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| Emilio Praga Penombre IntraText CT - Lettura del testo |
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30 - MARZO
De mémoire de rose on n'a jamais
Sull'infanzia dei germi e delle fronde il marzo sbuffa; alle ospitali gronde, delle speranze dell'april bottino, caccia un popol di morti e di feriti. forse per l'abitudine dei nidi, si credon rondinelle e volan via. Fra le spighe gli steli e gli arboretti è un lottar di equilibrio e di scambietti per non schiantarsi, agli schiaffi potenti opponendo gli inchini e i complimenti.
E una lepida quercia a una rugosa sua vicina dicea: - Monna Ghiandosa, rammentate il seicento? di quell'annata, la maggior tempesta. asfissiato morì nel turbinìo, toccheremo il duemille! - E che pensava il fiorellin divelto udendo il cicalìo della vegliarda? Egli che all'alba ancor non era nato morir canuto a sera avea sperato... nel fango invece a mezzodì giacea,
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