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PROFANAZIONI
Sunt lacrimae rerum.
Rideva la lampada,
dai candidi ceri
specchiando
l'orpello nei lunghi bicchieri;
la tavola, piena di
trilli argentini,
ridea col profumo
dei fiori e dei vini;
le gonne di seta,
nell'ombra compresse,
con lunghi bisbigli
ridevano anch'esse.
E Lisa, una pallida
dall'occhio di foco,
parlava del molto
concesso nel poco;
ed Emma, una bruna
dall'occhio profondo,
parlava dei bimbi
che vengono al mondo;
e Nina, una fragile
dal senno maturo,
parlava dei baffi
di un capo-tamburo.
Ma, l'ultimo bacio,
coll'ultima tazza,
versato sul crine
di un'ebra ragazza,
io stavo cogli
occhi rivolti a uno stuolo
di larve leggiere
che andavano a volo;
sorgeano,
svanivano, cantandomi allato,
cantandomi i canti
del tempo passato.
- Rammenti ?
Rammenti ? - dicevano insieme,
poi tutte mutavano
le sillabe estreme:
- Io sono la
coltrice del letto infantile...
- E noi siam le
gioie dei giorni d'aprile..
- Son io la locanda
dei queti villaggi...
- Io son la valigia
dei garruli viaggi...
- Rammenti ?...la
cattedra son io della scuola...
- Io son del
giardino la memore aiuola...
- Noi siamo le
cabale dell'alta lavagna...
- Noi siam le
domeniche passate in campagna...
- E noi
dell'inverno le notti vegliate...
- E noi, noi le
vergini dal cielo invocate!
- Rammenti
?...Rammenti ?... la seggiola io sono,
la seggiola bella,
più bella di un trono,
in cui dietro
l'umile cortina distesa,
fra i vaghi
riflessi che veggonsi in chiesa,
la candida infanzia
capì la madonna,
la buona, la santa,
la povera nonna! -
Oh angosce, oh
trasporti dell'anima mia!
E i sogni
sfumavano, la nenia svania...
La tavola piena di
trilli argentini
ridea col profumo
dei fiori e dei vini;
e Nina, una fragile
dal senno maturo,
parlava dei baffi
di un capo-tamburol
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