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Bono Giamboni
Libro de' vizî e delle virtudi

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  • 22 - De la cena perfetta
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22 - De la cena perfetta

 

- La terza cena sì è detta cena perfetta; e questa è quando si pasce l’anima della letizia spirituale. Di questa cena quando l’anima piglia, di molta allegrezza si riempie: ché, con ciò sia cosa che sia gran diletto quando coloro che si convengon di riggimenti si congiungono insieme, quanta allegrezza credi che sia quando la creatura si congiugne col suo creatore, o il figliuolo col suo padre, o la sposa collo sposo suo ch’ama? E però dice il glorioso del Segnore17: «Io sto all’uscio, e picchio; e se mi sarà aperto intrerrò entro e cenerò co·llui, ed e’ meco». O dilettevole cena, quando Idio, cui tu ami, ricevi ad albergo nel tuo cuore, quando per grande amore l’abracce e lo stringi! Qual metallo è sì duro che il fuoco no lo incenda e rechilo a sua natura18? Se questo fuoco ch’è appo noi lavora così nel duro ferro, come credi che ’l fuoco de l’amor divino ch’è di virtù maravigliosa lavori nell’anima? E di questa cotal cena ti pascerà la Fede, se tu per innanzi le sarai buon fedele.

 

 




17 il glorioso del Segnore: «Il Signore che è glorioso».



18 rechilo a sua natura: «lo renda simile a sé, portandolo all'incandescenza».






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