Ugo Foscolo
Saggi sopra il Petrarca

SOPRA L'AMORE DEL PETRARCA

V

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V. Nel cuore della Francia, nella città ove tali costumi e istituti erano popolari; in tempo che i Jeux Floraux cominciavano a celebrarsi in onore de' poeti inspirati da amore; con mente tutta intesa alle speculazioni dall'antica filosofia diffuse largamente, dalla poesia d'Italia già adornate e dalla religione santificate; con disposizione virtuosa bensì, ma irrequieta e ansiosa di fama; con immaginazione che errava in traccia d'una felicità sicura dalla incostanza della fortuna, il Petrarca in età di 23 anni innamorò di Laura, che aveva allora appena compiuti i diciannove. Scontratosi negli occhi di lei la prima volta in una chiesa, la seguì per via pur pieno dell'inusata raggiante beltà che lo colpì, e contemplandone da lungi la grazia del portamento e i capegli cadenti in ampia profusione di ricci:

 

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi,

Che 'n mille dolci nodi gli avvolgea;

E 'l vago lume oltra misura ardea

Di que' begli occhi.

 

Non era l'andar suo cosa mortale,

Ma d'angelica forma.

 

Poeti, antiquarii, viaggiatori d'ogni nazione, e fra essi l'arcivescovo Beccadelli coi cardinali Sadoleto e Polo, questi legato allora della provincia, cercarono il paese per ogni lato, ma non trovarono chi fosse Laura, o se mai fosse. Frattanto innumerevoli scrittori pubblicarono, ognuno a sua posta, relazioni intorno al Petrarca ed a Laura; e benchè spacciassero fole da romanzi sotto colore di storia, si trassero dietro la comune de' leggitori. L'abate De Sade, verso l'anno 1760, nell'esaminare gli archivi di sua famiglia in Avignone, recò in luce alcuni vecchi testamenti e contratti, che, avvalorati da molte allusioni nelle diverse opere del Petrarca, condussero alla conclusione, ammessa innegabile pur da' suoi italiani oppositori,8 «Che Laura figliuola fu di Audiberto di Noves, e maritata nel diciottesimo anno ad Ugo de Sade; e che, circa due anni dopo, il Petrarca la conobbe.» Coloro cui sta sempre a cuore di salvare il poeta dalla nota di aver sospirato per la moglie altrui, ricusano l'autorità di documenti; anzi un critico scozzese9 contende che un'abbreviazione trovata in un manuscritto latino, in cui il Petrarca dice di Laura, corpus ejus crebris PTBS exhaustum, dovrebbe essere interpretata perturbationibus; e, se fosse così, potremmo presupporre, che la salute di Laura fosse scaduta per frequenti afflizioni. Ma la più diretta interpretazione di PTBS è partubus; e le parole crebris, corpus, exhaustum quadrano con essa più grammaticalmente e più logicamente ad esprimere che il temperamento di lei fu estenuato da frequenti portati. Le voci mulier e femina (di cui, scrivendo latino, il Petrarca fa uso continuo per nominarla, invece di virgo e puella), e quelle di donna e madonna in italiano, significano più propriamente donna maritata. Donna è pur vocabolo generale; e, derivato da domina, sta in poesia per appellazione di rispetto; ma, opposto a giovine o a vergine o a donzella, significa rigorosamente donna maritata, e il poeta dice di Laura:

 

La bella giovinetta, ch'ora è donna.

 





8 Tiraboschi, Storia della Letteratura Italiana, vol. V.



9 Critical and Historical Essay on the Life and Character uf Petrarch, Edimburg, 1812.



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