Testa e Sangue del glorioso San Gennaro, e seguita poi dal Signor Conte di Monterei, da tutti i ministri reggij, e signoria di Napoli, oltre l'infinito popolo dell'uno, e dell'altro sesso, implorando l'aiuto divino, e la misericordia à viva voce, e apparendo sul ponte, si cominciò in un tratto à goder gli effetti dell'intercessione del Santo.

Seguitò appresso un'insolito fremito, con rumore e tremore inaudito, che faceva stupire l'udito di alcuno, e durò questo continuamente dalle 18. hore d'Italia fino alle 4. hore della notte seguente del Martedì; in questo tempo si vedevano scuotere le porte e le finestre di tutta questa Città, oltre al convicino, ritirosse il mare circa 40. passi per tutta questa riviera, e durò per spatio di 6. min. hor consideri V.E. che à cossì horendo spettacolo, e al rumor del Popolo per il timore, ci parve di già gi_to il giuditio universale, che causa di radoppiar l'oratione, devotione, affetto, e penitenza, con le continue Processioni giorno e notte, giudicai, che questo si fatto fremito procedesse dalla straordinaria vehemenza, e furia, che seco portava quest'esaltazione, e quel rumore, e tremore si caggionasse dalle rovine e consumptioni, che si facevano in quella voragine delle grutte e immense pietre che poi venivano di la portate dalla caligine, e piovute in diverse parte con quel detrimento, che può V.E. imaginarse.

Apparivano anco ben spesso fiamme di fuoco frà quella caligine, che spesso mi accertava, che si fusse, come in effetto è gran quantità di bittume, il quale acceso mandava fuori quelle fiamme, e de quando in quando spargendosi per il monte gran quantità di quella materia accesa con pietre incenerite, si vedevano poi nuovi fiumi, e nuove esalazioni, che molti giudicarono che nel pedale di esso monte vi fussero aperte nuove bocche, ma in fatti non altro, che quantità grande di bitume sparso, il quale non al tutto calcinato e destrutto, fumava come fusse altra nuova bocca. Hor la sovrabondanza della pinguedine di questa materia era causa di maggior fiamme, e desnità di caligine, che poggiando in aria, s'andava distruggendo, e incinerendosi quei vapori terrogenij, caggionava effetti inequali, poiche parte se risolveva in lapili parte in cenere, e parte in acque, con continui tuoni, e di tremor della terra, in modo che anco i cani davano segno di mestizia latrando, e ululando como lupi, che maggior spavento generava ne' petti humani, e questo effetto nelli cani è naturale, e non accidentale, com'altri pensa, perche como timidi e di natura freddi, e secchi, è proprietà della terra sentendola scotere e tremare, s'avviliscano, e danno in humor melenconico, onde poi vengono ad ulurare in quel modo.

Da quella voragine n'è anco uscita copia grandissima d'acque, anzi diluvio, assorbita dall'istessa caligine, nelle viscere della terra, e poi vomitata in diversi luochi, e con diversi effetti, poiche in alcune parti s'è lasciata fredda , e in altre caldissima, con danno notabile de patienti, allagando, e sommergendo senza riparo alcuno, ciò che avanti se ritrovava, causando effetti tanto meravigliosi, che difficilmente ponno credersi da chi non l'ha visti, in somma queste acque hanno sommerso una gran buona parte di terra di lavoro.

Finalmente la cenere uscita da questa voragine, è stata d'infinita quantità, e fatto grandissimi danni, ove è piovuta, soffocando terre, casali, e campagne, che per un pezzo resteranno inutili, e è gionta in molte parti della Puglia; la sua qualità è palpabile, minutissima, e poderosa, e questo è quanto all'apparitione di questa non ancor intessa essalazione.

Il raccontar poi per minuto i danni, che fin quì fatto, sarebbe un'non finir mai, ma dirò bene sommariamente, che il danno è stato grandissimo per quei luochi circ_vicini rovinÆndo case, non per li terremoti, ma pel la quantità e grandezza della cenere, arena, lapilli, e pietre pioute, vi sono morte moltissime persone d'ogni età è sesso, e infiniti animali d'ogni sorte, sino anco à pesci nel Mar vicino, altri consunti dal fuoco, altri soffocati dalle acque, altri dalle ceneri, e altri dall'istessa fumosità; la quale ancorche seguiti à far del male in quei luochi, ove il vento la porta, non è però con quella violenza di prima, per essere evaporata in buona parte, da che nasce anco l'esser cessati i terremoti, il fremito, le fiamme, e quel gran rumore, ne meno esala con quello horrido nigrore, ben devorato quell'incendio quasi un terzo del cacume d'esso M_te , e l'apertura, che vi è fin'hora girerà circa cinque miglia, e teniamo per miracolo evidente, che da che apparve questo spettacolo, habbiamo sempre havuto venti à noi favorevoli, e tutto lo conosciamo dalla divina misericordia per intercessione di Nostro Sig. San Gennaro, e altri suoi Santi Compagni nostri Protettori.

Hor lasciando à parte le stravaganti, e tremende operazioni fatte da quest'incendio con tanto danno, dico che è cosa naturale in se stesso, poiche communicandosi volontieri le materie vaporose nelle parti sotterranee, è certo che quei vapori ivi concentrati, procurino l'esalazione, e avuta la respirazione, ogni elemento, come dice il Filosofo, cerca unirsi alla sua sfera. Et la mistione, che s'interpone essendo contraria, causata dalli vapori del Sole, causa anco la dissolutione dell'esalatione, e optando il Sole, che il frigido sia secco, e l'umido calido, partoriscono nuove generazioni, e nuovi effetti nelli concavi della terra, siche disseccandosi l'humido, s'introduce il caldo, e restringendosi in se stessa la materia, se ritira nelle più dense parti della terra, lanciando alcuni concavi, e perche n_ si da vacuo in natura, l'aria, che vi si rinchiude, procura uscir fuori per andare alla sua sfera, e dovendo uscire fuori un'vapore cosi rinchiuso, è cosa certa, ch'eschi con violenza, strepito, tremore grande della terra, e conforme sarà la quantità della materia accesa, cosi anco farà l'apparenza delle fiamme, e quanto più i vapori saranno rinchiusi nelle parti sotterranee, maggiori anco scosse e tremori caggioneranno. Calculai i mesi adietro a contemplatione d'amici due pronostici, come già dissi, circa la mutazione de tempi, in che discorsi anco della figura, che faceva presente revolutione dell'anno 1632. nel tempo, che il Sole entrava nel primo grado dell'Ariete, à che la luna era nel Pesce, con gradi 29. e minut. 57. che per tre minuti meno, sarebbe stata alla congiontione del Sole, e che questa congiontione per trovarsi nell'opposto dell'horoscopo, ci haveria apportato corruttione de frutti, e infermità gravi. Et quello, che particolarmente osservai in questa calculatione, che nelli progressi, e situazioni de pianeti in quell'anno, trovai la malefica Stella di Marte efficiente causa di questi portenti per la lunga dimora, che nel segno del Leone, giache da molti anni in qua non si è inteso, che sia dimorato in un segno per spatio di sette mesi, e venti giorni, mentre tutto il suo corso è di due anni, e ritrovai che entrò in detto segno di Leone à 10. d'Ottobre 1631. e non partirà di la fino à 31. di Maggio 1632. la malignità di questo Marte e li minacci che può influire, già le sappiamo, che sono guerre, dissentioni, bollimenti di sangue, incendij, e innovazioni di gente, e tanto più poi, che in questi tempi se ritrova in Leone segno insignito di pessima natura, opposto all'Aquario casa di Saturno. Et il ritrovarsi esso Marte signore nell'eclisse del Sole, mi fa congetturare, che questo nuovo vapore acceso, non sia senza misterio, che conforme V.E. sa, non s'accende mai vapore nella terra, ne esalazione nell'aria, che non indichino portenti di qualche nostro infortunio, como leggiamo in molti luochi. Di questo stesso eclisse, che a 25. d'Ottobre, a hore 13, dice Tholomeo, che essendo Marte signore d'esso, in segno di Leone in mezo al Cielo, significa mortalità de quadrupedi silvestri, rovine de fundamenti, e edificij, e per sua natura apporta generalmente fervore, e grandissima siccità d'aria, rarità di pioggie, disseccara molti fonti d'acque, assorbirà in gran parte l'acque, de fiumi, avero ne corrompera molti e rendera più aridi i torrenti. Et Albitio dice, che significa carestia de bestiami, e particolarmente di pane in oriente, significa mortalità, e maggiormente di figlioli con gran dolor di ventre, significa similmente guerre in parte d'Oriente, con apprensione di morte, e massime de figlioli.

Si è ritrovato presente nell'Eclisse della Luna, che a 8. di Novembre dell'istesso anno 1613. del quale signora Venere, che secondo Tholomeo significava morte d'animali domestichi, d'huomini de Regi, e mancamento di cose comestibili.

E per la lunga dimora che fa in Leone, come si è detto se ritrovara anco presenti in due delli 4. Ecclissi che faranno in questo presente anno 1632. che saranno viste, l'uno a 19 d'Aprile del Sole, e l'altro a 4. Maggio della Luna, del primo ne sarà signore esso Marte, e minaccia listesso, che se disse nel 1631. a 25 Ottobre.

Del secondo de 4. Maggio n'è signora Venere per ritrovarsi in Tauro, e essendo essa Venere in quel tempo in Ariete, significa, secondo Tholomeo, mortalità d'animali quadrupedi domestici, danno nelli frutti quando cominciarano as uscire, cioè di quelli, che vogliono uscire più presto degli altri, nella primavera, como sono fichi, e simili, suole similmente toccare nelli Santuarij, Religioni, e Oratorij, ec. e questa sua significazione sarà generalmente nella primavera.

Il terzo poi farà a 13. d'Ottobre, e sara del Sole, e perche sara in Libra, ne sara signora Venere, la quale, trovandosi nel segno di Libra sua propria casa, verra ad influire in genere d'huomini, tocchera Santuarij, Sancte Religioni, e Oratorij, finalmente nelli feminati, herbe, e simili, significarà anco sublimita de grandi, honori, allegrezze, e pace, e miglioramento di stato a gli huomini, e la sua significazione sarà generalmente nell'autunno, così dice Tholomeo. Et Albitio dice, che se la latitudine di Venere sarà meridionale, significa infermita de moruilli, e se la sua longitudine sara maggiormente del Sole, significa morte d'huomini grandi, e potenti.

E perche Venere in detto tempo sara settentrionale, se può dire che andra contemperando li moruilli, ma porta infermita infette, e particolarmente di gola.

Il quarto e ultimo di detto anno 1631. sara della Luna a 27. Ottobre a hore 6. min. 52 della notte seguente. Questo Eclisse per fare nelli cinque gradi di Tauro, che è antiscio di Leone, è similmente focoso, e essendo Venere signora del Tauro, in decano della Luna, e trovandosi nel segno di Scorpione, casa di Marte obediente all'aquario e decano di essa Venere, per esser in gradi 14. e min. apportara assai turbulenze, e di questi quattro Eclissi, questo solo si vedra nel nostro orizonte, e ci va influenzando in generale mortalità d'huomini, fanciulli, e d'animali quadrupedi. E vuol Tholomeo, che quando l'Eclisse fa in tal segno, sara in genere d'animali reptili, nelli fondamenti, e edificij, e il tutto xxxxx perche è segno fisso, e terreo, che è il Tauro freddo, è secco dalla natura della terra. Et Albitio dice che significa detrimento de nobili, effusione di sangue, e guerre più del solito.

Essendo dunque così, possiamoe in genere, e in specie congetturare, che questi vapori terrestri constipati nella terra, siano caggionati dall'influenze celesti, e particolarmente da Marte focoso, per la lunga dimora in Leone dell'istessa natura, che hanno poi per movimento particolare

fatto accendere in detto tempo quest'incendio in questa parte, e tanto più mi conferma, che questo sia stata influenza di Marte, quanto che nell'anno 1623. a 19 luglio magna congiuntione, qual finalmente fece in triplicità ignea, con li sette gradi non compiti di Leone, de quali gradi appunto volse servirsi nel tempo dell'Eclisse del Sole, che ho posto nella prima figura como potrà V.E. considerare, e questi gradi nel principio de terremoti di questo incendio se ritrovano nell'oroscopo. Dico di più, che nel tempo della revoluzione delli 20 di Marzo di quest'anno 1632, quando il Sole entrara nel primo grado dell'Ariete, sarà l'istesso Marte in mezo del Cielo, con li 7 gradi di Leone, da che può chiaramente comprendersi, como questo Pianeta se vada essercitando col segno di Leone, e in che luochise ritrovi in tempo dei successi, che sono gli angoli, per minacciar maggiormente li portenti, e spaventar quelli, che hanno lo Leone per ascendente, e dannoso à quelli, che havranno il tauro, e lo Scorpione, che però non è meraviglia, che in quel tempo siano successi terremoti, causati dall'incendio, e in Napoli particolarmente, che viene predominato dal segno d'Ariete casa di esso Marte, la cui calidità non altro apportare, che siccità, incendij, guerre, pestilenze, e morte, è deve temersi d'altre scosse da quei luoci, e Città, che sono sottoposte à esso Marte, mentre stà in Leone.

E perche alcuni Curiosi tengono , che Napoli potrebbe un giorno patir anco lei qualche naufraggio simile al Vesuvio, per le miniere bittuminose, che di la passano quà, dico che sono mal fundati nella loro curiosità, perche la Città de Napoli sta fundada sopra certa Pietra, communamente chiamata Tufo, arida in se stessa, e sanza fonte alcuna di pinguedine, che però non vi è forma, ne specie di Minerale, ne di mezo minerale, ne pur odor di tittume, ò solfo, che accender si potesse, di modo, che la Dio gratia resta, questa Città esente, e sicura da simile infortunio, e ben custodita, e guardata, e difesa da i vicini, che potessero effenderla per l'intercessione de Santi Protettori, come appunto hoggi esperementiamo. E questo, è quel poco ragguaglio, che posso significar a V.E. con quei fundamenti veri e reali, che si richiedono ad una tanta apparitione, e prego Iddio che quello, che questo malefico Pianeta può esserci di portento, ce lo rivolga in consolatione, con l'unione de fedeli nel grembo di Santa Madre Chiesa Catholica.

Napoli à 5. Gennaro 1632.

            Di V.E.

 

 

            Humilis. e Devotis. Servo

            L'Inutile Lanelfi.

 

 




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