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Emilio Praga
Penombre

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  • 4 - VESPRI
    • 33 - ALLA POVERELLA DELLA CHIESA
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33 - ALLA POVERELLA DELLA CHIESA

 

Elemosina a lei, la poverella

che un fu bionda, giovinetta e bella.

 

Fulgida, allor, le garrule barriere

correvi in caccia di pupille nere,

 

questuando il sorriso e la carezza

benedicendo i cenci e l'allegrezza...

 

E forse ancora qualche vecchio amico,

dalla febbre e l'età fatto pudico,

 

ti getta il soldo fra le vecchie coscie,

ed entra in chiesa, e non ti riconosce!

 

Elemosina a lei che, a mane e a sera,

vaga in sogni di fame e di preghiera.

 

Come gli affreschi rosi e scolorati,

come i fior che i devoti han condannati

 

a intisichir di noia e di fetore

fra le candele dell'altar maggiore;

 

come tutto che langue, o manca o fugge,

tutto che il tempo invola, e l'uom distrugge,

 

o vecchia cieca tu sei sacra e buona,

e ben giri quaggiù la tua corona.

 

Elemosina a lei che a mane e a sera

vaga in sogni di fame e di preghiera.

 

Chi, contemplando i mistici destini,

ama gli astri del ciel nei fiorellini;

 

chi sente, al mar dei secoli curvato,

l'avvenir ricongiungersi al passato;

 

chi abbandona, oltre il mondo, il crocefisso,

non entra in chiesa, ma ti guarda fisso,

 

e l'ignoto Signor nel tuo lo vede

occhio pieno di morte, e pien di fede.

 

Elemosina a lei, la poverella

che un fu bionda, giovinetta e bella.

 

 

 

 




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