PLA.
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(Sotto i placidi sdegni cela d'amore il foco). (da sé)
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FAU.
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(L'amor della germana mi somministra un gioco). (da
sé)
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PLA.
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Miraste,
come facile al suo destin s'accheta?
Quanto
è di me Luigia più docile e discreta?
Di lei ditemi franco quello che il cuor vi dice.
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FAU.
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Dicemi che fia d'essa il possessor felice.
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PLA.
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Tanta felicitade perder non vi consiglio.
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FAU.
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Amor dalla sua reggia condannami all'esiglio.
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PLA.
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Qual
Proteo amor si cangia, e regna in più d'un petto:
La
reggia ha del piacere, ha quella del dispetto.
Se
vi esiliò da un cuore, ove tiranno impera,
V'invita alla sua sede più dolce e men severa.
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FAU.
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Siano
le antiche leggi dure, penose e gravi,
Mi
tiene alla catena chi ha del mio cuor le chiavi;
E
libertà quest'alma invan cerca e pretende,
Finché un amor tiranno al mio piacer contende.
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PLA.
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Poss'io nulla a pro vostro?
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FAU.
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Ah, sì, tutto potete.
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PLA.
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Ite a miglior destino, che libero già siete. (s'allontana
e in distanza siede)
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FAU.
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Ho
in libertade il piede? grazie, pietoso amore.
Ma
dove andar io spero, se ho fra catene il core?
Veggo
chi mi discaccia. Conosco a che m'invita.
Sarà
del laccio il fine il fin della mia vita.
Ma
o non intendo il bene che amor farmi destina,
O
vuol l'ostinazione formar la mia rovina.
Scuotasi
il giogo alfine che amor m'impose al dosso.
Fuggasi il crudel regno. Ah, che fuggir non posso. (mostra
voler partire, si allontana, ed abbandonasi sopra una sedia distante)
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PLA.
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(Non sa partir l'ingrato). (guardandolo sott'occhio)
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FAU.
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(Parmi che in cuor patisca).
(da sé, guatandola)
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PLA.
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(Non me lo tolga amore). (da sé, con passione)
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FAU.
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(Amor l'intenerisca). (da
sé, con passione)
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PLA.
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Sì lento si va incontro a un dolce amor che invita? (a
don Fausto)
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FAU.
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Eccomi ad incontrare quel ben che amor mi addita. (s'alza
impetuosamente, e corre da donna Placida)
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PLA.
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Amor non è più meco; è in sen della germana.
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FAU.
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Quanto a ingannare è pronta una lusinga insana! (si
scosta)
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PLA.
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Via, perché non correte a porgerle la destra?
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FAU.
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Siete voi, donna Placida, d'infedeltà maestra?
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PLA.
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Sì son
io che v'insegna a superar del cuore
Gli stimoli importuni, l'inutile rossore.
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FAU.
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L'insegnamento
è dubbio, l'eseguirò allorquando
Voi me lo comandiate.
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PLA.
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Andate, io vel comando.
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FAU.
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Deggio obbedir la legge. (si allontana a poco a poco)
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PLA.
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(Mi lascia il traditore). (da
sé)
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FAU.
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Vuol obbedirvi il piede, ma nol consente il core. (volgendosi
a lei, e ponendosi smaniosamente a sedere)
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PLA.
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(Ah no, mi ama davvero). (da sé, guardandolo un poco)
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FAU.
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(Par che sereni il ciglio) (da
sé, guardandolo)
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PLA.
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(Ah, che pur troppo io vedo la libertà in periglio). (da
sé)
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FAU.
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Chi
mai di donna Placida, chi mai l'avria creduto,
Che ad altri mi cedesse? (in maniera di farsi sentire)
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PLA.
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Come? v'ho io ceduto? (alzandosi
verso di lui)
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FAU.
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Non è ver? (alzandosi, ma fermo al suo posto)
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PLA.
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Non è vero. (facendo qualche passo)
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FAU.
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Dunque quel cor mi adora. (tenero,
e fermo al suo posto)
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PLA.
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Gli arcani del mio core non vi ho scoperto ancora.
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FAU.
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(Cederà a poco a poco.) (da sé, sedendosi)
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PLA.
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(Amore, ah sei pur tristo!) (da
sé)
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FAU.
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(Tentisi un nuovo assalto). (da sé)
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PLA.
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(Se dura, io non resisto). (da
sé)
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FAU.
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Il mio
dover mi chiama, esige il mio rispetto.
Che a riferire io vada qual sia lo sposo eletto.
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PLA.
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Ite da mia germana. Ella che il può, lo dica.
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FAU.
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Rassegnata
è al destino. D'obbedienza è amica.
L'arbitrio è in vostra mano. Partendo il confermò.
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PLA.
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Ch'ella don Fausto ha scelto, manifestar si può.
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FAU.
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Lo comandate voi? (alzandosi lentamente)
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PLA.
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Non vel comando, ingrato. (alzandosi con
dell'impeto)
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FAU.
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Se voi mel comandaste, sarei pur sfortunato!
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PLA.
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Però vi adattereste ad obbedir tal cenno.
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FAU.
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Non ho sì falso il core, non ho sì corto il senno.
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PLA.
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Lodaste pur mia suora.
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FAU.
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Dovea lingua villana
Sprezzar donna Luigia in faccia a una germana?
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PLA.
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Barbaro! discortese!
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FAU.
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Or perché m'ingiuriate?
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PLA.
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Perché la libertade di togliermi tentate.
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FAU.
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Se
amore ai labbri miei tanto poter concede
Per meritar gli insulti, eccomi al vostro piede. (s'inginocchia)
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PLA.
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Alzatevi.
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FAU.
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Non
posso.
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PLA.
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Alzatevi.
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FAU.
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La mano.
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PLA.
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(Misera me!) Lasciatemi. (dopo averle data la mano
per sollevarlo, don Fausto seguita a tenerla stretta)
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FAU.
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Voi lo sperate invano.
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PLA.
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Per pietà!
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FAU.
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No, mia vita.
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PLA.
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Lasciami, traditore.
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FAU.
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Se questa mano io lascio, mi donerete il cuore?
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PLA.
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Oimè!
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FAU.
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Sì, mio tesoro, vedo che amor mi aiuta.
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PLA.
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Prendi la mano e il cuore: misera! io son perduta.
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FAU.
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Perdite fortunate, che vagliono un tesoro.
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PLA.
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Vien gente a questa volta. Si salvi il mio decoro.
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FAU.
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Cedere un cuore onesto vi par sia riprensibile?
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PLA.
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Dunque ho il mio cor ceduto? ancor parmi impossibile.
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