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Bono Giamboni
Trattato di virtù e vizî e di loro vie e rami

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  • 31 - Qui dice la Filosofia la condizione e pene dello 'nferno, e di che pene vi si tormentano l'anime dannate oltre a l'altre
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31 - Qui dice la Filosofia la condizione e pene dello 'nferno, e di che pene vi si tormentano l'anime dannate oltre a l'altre

 

- Di dolorosi pensieri sono l'anime tormentate nel ninferno, perché co molta pena si ricorderanno quello che co molto diletto hanno già comesso, acciò che lo stimolo della memoria acresca la pena, quanto il diletto ha più acceso il peccato. Onde, favellando Salamone de' peccatori che sono in inferno, disse: «Con grande paura verrano i peccatori a ricordarsi delle loro peccata, perché l'angoscerà la memoria delle loro iniquitadi. E diranno fra loro medesimi: Ov'è la soperbia nostra? ov'è il vantamento e l'argoglio nostro delle ricchezze? ov'è la vanagloria delle nostre degnità? che prode o che utolità ce n'è seguitato? No niuno, perché sono passate come una ombra, e come fa la nave per l'acqua tempestosa, che poi che è passata no si discerne la via c'ha fatto: così noi miseri niuno segno possiamo mostrare della gloria ch'avemo nel mondo, ma siamo caduti nelle nostre miserie». E di dolorosi pensieri sono afritte l'anime dello inferno in tre modi: l'uno, quando si ricordano c'hanno perduto tanto bene e non ne possono mai avere niente. E a similitudine di questa doglia si recano a mente la doglia d'Isaù, figliuolo che fu di Isak, che si legge nel Vecchio Testamento che piangea con grandi urli quando si pensava ch'avea perdute le benedizioni del padre e no·lle potea ricoverare. Anche sono l'anime tormentate nel ninferno da dolorosi pensieri, quando si ricordano che mai sempre avranno male e saranno tormentate di pene. E però possono dire come disse Iob: «Convertita è in pianto la cetera mia, e gli organi miei in boci di guai, perché quello onde avea paura m'è incontrato, e quello che temea m'è avenuto». Anche sono tormentate l'anime nel ninferno di dolorosi pensieri, per la 'nvidia c'hanno del bene che veggono avere in paradiso a coloro cu' eglino hanno già auto a dispetto, e quasi come matti tenuti. Onde di coloro che sono dannati dice Salamone: «Vedendo, si turberanno di maravigliosa paura, facendosi maraviglia di cotanto e così sùbito mutamento; e per l'angoscia piangendo, diranno: «Non sono questi quegli cui noi avemo a dispetto e quasi per uno obrobio del mondo, e avavamo la vita loro come se fusero matti? e vedi come sono fatti figliuoli d'Iddio!».

 

 




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