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- 21 - Il dono per la marchesa Paola Castiglioni
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Queste, che il fero Allobrogo
Note piene d'affanni
Incise col terribile
Odiator de' tiranni
Pugnale, onde Melpomene
Lui fra gl'Itali spirti unico armò;
Come oh come a quest'animo
Giungon soavi e belle,
Or che la stessa Grazia
A me di sua man dielle,
Dal labbro sorridendomi,
E dalle luci, onde cotanto può!
Me per l'urto e per l'impeto
De gli affetti tremendi,
Me per lo cieco avvolgere
De' casi, e per gli orrendi
Dei gran re precipizii,
Ove il coturno camminando va,
Segue tua dolce immagine,
Amabil donatrice,
Grata spirando ambrosia
Su la strada infelice;
E in sen nova eccitandomi
Mista al terrore acuta voluttà:
O sia che a me la fervida
Mente ti mostri, quando
In divin modi, e in vario
Sermon, dissimulando,
Versi d'ingegno copia
E saper che lo ingegno almo nodrì:
O sia quando spontaneo
Lepor tu mesci a i detti;
E di gentile aculeo
Altrui pungi e diletti
Mal cauto da le insidie,
Che de' tuoi vezzi la natura ordì.
Caro dolore, e specie
Gradevol di spavento
È mirar finto in tavola
E squallido, e di lento
Sangue rigato il giovane
Che dal crudo cinghiale ucciso fu.
Ma sovra lui se pendere
La madre de gli amori,
Cingendol con le rosee
Braccia si vede, i cori
Oh quanto allor si sentono
Da giocondo tumulto agitar più!
Certo maggior, ma simile
Fra le torbide scene
Senso in me desta il pingermi
Tue sembianze serene;
E all'atre idee contessere
I bei pregi, onde sol sei pari a te.
Ben porteranno invidia
A' miei novi piaceri
Quant'altri a scorrer prendano
I volumi severi.
Che far, se amico genio
Sì amabil donatrice a lor non diè?
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