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Emilio Praga
Penombre

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  • 2 - MERIGGI
    • 10 - NOLI
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10 - NOLI

 

O armoniosa quiete del villaggio,

balsamo sospirato un anno intiero,

o pace della mia anima, e raggio

del mio pensiero!

 

Come sei tutta buona e tutta bella,

o ammaliatrice, o santa, o cortigiana!

La tristezza, tua pallida sorella,

è la mezzana;

 

e io ti stringo, ti mordo, amante offeso

da cento mali, e tu m'intendi e taci:

le tue carezze sono unguento steso,

nettare i baci.

 

Con te la vita è placida fiumana

Che i burroni scordò onde discese:

una farfalla è qui la settimana

un bimbo il mese.

 

Era ben mesto, o miei poveri amori,

ché sulla strada, quando son venuto,

mi seguiva un convoglio di dolori

rapido e muto

 

Or li ho messi a dormire ad uno ad uno,

distesi, freddi, pallidi, stecchiti:

in verità, non ditelo a nessuno,

li ho seppelliti

 

nell'orticello pien di aranci e d'ali

dove un bel pozzo invita ad aver sete,

e dove spesso brillano gli occhiali

di qualche prete,

 

sotto il sagrato, e placidi vi stanno

fra le campane e i cantici latini:

berretti rossi e mèzzari vi fanno

da fiorellini.

 

Dormono , né‚ mutin lune e soli,

a rizapparne andrò la sepoltura;

però, a smarrirli, partirò da Noli

a notte oscura,

 

poiché sepolti son, ma non son morti

quando la coltre non sorride al sonno,

tornano ancora, tanto sono accorti,

e tanto ponno!

 

Bussano ancora alla finestra mia,

e: - Apri, gridano, apri ai vecchi amici;

abbiam pescato nella tenebrìa

rime felici.

 

Apri, ingrato, ai dolor! siam noi la musa,

l'eterna musa che pel mondo corre;

non è poeta l'uom che ci ricusa,

l'uom che ci abborre . -

 

Ed io rispondo: - Sirene, Sirene,

tornate a sonnecchiar sotto il sagrato:

siete il vin che mi ha roso e le cancrene

che m'han bruciato!

 

Oh se il soffrir fosse il retaggio, il motto

dei guerrier della lira e del pensiero,

vi inchioderei sul cor!... ma gli è lo scotto

del mondo intiero!

 

Andatene, per Dio!»...Li sento, appesi

alla parete polverosa e scialba,

urtar le imposte, come ospiti offesi...

Ma spunta l'alba,

 

e canta il gallo (il gallo campagnuolo

conserva ancor la leggendaria possa) :

i miei dolori tornano al lenzuolo,

dentro la fossa;

 

e allor comincia la dolce giornata.

Prima son vaghi suoni in lontananza,

qualche canzon furbetta e spensierata,

o il mar che danza;

 

poi paroluccie tutte vispe e fresche

della cara fanciulla allegra e bella:

torna dall'orto carica di pesche

grembo e scarsella.

 

 

Ed io contemplo e scrivo e suggo il buono,

santo licor che il mio pensiero inolia,

e mi muoia il pensier se anch'io non sono

un'arpa eolia!

 

È rima, è strofa qui tutto che giunga;

fin dai bimbi che all'aria mattutina

portano a passeggiar l'acuta e lunga

tosse ferina.

 

O Noli, o solitaria pescatrice

tutta cinta di torri e di madonne,

Dio protegga il tuo mar, la tua pendice

e le tue donne!

 

Le negre donne tue che ritte stanno,

le donne per l'Italia affaccendate,

che prolifican liete un mozzo all'anno

per le fregate!

 

Noli, settembre 1864.

 

 

 




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