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E poi che l'ebbe
detto,
davanti al suo
cospetto
mi parve ch'io
vedesse
che gente
s'acogliesse
di tutte le nature
(sì come le figure
son tutte divisate
e diversificate),
per domandar da
essa
ch'a ciascun sia
permessa
sua bisogna
compiére;
ed essa, ch'al ver
dire
ad ognuna rendea
ciò ched ella sapea
che 'l suo stato
richiede,
così in tutto
provede.
E io, sol per
mirare
lo suo nobile
affare,
quasi tutto
smarrìo;
ma tant' era 'l
disio,
ch'io avea, di
sapere
tutte le cose vere
di ciò ch'ella
dicea,
ch'ognora mi parea
maggior che tutto
'l giorno:
sì ch'io non volsi
torno,
anzi m'inginocchiai
e merzé le chiamai
per Dio, che le
piacesse
ched ella
m'acompiesse
tutta la grande
storia
ond'ella fa
memoria.
Ella disse esavia:
«Amico, io ben
vorria
che ciò che vuoli
intendere
tu lo potessi
imprendere,
e sì sotile ingegno
e tanto buon
ritegno
avessi, che
certanza
d'ognuna
sottiglianza
ch'io volessi
ritrare,
tu potessi aparare
e ritenere a mente
a tutto 'l tuo
vivente.
E comincio da prima
al sommo ed a la
cima
de le cose crëate,
di ragione
informate
d'angelica
sustanza,
che Dio a Sua
sembianza
crëò a la primera.
Di sì ricca manera
li fece in tutte
guise
che 'n esse furo
assise
tutte le buone cose
valenti e prezïose
e tutte le vertute
ed eternal salute;
e diede lor
bellezza
di membra e di
clarezza,
sì ch'ogne cosa
avanza
biltate e
beninanza;
e fece lor
vantaggio
tal chent' io
diraggio:
che non possen
morire
né unquema' finire.
E quando Lucifero
si vide così clero
e in sì grande
stato
grandito ed
innorato,
di ciò
s'insuperbio,
e 'ncontro al vero
Dio,
Quello che l'avea
fatto,
pensao d'un
maltratto,
credendo Elli esser
pare.
Così volse locare
sua sedia in
aquilone,
ma la sua
pensagione
li venne sì falluta
che fu tutt'
abattuta
sua folle
sorcudanza,
in sì gran
malenanza
che, s'io voglio 'l
ver dire,
chi lo volse
seguire
o tenersi con esso
de regno for fu
messo,
e piovvero in
inferno
e 'n fuoco
sempiterno.
Apresso
imprimamente
in guisa di
serpente
ingannò collo ramo
Eva, e poi Adamo;
e chi chi neghi o
dica,
tutta la gran
fatica,
la doglia e 'l
marrimento,
lo danno e 'l
pensamento
e l'angoscia e le
pene
che la gente
sostene,
lo giorno e 'l mese
e l'anno,
venne da quello
inganno;
e·lado ingenerare
e lo grave portare
e 'l parto doloroso
e 'l nudrir
faticoso
che voi ci
sofferite,
tutto per ciò
l'avete;
lavorero di terra,
astio, invidia e
guerra,
omicidio a peccato
di ciò fue
coninciato:
ché 'nanti questo
tutto
facea la terra
frutto
sanza nulla semente
o briga d'on
vivente.
Ma questa
sottiltate
tocc' a Divinitate,
ed io non
m'intrametto
di punto così
stretto,
e non aggio talento
di sì gran
fondamento
trattar con omo
nato.
Ma quello che m'è
dato,
io lo faccio
sovente:
che se tu poni
mente,
ben vedi li animali
ch'io no·lli faccio
iguali
né d'una
concordanza
in vista né in
sembianza;
erbe e fiori e
frutti,
così gli albori
tutti:
vedi che son divisi
le natur' e li
visi.
Acciò che t'ho
contato
che l'omo fu
plasmato
posci' ogne
crëatura,
se ci ponessi cura,
vedrai palesemente
che Dio onnipotente
volse tutto labore
finir nello
migliore:
ca chi ben
inconinza
audivi per sentenza
ched ha bon mezzo
fatto;
ma guardi, puoi dal
tratto,
ca di reo
compimento
aven dibassamento
di tutto 'l
convenente;
ma chi orratamente
fina suo
coninciato,
da la gente è
laudato,
sì come dice un
motto:
«La fine loda
tutto».
E tutto ciò ch'on
face,
pensa o parla o
tace,
a tutte guise
intende
a la fine
ch'atende:
dunqu' è più
grazìosa
la fine d'ogne cosa
che tutto l'altro
fatto.
Però ad ogne patto
dé omo accivire
ciò che porria
seguire
di quella che
conenza,
ch'aia bella
partenza.
E l'om, se Dio mi
vaglia,
crëato fu san'
faglia
la più nobile cosa
e degna e prezïosa
di tutte crëature:
così Que' ch'è 'n
alture
li diede segnoria
d'ogne cosa che sia
in terra figurata;
ver' è ch'è
'nvizïata
de lo primo peccato
dond' è 'l mondo
turbato.
Vedi ch'ogn'animale
per forza naturale
la testa e 'l viso
bassa
verso la terra
bassa,
per far
significanza
de la grande
bassanza
di lor condizïone,
che son sanza
ragione
e seguon lor volere
sanza misura avere:
ma l'omo ha d'alta
guisa
sua natura divisa
per vantaggio
d'onore,
che 'n alto a tutte
l'ore
mira per dimostrare
lo suo nobile
affare,
ched ha per
conoscenza
e ragione e
scienza.
Dell'anima
dell'uomo
io ti diraggio como
è tanto degna e
cara
e nobile e preclara
che pote a
compimento
aver conoscimento
di ciò ch'è
ordinato
(sol se·nno fue
servato
in divina potenza):
però sanza fallenza
fue l'anima locata
e messa e consolata
ne lo più degno
loco,
ancor che sïa poco,
ched è chiamato
core.
Ma 'l capo n'è
segnore,
ch'è molto degno
membro;
e s'io ben mi
rimembro,
esso è lume e
corona
di tutta la
persona.
Ben è vero che 'l
nome
è divisato, come
la forza e la
scïenza:
ché l'anima in
parvenza
si divide e si
parte
e ovra in prusor
parte.
Che se tu poni cura
quando la crïatura
vede vivificata,
è anima chiamata;
ma la voglia e
l'ardire
usa la gente dire:
«Quest' è l'animo
mio,
questo voglio e
disio»;
e l'om savio e
saccente
dicon c'ha buona
mente;
e chi sa giudicare
e per certo trïare
lo falso dal
diritto,
ragione è nome
detto;
e chi saputamente
un grave punto
sente
in fatt' o in dett'
o in cenno,
quelli è chiamato
senno;
e quando l'omo
spira,
l'alena manda e
tira,
è spirito
chiarnato.
Così t'aggio
contato
che 'n queste sei
partute
si parte la vertute
ch'all'anima fu
data,
e così consolata.
Nel capo son tre
çelle,
e io dirò di
quelle.
Davanti è lo
ricetto
di tutto lo
'ntelletto
e la forza
d'aprendere
quello che puoi
intendere;
in mezzo è la
ragione
e la discrezïone,
che cerne ben da
male,
e lo torto e
l'iguale;
di dietro sta con
gloria
la valente memoria,
che ricorda e
ritene
quello che 'n esso
avene.
Così, se tu ti
pensi,
son fatti cinque
sensi,
d'i quai ti voglio
dire:
lo vedere e
l'udire,
l'odorare e 'l
gostare,
e dapoi lo toccare;
questi hanno per
ofizio
che lo bene e lo
vizio,
li fatti e le
favelle
ritornano a le
zelle
ch'i' v'aggio
nominate,
e loco son pesate.
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