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| Marco Polo Il Milione IntraText CT - Lettura del testo |
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121 - De la provincia de Mien.
Sappiate che, quando l'uomo à cavalcate 15 giornate per questo cosí diverso luogo, l'uomo truova una città ch'à nome Mien, molto grande e nobile. La gente è idola. E' son al Grande Kane e ànno lingua per loro. E in questa città à una molto ricca cosa, ché anticamente fue in questa città un molto ricco re; e quando venne a morte, lasciò che da ogne capo de la sua sopultura si dovesse fare una torre, l'una d'oro e l'altra d'ariento. E queste torri sono fatte com'io vi dirò, ch'elle sono alte bene 10 passi e grosse come si conviene a quella altezza. La torre si è di pietre, tutta coperta d'oro di fuori, ed èvi grosso bene un dito, sí che vedendola par pure d'oro; di sopra è tonda, e quel tondo è tutto pieno di campanelle endorate, che suonano tutte le volte che 'l vento vi percuote. L'altra è d'ariento, ed è fatta né piú né meno. E questo re le fece fare per sua grandezza e per sua anima; e dicovi ch'ell'è la piú bella cosa del mondo a vedere e di magiore valuta. E 'l Grande Kane conquistò questa provincia com'io vi dirò. Il Grande Kane disse a tutt'i giullari ch'avea in sua corte, che volea ch'andassero a conquistare la provincia de Mien, e darebbe in lor compagnia quelli di Caveitan e quelli d'Aide. Li giullari dissero che volontieri. Vennero quie con questa gente i giullari, e presero questa provincia. Quando fuoro a questa città, videro cosí bella cosa di queste torri; mandaro a dire al Grande Kane, ov'elli era, la bellezza di queste torri e la ricchezza e 'l modo come fuoro fatte, e se volea che le disfacessono e mandasselli l'oro e l'ariento. Lo Grande Kane, odendo che quello re l'avea fatte fare per su'anima e per ricordanza di lui, mandò comandando che non fossono guaste, anzi vi stessono per quello per che l'avea fatte fare il re di quella terra. E di ciò non fue maraviglia, ché neuno Tartaro non tocca cosa di neuno uomo morto. Egli ànno leofanti assai e buoi salvatichi grandi e belli, e di tutte bestie in grande abondanza. Ò detto di questa provincia; diròvi d'un'altra ch'à nome Gangala.
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