Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Giuseppe Parini
Odi

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

2 - La salubrità dell’aria

 

Oh beato terreno

Del vago Eupili mio,

Ecco al fin nel tuo seno

M'accogli; e del natìo

Aere mi circondi;

E il petto avido inondi.

 

Già nel polmon capace

Urta sé stesso e scende

Quest'etere vivace,

Che gli egri spirti accende,

E le forze rintegra,

E l'animo rallegra.

 

Però ch'austro scortese

Quì suoi vapor non mena:

E guarda il bel paese

Alta di monti schiena,

Cui sormontar non vale

Borea con rigid' ale.

 

quì giaccion paludi,

Che dall'impuro letto

Mandino a i capi ignudi

Nuvol di morbi infetto:

E il meriggio a' bei colli

Asciuga i dorsi molli.

 

Pera colui che primo

A le triste ozïose

Acque e al fetido limo

La mia cittade espose;

E per lucro ebbe a vile

La salute civile.

 

Certo colui del fiume

Di Stige ora s'impaccia

Tra l'orribil bitume,

Onde alzando la faccia

Bestemmia il fango e l'acque,

Che radunar gli piacque.

 

Mira dipinti in viso

Di mortali pallori

Entro al mal nato riso

I languenti cultori;

E trema o cittadino,

Che a te il soffri vicino.

 

Io de' miei colli ameni

Nel bel clima innocente

Passerò i sereni

Tra la beata gente,

Che di fatiche onusta

È vegeta e robusta.

 

Quì con la mente sgombra,

Di pure linfe asterso,

Sotto ad una fresc' ombra

Celebrerò col verso

I villan vispi e sciolti

Sparsi per li ricolti;

 

E i membri non mai stanchi

Dietro al crescente pane;

E i baldanzosi fianchi

De le ardite villane;

E il bel volto giocondo

Fra il bruno e il rubicondo,

 

Dicendo: Oh fortunate

Genti, che in dolci tempre

Quest'aura respirate

Rotta e purgata sempre

Da venti fuggitivi

E da limpidi rivi.

 

Ben larga ancor natura

Fu a la città superba

Di cielo e d'aria pura:

Ma chi i bei doni or serba

Fra il lusso e l'avarizia

E la stolta pigrizia?

 

Ahi non bastò che intorno

Putridi stagni avesse;

Anzi a turbarne il giorno

Sotto a le mura stesse

Trasse gli scelerati

Rivi a marcir su i prati

 

E la comun salute

Sagrificossi al pasto

D'ambizïose mute,

Che poi con crudo fasto

Calchin per l'ampie strade

Il popolo che cade.

 

A voi il timo e il croco

E la menta selvaggia

L'aere per ogni loco

De' varj atomi irraggia,

Che con soavi e cari

Sensi pungon le nari.

 

Ma al piè de' gran palagi

il fimo alto fermenta;

E di sali malvagi

Ammorba l'aria lenta,

Che a stagnar si rimase

Tra le sublimi case.

 

Quivi i lari plebei

Da le spregiate crete

D'umor fracidi e rei

Versan fonti indiscrete;

Onde il vapor s'aggira;

E col fiato s'inspira.

 

Spenti animai, ridotti

Per le frequenti vie,

De gli aliti corrotti

Empion l'estivo die:

Spettacolo deforme

Del cittadin su l'orme!

 

Né a pena cadde il sole

Che vaganti latrine

Con spalancate gole

Lustran ogni confine

De la città, che desta

Beve l'aura molesta.

 

Gridan le leggi è vero;

E Temi bieco guata:

Ma sol di sé pensiero

Ha l'inerzia privata.

Stolto! E mirar non vuoi

Ne' comun danni i tuoi?

 

Ma dove ahi corro e vago

Lontano da le belle

Colline e dal bel lago

E dalle villanelle,

A cui sì vivo e schietto

Aere ondeggiar fa il petto?

 

Va per negletta via

Ognor l'util cercando

La calda fantasìa,

Che sol felice è quando

L'utile unir può al vanto

Di lusinghevol canto.

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License