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Bono Giamboni
Libro de' vizî e delle virtudi

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  • 50 - De la seconda battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana
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50 - De la seconda battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana

 

Raunata l’oste della Fede Cristiana, e cresciuta molto per li amici che trassero d’ogni parte per atarla, e fatta la compagnia de’ Paladini, e dato loro un leone per insegna, e tutte l’altre genti assettate per ischiera, e dato loro buono capitano, venne nel campo ove si facìano le battaglie molto scalteritamente, e richiese di battaglia i nimici.

La Fede Pagana, ch’era a Roma a quella stagione, e dividea tra’ suoi baroni i reami e le provincie ch’avea conquistati, e ammonivali e confortavali di ben fare e che fossero prodi e valenti, promettendo loro vie maggiori cose per innanzi, quando udie che la Fede Cristiana era nel campo ove le battaglie si facìeno con grande oste, e che la richiedea di battaglia, avegna che del detto suo facesse gran beffe e il suo fatto avesse per niente, tuttavia s’apparecchiò e rifece sua oste per combattere con lei, se fosse ardita d’aspettarla. E raunò un’oste di tanta gente, che tutto ’l mondo copriano, e non potrebbe esser annoverata se non come l’arena del mare; e rifece sue schiere, e molto assettatamente venne nel campo dov’era la Fede Cristiana che l’aspettava.

E quando fur le genti ammonite di ben fare dall’una parte e dall’altra, che dovesser esser prodi e valentri, si cominciò una battagliapericolosa e grande, e ove moriro tanta gente da catuna delle parti, che molto sarebbe lungo a contare e crudele e terribile a udire, chi ben volesse ogni cosa contare. Perché nel mondo non ne fue anche neunacrudele, né ove tanta gente perisse: perché da ciascuna parte avea franca gente e iscalterita e savia di battaglia, e volonterosa di vincere l’una e l’altra. Imperò che quando la gente della parte della Fede Cristiana si ricordava dell’onta e del disonore ch’avea ricevuto da’ nimici, molto s’acendeva l’animo loro alla battaglia, per potersi vendicare; e quando la gente dell’oste della Fede Pagana si raccordava del gran dono ch’avea ricevuto dal loro segnore, ch’avea lor donata tutta la terra conquistata, sì s’acendea molto l’animo loro a la battaglia, acciò che non perdessero il beneficio che con gran fatica aviano conquistato. E così pensando, ciascuna parte stava dura e ferma contra ’l suo nimico, e non si lasciava tòrre terra. Anche i re di ciascuna parte eran franchi segnori e scalteriti di guerra: per che ciascuno andava per lo campo confortando i suoi di ben fare e lodando l’opere di colui che facea bene e promettendo di farline guiderdone (laonde accendea l’animo loro), e atando e sovenendo i suoi ove facea bisogno. E così facendo, questi franchi segnori manteneanoiguale la battaglia, che neuno potea acquistare terra sopra l’altro, né si potea vedere chi de la battaglia stesse meglio; ma era pericolosa, perché in ogni parte avea guai e strida e crudele mortalità di gente.

 

 




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