Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Giuseppe Parini
Odi

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

10 - La laurea

 

Quell'ospite è gentil, che tiene ascoso

Ai molti bevitori

Entro ai dogli paterni il vino annoso

Frutto de' suoi sudori;

E liberale allora

Sul desco il reca di bei fiori adorno,

Quando i Lari di lui ridenti intorno

Degno straniere onora:

E versata in cristalli empie la stanza

Insolita di Bacco alma fragranza.

 

Tal io la copia che de i versi accolgo

Entro a la mente, sordo

Niego a le brame dispensar del volgo,

Che vien di fama ingordo.

In van l'uomo, che splende

Di beata ricchezza, in van mi tenta

Sì che il bel suono de le lodi ei senta,

Che dolce al cor discende:

E in van de' grandi la potenza e l'ombra

Di facili speranze il sen m'ingombra.

 

Ma quando poi sopra il cammin dei buoni

Mi comparisce innanti

Alma, che ornata di suoi propri doni

Merta l'onor dei canti,

Allor da le segrete

Sedi del mio pensiero escono i versi,

Atti a volar di viva gloria aspersi

Del tempo oltra le mete:

E donator di lode accorto e saggio

Io ne rendo al valor debito omaggio.

 

Ed or che la risorta insubre Atene,

Con strana meraviglia,

Le lunghe trecce a coronar ti viene

O di Pallade figlia,

Io rapito al tuo merto

Fra i portici solenni e l'alte menti

M'innoltro, e spargo di perenni unguenti

Il nobile tuo serto:

Né mi curo se ai plausi, onde vai nota,

Finge ingenuo rossor tua casta gota.

 

Ben so, che donne valorose e belle

A tutte l'altre esempio

Veggon splender lor nomi a par di stelle

D'eternità nel tempio:

E so ben che il tuo sesso

Tra gli ufizi a noi cari e l'umil' arte

Puote innalzarsi; e ne le dotte carte

Immortalar sé stesso.

Ma tu gisti colà, Vergin preclara,

Ove di molle piè l'orma è più rara.

 

Sovra salde colonne antica mole

Sorge augusta e superba,

Sacra a colei, che dell'umana prole,

Frenando, i dritti serba.

Ivi la Dea si asside

Custodendo del vero il puro foco;

Ivi breve sul marmo in alto loco

Il suo volere incide:

E già da quello stile aureo, sincero

Apprendea la giustizia il mondo intero.

 

Ma d'ignari cultor turbe nemiche

Con temerario piede

Osàro entrar ne le campagne apriche,

Ove il gran tempio siede:

E la serena piaggia

Occuparon così di spini e bronchi,

Che fra i rami intricati e i folti tronchi

A pena il sol vi raggia;

E l'aere inerte per le fronde crebre

V'alza dense all'intorno atre tenèbre.

 

Ben tu di Saffo e di Corinna al pari,

O donne altre famose,

Per li colli di Pindo ameni e vari

Potevi coglier rose:

Ma tua virtù s'irrìta

Ove sforzo virile a pena basta;

E nell'aspro sentier, che al piè contrasta,

Ti cimentasti ardita

Qual già vide ai perigli espor la fronte

Fiere vergini armate il Termodonte.

 

Or poi, tornando dall'eccelsa impresa,

Quì sul dotto Tesino

Scoti la face al sacro foco accesa

Del bel tempio divino:

E dall'arguta voce

Tal di raro saper versi torrente,

Che il corso a seguitar de la tua mente

Vien l'applauso veloce,

Abbagliando al fulgor de' raggi tui

La invidia, che suol sempre andar con lui.

 

Chi può narrar qual dal soave aspetto

E da' verginei labri

Piove ignoto finora almo diletto

Su i temi ingrati e scabri?

Ecco la folta schiera

De' giovani vivaci a te rivolta

Vede sparger di fior, mentre t'ascolta,

Sua nobile carriera:

E al novo esempio de la tua tenzone

Sente aggiugnersi al fianco acuto sprone.

 

Ai detti al volto a la grand'alma espressa

Ne' fulgid' occhi tuoi

Ognun ti crederìa Temide stessa,

Che rieda oggi fra noi:

Se non che Oneglia, altrice

Nel fertil suolo di palladj ulivi,

Alza ai trionfi tuoi gridi giulivi;

E fortunata dice:

Dopo il gran Doria, a cui died' io la culla,

È il mio secondo sol questa fanciulla.

 

E il buon parente, che su l'alte cime

Di gloria oggi ti mira,

A forza i moti del suo cor comprime,

E pur con sé s'adira,

Ma poi cotanto è grande

La piena del piacer, che in sen gli abbonda,

Che l'argin di modestia alfine innonda,

E fuor trabocca e spande:

E anch'ei col pianto, che celar desìa,

Grida tacendo: questa figlia è mia.

 

Ma dal cimento glorïoso e bello

Tanto stupore è nato,

Che già reca per te premio novello

L'erudito Senato.

Già vien su le tue chiome

Di lauro a serpeggiar fronda immortale:

E fra lieto tumulto in alto sale

Strepitoso il tuo nome;

E il tuo sesso leggiadro a te lode

De' novi onori, onde superbo ei gode.

 

Oh amabil sesso, che su l'alme regni

Con sì possente incanto,

Qual' alma generosa è che si sdegni

Del novello tuo vanto?

La tirannìa virile

Frema, e ti miri a gli onorati seggi

Salir togato, e de le sacre leggi

Interprete gentile,

Or che d'Europa ai popoli soggetti

Fin dall'alto dei troni anco le detti.

 

Tu sei, che di ragione il dolce freno

Sul forte Russo estendi;

Tu che del chiaro Lusitan nel seno

L'antico spirto accendi.

Per te Insubria beata,

Per te Germania è gloriosa e forte;

Tal che al favor de le tue leggi accorte

Spero veder tornata

L'età dell'oro, e il viver suo giocondo,

Se tu governi, ed ammaestri il mondo.

 

E l'albero medesmo, onde fu colto

Il ramoscel, che ombreggia

A la dotta Donzella il nobil volto,

Convien che a te si deggia.

In esso alta Regina

Tien conversi dal trono i suoi bei rai;

Tal che lieto rinverde, e più che mai

Al cielo s'avvicina.

Quanto è bello a veder che il grato alloro

Doni al sesso di lei pompa, e decoro!

 

Ma già la Fama all'impaziente Oneglia

Le rapid' ali affretta;

E gridando le dice: olà, ti sveglia;

E la tua luce aspetta.

Insubria, onde romore

Va per mense ospitali ed atti amici,

Sa gli stranieri ancor render felici

Nel calle dell'onore.

Or quai, Vergine illustre, allegri giorni

Ti prepara la patria allor che torni?

 

Pari alla gloria tua per certo a pena

Fu quella, onde si cinse

Colà d'Olimpia nell'ardente arena,

Il lottator che vinse;

Quando tra i lieti gridi

Il guadagnato serto al crin ponea;

E col premio d'onor, che l'uomo bea,

Tornava ai patrj lidi;

E scotendo le corde amiche ai vati

Pindaro lo seguìa con gl'Inni alati.

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License