Carlo Goldoni
La donna vendicativa

A SUA ECCELLENZA IL SIGNOR CATERINO CORNARO PATRIZIO VENETO

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A SUA ECCELLENZA
IL SIGNOR

CATERINO CORNARO

PATRIZIO VENETO

 

Grazie doveva io rendere all' E. V. due mesi sono, per aver Ella alcuni versi ad onor mio fatti pubblicar colle stampe, lo che spiega il generoso animo suo verso di me, e la protezione amorosa al mio nome ed alle opere mie benignamente donata. Supplisco a un tal dovere presentemente, e poiché altro non posso in segno di grato animo. all'E. V. offerire, questa Commedia umilmente le dedico e le consacro, non perché cosa sia all'alto merito suo conveniente, ma perché collocando io, per tal modo, il nome dell'E. V. fra quelli de' Protettori e Padroni miei, un segno Ella abbia da me dell'ossequio mio, e gloria a me derivi, pubblico facendo al mondo il dono che Ella si degna farmi dell'alta sua Protezione. Il pregio di questa può rilevarsi da chi sa la grandezza dell'illustre di lei Famiglia, da chi conosce i personali pregi di V. E. Ma a chi mai non è noto essere la Famiglia Cornaro delle più antiche, delle più illustri, e delle più doviziose della Repubblica? Tre grandi prerogative: antichità, lustro e ricchezza. La prima, prova la Nobiltà; la seconda, la rende qualificata; la terza, la fa risplendere. Non vi è dignità, non vi è grado nella Repubblica, sacro, militare, politico, di cui cotal eccelsa Famiglia non sia stata in ogni tempo partecipe; e l'aureo manto Ducale, e la porpora Cardinalizia, e 'l Patriarcale seggio più e più volte fu da' Cornari occupato, ed uscì dal vostro glorioso Ceppo la celebre Caterina Cornaro, che nell'anno 1470 fu data in isposa a Iacopo Re di Cipro, il quale dopo tre anni morì, e lasciolla gravida di un bambino, un anno anch'egli dopo il di lui natale all'altra vita passato. Resse Caterina per anni quattordici felicemente il suo Regno, passato in lei come erede del Figlio, che dal Padre avevalo ereditato; indi ne fece ella libero legal dono alla Repubblica Serenissima di Venezia, che per più d'un secolo lo ha posseduto, e dopo una valorosa difesa contro l'armi Ottomane, dopo un anno d'assedio battuta settantacinque giorni la piazza principale di Famagosta, decise il dell'armi a favore di Mustafà, il quale, quantunque Maomettano, contro le leggi dell'Alcorano, invogliossi di tale impresa, perché piacevagli di quell'Isola il vino.

Troppo lungamente dovrei diffondermi, se noverar volessi tutti gli Eroi di questa illustre rinomata Famiglia; siccome bastantemente non saprei dar lodi ai personali fregi dell'E. V., alle doti dell'animo, all'uso delle più amabili, delle più preziose virtù. Ammirabile l'umiltà sua, onde aborrisce l'alterezza ed il fasto; esemplare la sua modestia, incapace in questa età sua giovanile di dare scandalo o mal esempio; pregevole la di lei generosità, con cui sa rendere misurata giustizia alla Provvidenza. Docile per natura, amoroso con tutti, benefico, grato, amante de' buoni e protettore degli infelici; quali speranze formar non può l'augusta patria sull'E. V. allora quando vestito l'abito de' Patrizi, andrà sull'orme de' Genitori e degli Avi suoi quella via calcando, che ai sommi pesi ed ai sommi onori conduce? Iddio doni all'E. V. l'età di Luigi Cornaro, che visse un secolo e parecchi anni, e facilmente anche più in passeranno i felici giorni della sua vita, mediante l'onesto, regolato modo di vivere che Ella osserva, e non avrà Ella d'uopo d'apprendere e praticare ciò che in due libri ha scritto il preaccennato Luigi, cioè: I consigli per vivere lungo tempo, ed Il Trattato della vita sobria; poiché stabilì egli a se medesimo un metodo rigoroso di vivere, per superare i difetti dall'abuso della gioventù contratti; ma l'E. V. di sano e forte temperamento, vivendo dalle cose pericolose lontano, e spezialmente da quella che più dell'altre la gioventù alletta, seduce e rovina, viverà sano, viverà molto, senza il tedio di una scrupolosa sobrietà. Dio volesse ch'io pure, ne' felici anni miei, avessi usata migliore economia della salute e del cuore! Ora forse non mi vedrei soggetto a quegli incomodi che chiamansi convulsioni, e che per la quantità delle persone che sentonsi da cotal morbo attaccate, si chiamano: il male alla moda. Infatti un male egli è curiosissimo, che mai né collo stesso periodo, né cogli stessi accidenti, attacca, tormenta, o termina. Un male che viene a dismisura ingigantito dalla debole fantasia, e guai a chi lo teme, e miserabile chi soverchiamente lo medica. Chi lo ha, se lo goda; io me lo godo non solamente, ma ne fomento a precipizio la causa. Questa è l'applicazione e lo studio; ma nella dura necessità in cui sono, o di soffrire le convulsioni, o di prendere scarso cibo, mi eleggo come un divertimento la prima, a fronte del brutto aspetto della seconda. Quando non potrò più scrivere, m'aspetti l' E.V. vedermi mettere la sua livrea, e non sarà meraviglia veder un Poeta Gondoliere, se abbiamo a' nostri un Gondoliere Poeta: Antonio Bianchi è poeta, non v'è che dire; ed oltre all'estro che chiamasi naturale, ha poi moltissime erudizioni, e cose ha prodotto per via delle stampe, che sorpassano di gran lunga, non dirò la sua condizione, che questa non fa il Letterato, ma l'educazione, che nello stato servile può avere avuta. Ha scritto libri; ha composti poemi; ha fatto sonetti, oratorii, commedie; e ha contrastato con mezzo mondo che lo volea far credere un impostore, un plagiario, e con prove certe e convincenti ha fatto egli constare aver sortito una buona disposizione alle lettere, e che col remo in una mano, e col libro nell'altra, reggevasi fra l'inclinazione e il destino. Perdoni l'E. V., se una piacevole digressione m'ha tratto lungi dal mio proposito: questo è soltanto di ringraziarla de' suoi favori, di supplicarla della sua protezione, e di permettermi quell'onore, con cui ossequiosamente mi sottoscrivo

 

Di V. E.

Umiliss. Divotiss. ed Obbligatiss. Serv.

Carlo Goldoni

 

 


 


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